venerdì, Febbraio 28

La lotta italiana al cyberbullismo

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Oggi è la prima Giornata nazionale contro il bullismo a scuola , in coincidenza con la Giornata Europea della Sicurezza in Rete (Safer Internet Day) indetta dalla Commissione Europea.

Cuori Connessi” è il titolo del docufilm realizzato dalla Polizia di Stato, incentrato sulla tematica del bullismo in rete, presentato ieri a Montecitorio, presso la Camera dei Deputati, alla presenza della Presidente Laura Boldrini.  “C’è una legge già approvata al Senato contro il cyberbullismo e spero venga approvata entro la fine di questa legislatura”. Facendo riferimento al disegno di legge approvato proprio ieri dal Senato, con 224 sì, un solo no e 6 astenuti, sono queste le parole pronunciate in occasione della proiezione del lavoro dalla Presidente della Camera, bersaglio lei stessa, non più tardi di qualche settimana fa, di una raffica di insulti e di offese molto gravi attraverso le piattaforme social. Il disegno di legge punta sulla prevenzione ed educazione sia delle vittime che dei “bulli”, definendo, finalmente, il fenomeno e la possibilità, per il minore, anche senza informare il genitore, di chiedere direttamente al gestore del sito l’oscuramento o la rimozione delle offese. Se questi dovesse ignorare l’allarme, la vittima, una volta informato il genitore, potrà rivolgersi al Garante per la Privacy, il quale entro 48 ore sarà chiamato ad intervenire.

Certamente, il “cyberbullismo” è una conseguenza della modernità e dell’era Internet, del «tutto connesso», della «dittatura del like», dei «followers», ma è anche figlio del “bullismo”, piaga sociale mai veramente compresa e combattuta. Un fenomeno le cui proporzioni sono impressionanti se si considerano gli effetti che può avere sulla vita di un individuo minorenne o adulto che sia. Insita nel problema è la tematica sociologica dell’ «etichettamento», del non rispetto del “diverso” da chissà quali canoni o stereotipi e quindi la quotidiana vessazione e umiliazione inferta senza pietà alla vittima. La vittima è tale non perché debole di suo, ma perché, spesso, sola di fronte al “branco”, senza appoggi, soprattutto se minore. La problematica diventa ancora più complessa se si considera la mancanza di certezze e di punti di riferimento veri che affligge la società contemporanea, una società «liquida», in cui i deboli e i loro bisogni non trovano risposte.

La politica può riacquisire fiducia se fa quello che dice” ha continuato Laura Boldrini, sottolineando la responsabilità delle istituzioni, ossia di coloro che hanno il compito di mettersi al servizio dei cittadini, in questo ritardo di legislazione. Di sicuro, si tratta di un fenomeno complicato che non può esser oggetto di attenzione da parte della politica, se non lo si collega a strategie educative. L’ educazione in questo senso dovrebbe riguardare non solo i piccoli, ma anche gli adulti, dando risalto tanto ai pro quanto ai contro dell’uso della rete.  Ed è questo quello che il Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e Ricerca ha tentato di fare quando il 17 ottobre 2016 l’allora ministro Stefania Giannini ha firmato un Protocollo d’Intesa con la Presidente della Camera Laura Boldrini, al teatro Palladium, a Roma. Protocollo focalizzato sulla diffusione della Dichiarazione dei diritti e dei doveri in internet, frutto del lavoro di una Commissione studio istituita dalla Presidente della Camera.

La scuola deve dare ai ragazzi soprattutto la capacità di scegliere sempre e comunque – aveva affermato il Ministro Giannini -. Adesso noi vogliamo dare gli strumenti perché questa capacità di scelta possa orientarli nella selezione di ciò che è positivo o negativo, educando al rispetto dell’altro e a una buona cittadinanza digitale. In tre anni – aveva aggiunto il Ministro – più di 80mila ragazzi sono stati coinvolti nel programma Generazioni Connesse e oggi lanciamo questo Piano nazionale con uno stanziamento di 2 milioni di euro per l’anno scolastico in corso che verranno assegnati alle scuole attraverso una call to action”.

Il Progetto è intitolato “Generazioni Connesse” (SIC ITALY III) ed è co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma The Connecting Europe Facility (CEF) con la coordinazione del Ministero dell’istruzione.

