lunedì, Ottobre 26

La lotta alla discriminazione sessuale secondo Soros

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Recentemente, alcuni hacker hanno sottratto e messo in rete oltre 2.500 documenti privati riconducibili alle attività del magnate George Soros. Gran parte dei file trafugati provenivano dai server della famosa, potentissima Open Society, un’organizzazione di cui il ricco speculatore di origini ungheresi  si è sistematicamente avvalso per orchestrare decine di colpi di Stato in giro per il mondo (nei pressi dei confini russi, in particolare) e far valere i propri interessi su scala globale. « Soros – si legge sul sito ‘Dc Leaks’ – è un oligarca che sponsorizza il Partito Democratico, Hillary Clinton e centinaia di uomini politici di tutto il mondo. Questo sito è stato progettato per permettere a chiunque di visionare l’operato dell’Open Society Foundation  e di tutte le organizzazioni ad essa correlate. Piani di lavoro, strategie, priorità ed altre attività di Soros sono state accuratamente studiate dalla nostra organizzazione per essere spiegate al pubblico nella maniera più semplice possibile. Questi documenti fanno luce su uno dei network più influenti del mondo».

Dall’analisi materiali pubblicati da ‘Dc Leaks’ emerge effettivamente l’esistenza di una colossale rete organizzativa-logistico-operativa dotata di proprie filiali in tutti e cinque i continenti, la quale si occupa di agevolare l’attuazione della cosiddetta ‘società aperta’ teorizzata dal filosofo austriaco Karl Popper grazie ai fondi assicurati da George Soros. Uno degli obiettivi più accanitamente perseguiti dalle organizzazioni riconducibili al magnate è indubbiamente quello di far valere i diritti della comunità cosiddetta Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali), attraverso il finanziamento di partiti e movimenti civili che si occupano di promuovere la causa.

Negli Usa, si calcola che le Ong legate a George Soros abbiano investito allo scopo almeno 2,7 milioni di dollari nel solo 2013. Denaro ben speso, se si considera che negli ultimi anni si è assistito a una generale sensibilizzazione del popolo statunitense riguardo all’argomento, che ha preluso allo storico pronunciamento a favore dei matrimoni gay da parte della Corte Suprema. Un colpo vincente, che secondo l’eminente attivista per i diritti Lgbt Wilson Cruz si sarebbe rivelato «la tessera del domino destinata a far cadere tutte le altre». I fatti verificatisi in seguito hanno dimostrato che Wilson non si sbagliava; nel momento in cui in North Carolina venne approvato il disegno di legge che imponeva l’utilizzo dei bagni in base al sesso registrato all’atto della nascita, i movimenti Lgbt insorsero in massa contestando la costituzionalità della normativa. La protesta si protrasse per diversi giorni spingendo il Dipartimento di Giustizia a bocciare la norma, ritenuta lesiva del Civil Rights Act. L’intervento del governo Usa – nell’anno delle elezioni – ha suscitato la furia degli elettori conservatori e delle alte sfere del Partito Repubblicano, le quali hanno accusato l’amministrazione Obama di aver agito per puro opportunismo politico, essendo il North Carolina uno Stato tradizionalmente in bilico per conquistare il quale i voti della comunità Lgbt potrebbero rivelarsi fondamentali.

Gli attivisti del North Carolina si sono indubbiamente ispirati all’esperienza maturata dai movimenti Lgbt della California, a partire dalla Gay Straight Alliance Network (Gsa). Nel corso degli ultimi anni, la Gsa è riuscita a intessere una ragnatela di associazioni incaricate di promuovere i diritti gay presso la comunità eterosessuale in tutta la California, accumulando una potenza di fuoco tradottasi in ben 11 leggi favorevoli alla comunità Lgbt. Inutile precisare che la Gsa ha avuto modo di accrescere la propria influenza anche grazie al denaro messo a disposizione da Soros. Stesso discorso vale per il Global Action for Trans Equality di New York e, soprattutto, il Los Angeles Gay and Lesbian Community Center, il quale, nel solo 2013, ha ricevuto 130.000 dollari dalla Open Society. Il programma operativo di questa organizzazione è stato analizzato dalla rivista scientifica ‘Science’, la quale ha pubblicato uno studio in cui si evidenziava lo stretto legame che intercorre tra attività divulgativa sulla realtà transessuale e diminuzione della transfobia. Un altro ente di rilievo finanziato da Soros è il Global Action for Trans Equality di New York. Come osserva il ‘Washington Times’, «l’obiettivo principale è quello di riunire tutte le organizzazioni Lgbt con l’obiettivo di creare un’unica, potente cassa di risonanza, che si avvalga delle tecniche più efficaci in ambito operativo, specialmente per quanto riguarda la raccolta di fondi».

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