giovedì, Dicembre 12

La liquidità della BCE field_506ffb1d3dbe2

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Le Banche Centrali rappresentano una delle istituzioni cui si guarda con grande attenzione per capire quale sarà l’evoluzione dell’economia. Analizzarne l’attività è utile per comprendere anche la condizione in cui versano i sistemi bancari. In questo articolo si prenderanno in esame alcuni indicatori che permetteranno di spiegare l’operato della BCE (Banca Centrale Europea) e il modo in cui hanno reagito i sistemi bancari dell’Area Euro e dell’Italia.

Uno dei modi più diretti per capire se un sistema bancario è in equilibrio oppure se è sottoposto ad una fase di stress è quello di analizzare l’andamento della liquidità immessa dalla banca centrale. In base alle variazioni della liquidità fornita da una banca centrale alle sue controparti, cioè alle banche, si possono dedurre alcune informazioni importanti, spesso trascurate dai mass media generalisti.

Nel primo grafico mostrato in questo articolo, costruito con dati pubblicati dalla BCE, sono riportati due indicatori. Il primo è l’ammontare delle Operazioni di Mercato Aperto (Open Market Operations-OMO), cioè la quantità di liquidità fornita alle banche dalla BCE attraverso le aste effettuate periodicamente. Il valore mostrato nel grafico è ottenuto calcolando la media mobile a 30 giorni, al fine di smussare le oscillazioni registrate nel periodo della crisi e fornire un dato più leggibile.

L’altro indicatore, calcolato sempre su dati ufficiali della BCE, è la differenza tra l’ammontare delle stesse OMO e la somma tra Deposit Facility e l’accesso rispetto alla riserva obbligatoria dei depositi detenuti nel Current Account, cioè nel conto che le banche hanno presso la Banca Centrale. Deposit Facility e Current Account rappresentano i fondi che le banche depositano presso la banca centrale. Anche la Deposit Facility e l’eccesso di riserve sono calcolati come media mobile a 30 giorni per rendere uniforme il confronto.

Questo secondo indicatore, ottenuto per differenza, rappresenta la liquidità effettiva che entra in circolazione. Infatti, le somme che le banche depositano presso la BCE sono somme sottratte al mercato interbancario o ad altri scopi e, quindi, sono quantità di moneta sterili per il sistema.

In altre parole, nel grafico 1 ci sono due linee. Una rappresenta la quantità totale di fondi che la BCE fornisce alle banche, l’altra è la parte di liquidità che le banche effettivamente utilizzano. La differenza tra le due linee è rappresentata dalla liquidità che le banche prendono dalla BCE e poi ridepositano presso la stessa BCE.

Il grafico è eloquente. Dall’inizio dell’operatività della BCE e fino alla prima metà del settembre 2008 la differenza tra i due indicatori è sostanzialmente nulla. La quantità di moneta che veniva presa dalle banche era utilizzata dalle stesse in modo pressoché totale.

Da metà 2008 in poi si è verificato un forte incremento della liquidità immessa tramite aste e un allargamento del differenziale tra i due indicatori, avvenimento che segnala un cambiamento nel comportamento delle banche. Per la prima volta esse iniziano a depositare presso la BCE una parte non trascurabile della liquidità presa a prestito.

La differenza tra le due misure rimane ampia fino alla fine del 2010 quando comincia a ridursi in misura considerevole, pur rimanendo su livelli anomali rispetto agli anni antecedenti la crisi. Nel corso della prima metà del 2011 la situazione si è andata gradualmente stabilizzando e, infatti, si nota un costante avvicinamento delle due linee. Nel luglio 2011 i valori erano ritornati quasi a sovrapporsi. Da allora la distanza si è fortemente ampliata in concomitanza con le due aste a tre anni di fine 2011 e inizio 2012.