Il Piano dunque, per quanto riguarda il bullismo e il cyberbullismo , non poteva non comprendere tutti i soggetti coinvolti nella vita del minore come il personale docente, circa 16 mila insegnanti, formati per acquisire delle competenze psico-pedagogiche atte a comprendere e trattare tematiche così delicate per la vita dei minori.

“Vita da social”, iniziativa della Polizia di Stato

Ma in questo percorso di educazione, un altro partner del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca è stato il Ministero dell’ Interno, il quale avvalendosi della collaborazione della Polizia di Stato, ha realizzato una serie di iniziative per accrescere nei giovani la sensibilità verso il rispetto delle regole e la consapevolezza dei rischi legati all’uso dei social network e della rete. Nel biennio 2014-2016, ad esempio, nell’ambito del progetto “Generazioni Connesse” è stata realizzata la campagna itinerante per le piazze di varie città d’ Italia, “Vita da Social”, promossa dalla Polizia di Stato, che attraverso l’utilizzo di un truck, dotato di strumenti multimediali ha permesso agli esperti della Polizia Postale di visitare le scuole di 43 città, coinvolgendo studenti, insegnanti e genitori.

Sempre in riferimento all’ aspetto pedagogico, non si può dimenticare il partenariato tra MIUR e UNICEF identificato nel progetto “Verso una scuola amica” che è finalizzato ad attivare prassi educative che traducano nel contesto scolastico attività di prevenzione a forme di bullismo e discriminazione.

Un’ altra Azione contenuta nel Protocollo era il potenziamento degli strumenti operativi in grado di consentire alla vittima di essere aiutata da persone competenti tramite, ad esempio, le due linee telefoniche rivolte rispettivamente ai minori di 18 anni e agli adulti e un servizio chat, creati dal Telefono Azzurro. Oppure la realizzazione del programma televisivo  di docureality e coaching prodotto da RAI 2 sul tema del bullismo dal titolo “Mai più bullismo”.

Fin qui, iniziative e programmi lodevoli, ma qual’ è la situazione reale, la realtà quotidiana? Un’ analisi della realtà proviene da un sondaggio condotto su circa 21mila consumatori per la giornata del Safer Internet Day di oggi, in cui il Norton Cyber Security Insights Report osserva che il 91% dei genitori italiani considera la sicurezza online dei figli tra le priorità assolute. Le cause sono diverse tra cui la presenza di  malintenzionati e bulli, o il pericolo di rendere note proprie informazioni sensibili.

Dallo stesso studio emerge, inoltre, che solo il 41% dei genitori intervistati limita l’accesso a internet. Preoccupante è che il 14% delle mamme e dei papà consenta ai propri figli di accedere liberamente ad internet prima dei sei anni; ma ancor più preoccupante è che quasi un genitore su dieci non attiva alcuna misura di precauzione contro gli eventuali rischi della rete.

Si arriva ad un’ alllarme socio-educativa seria se si considera il risultato di una ricerca dell’ Università La Sapienza di Roma diffuso oggi, che afferma che 8 ragazzi su 10 non considera gravi gli attacchi tramite i social, per l’86% le conseguenze sulle vittime sono quasi nulle, il 71% non le considera proprio. Non tenendo conto, che circa un adolescente su 3 vittima di bullismo, arriva a pensare di mettere fine alla propria vita, percentuale che si raddoppia nel caso di cyberbullismo, oppure inizia a farsi del male, cercando di distruggersi per non soffrire più: si pensi al boom dell’ anoressia e bulimia in questi ultimi anni.

Sicuramente “sono i bulli a doversi nascondere e vergognarsi, non le persone che reagiscono” come ha sostenuto Laura Boldrini e che quindi bisogna riconoscere quanto il problema sia delicato ma al contempo vitale. Forse, sarebbe ancor più decisivo che il “nodo blu contro il bullismo” fosse tenuto annodato saldamente ogni volta che, forse per mancanza di coraggio o per “comodità” ci si imprigiona nel pregiudizio, si giudica l’altro, non ci si apre alla diversità, rinunciando alla prima caratteristica del cittadino: il rispetto.

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