Il valore di picco della liquidità immessa dalla BCE è stato raggiunto nel luglio 2012. In quel periodo la liquidità iniettata nel sistema bancario era pari a circa 1100 miliardi di Euro, mentre la liquidità netta era di poco superiore ai 300 miliardi, e in alcune settimane anche inferiore a questa soglia. Ne consegue che, in quei mesi, oltre 750 miliardi di Euro erano depositati dalla banche presso la BCE.

Con la stabilizzazione della situazione finanziaria e l’intervento deciso della BCE a difesa dell’Euro le banche hanno riacquistato gradualmente la fiducia e ciò ha favorito il manifestarsi di due fenomeni. Da un lato si è ridotta, e si sta ancora riducendo, la quantità assoluta di fondi che la BCE concede alle banche, evento che segnala come le banche siano sempre meno dipendenti dai fondi concessi loro dalla BCE e riescano a gestire la loro attività utilizzando fondi che raccolgono dalla clientela o che ottengono sui mercati interbancari. Inoltre, diversi istituti di credito hanno cominciato a rimborsare in anticipo i prestiti a tre anni della BCE di fine 2011 inizio 2012, contribuendo alla riduzione della liquidità.

Dall’altro lato si nota anche una crescita della liquidità netta, che testimonia come le banche abbiano cominciato a ridurre la quantità di fondi depositata presso la BCE.

Il fenomeno è stato particolarmente intenso se si considera che da febbraio 2012 a dicembre 2013 la liquidità netta è più che raddoppiata, da meno di 200 miliardi a oltre 400, senza che la BCE attivasse alcuno strumento particolare per ottenere questo risultato e in presenza di una riduzione dell’ammontare complessivo della liquidità in circolazione.

Da questo grafico si possono trarre due conclusioni: la prima è che la BCE nei periodi di maggiore criticità è intervenuta in modo aggressivo. Si pensi che la liquidità fornita alle banche era poco oltre i 450 miliardi fino ad ottobre 2010 ed è stata incrementata fino a oltre 1100 miliardi di euro; la seconda considerazione è che la BCE, pur attuando una politica così espansiva, ha visto ridursi la quantità di moneta effettivamente utilizzata dalle banche perché queste, in periodi di scarsa fiducia verso le altre banche e verso l’economia, hanno preferito non utilizzare la liquidità fornita dalla BCE, ridepositandola presso lo stesso istituto di Francoforte. Ne consegue che anche in presenza di una politica monetaria molto espansiva, diventa fondamentale lo scenario economico-finanziario di riferimento al fine di rendere veramente efficaci gli interventi della banca centrale. In mancanza di governi capaci e politiche economiche ben progettate, l’efficacia delle operazioni della banca centrale viene di molto attenuata.

 

Figura 1: Operazioni di Mercato Aperto della BCE e liquidità netta (milioni di Euro)

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Linea nera: Operazioni di Mercato Aperto al netto del Securities Markets Programme

Linea rossa: Valore della linea nera meno Deposit Facility e eccesso di riserva obbligatoria.

Fonte: elaborazione su dati BCE

 

 

Quella appena descritta è stata la situazione nell’Area Euro, ma come si sono comportate le banche italiane? Per rispondere a questa domanda utilizziamo due grafici. Nel primo viene mostrato l’ammontare di fondi che le banche italiane hanno attinto nel corso degli anni rispetto al totale erogato dalla BCE e nel secondo viene visualizzata la quantità di fondi che le stesse banche italiane hanno depositato presso la BCE attivando la Deposit Facility o lasciando la liquidità sul Current Account rispetto all’ammontare totale.

La figura 2 mostra lo stato di difficoltà delle banche italiane nel corso degli ultimi anni. Per quasi dieci anni la quantità di fondi che il settore bancario italiano ha attinto dalla BCE è stata pari al 5 per cento del totale erogato dall’istituto di Francoforte. Poi, con l’acuirsi della crisi finanziaria e con la crescente crisi di fiducia verso il sistema bancario italiano, tale quota è cresciuta fino ad oltre il 35 per cento. Le banche italiane hanno utilizzato la BCE come un’ancora di salvezza, un rubinetto da aprire in caso di necessità.

Il netto incremento del peso dei fondi presi dalle banche italiane rispetto al totale prestato dalla BCE alle banche europee era, ed è, sintomo evidente di come la crisi di fiducia abbia indotto le banche nazionali a ricorrere al supporto della BCE poiché era diventato più difficile trovare fondi a breve termine con i canali tradizionali. Questa situazione non è stata ancora riassorbita e, infatti, la quota italiana sul totale prestato dalla BCE è ancora su livelli elevati.

A livello assoluto ciò significa che se le banche italiane dal 1999 alla metà del 2011 prelevavano una quantità di fondi inferiore ai 50 miliardi di Euro, a causa della crisi politico-finanziaria della seconda metà del 2011 questo ammontare è cresciuto fino a oltre 250 miliardi. Negli ultimi mesi vi è stata una graduale riduzione di questo valore, a Novembre si era scesi a 227 miliardi, ma il ritmo con il quale le banche italiane stanno riducendo la quantità di fondi richiesta alla BCE è lento e non consente di diminuire la quota italiana sul totale dei fondi erogati, come illustrato dagli ultimi dati della figura 2.

In ultima analisi, osservando la figura 3, possiamo notare che le banche italiane non hanno ridepositato grandi quantità di fondi presso la BCE. Infatti, il comportamento delle banche italiane è stato diverso rispetto alla media delle banche europee. Nel momento in cui le banche europee depositavano grandi quantità di fondi presso la BCE le banche italiane vedevano ridursi la quota sul totale delle somme depositate. Ciò significa che, in percentuale, le banche italiane hanno depositato presso la BCE molti meno fondi rispetto alle altre banche europee. Se ne deduce che la liquidità presa dalla BCE è stata utilizzata realmente dalle banche italiane e non è stata richiesta a soli fini precauzionali.

Negli ultimi mesi, tale percentuale è ritornata su valori più in linea con il passato, grazie alla riduzione più marcata dei depositi effettuata dalle banche europee. In media si può dire che le banche italiane hanno ridepositato quantità marginali di denaro presso la BCE. Ciò è comprensibile in quanto gli istituti di credito nazionali hanno incrementato la richiesta di fondi fatta alla BCE perché dovevano sostituire altri fondi che, a causa della crisi di fiducia, si stavano fortemente riducendo (come i depositi delle banche straniere presso le banche italiane).

 

Figura 2: Quota dei fondi attinti dalle banche italiane sul totale dei fondi erogati dalla BCE alle banche dell’Area Euro

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Fonte: elaborazione su dati BCE e Banca d’Italia

 

Figura 3: Quota dei fondi depositati dalla banche italiane presso la BCE sul totale dei fondi depositati dalle banche dell’Area Euro

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Fonte: elaborazione su dati BCE e Banca d’Italia

 

Riassumendo le evoluzioni più recenti: – negli ultimi mesi la situazione di crisi di liquidità delle banche dell’Area Euro è in via di miglioramento. Le banche europee hanno sempre meno bisogno di fondi erogati dalla BCE, che si sono ridotti da 1100 miliardi a 600 miliardi, e depositano per precauzione sempre meno fondi presso l’istituto di Francoforte, si è scesi dal picco di 780 miliardi ai 180 della metà di dicembre 2013; – la normalizzazione della situazione procede anche in Italia, ma con un ritmo molto lento. Ciò testimonia che in Italia il sistema bancario vive ancora in questi mesi una condizione non propriamente di routine. Per fortuna la BCE continuerà a fornire tutta la liquidità di cui le banche avranno bisogno e ciò limiterà il pericolo di possibili nuovi rischi di liquidità per le banche nazionali. Ma appare ancora prematuro pensare di ridimensionare o tagliare quel cordone ombelicale tra BCE e banche che ha salvato gli istituti di credito italiani nel periodo più acuto della crisi.

 

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