lunedì, Settembre 23

La legge nella comunità religiosa La Danimarca vuole vietare la circoncisione per motivi religiosi. Qual è il livello delle legislazioni europee su queste materie?

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La Danimarca potrebbe diventare il primo Stato al mondo a vietare la circoncisione ai minori di diciotto anni. La pratica, ritenuta contro i diritti umani dai promotori della petizione che verrà discussa in Parlamento, è centrale nella definizione dell’identità degli ebrei e dei musulmani e, in Danimarca, si è alzato un forte dibattito sulla questione. Ci si chiede, infatti, fino a che livello si può legiferare sulle scelte individuali e quanto la libertà religiosa venga diminuita da divieti di questo tipo. D’altro canto, il problema non è nuovo all’interno dell’Unione Europea, che negli ultimi decenni ha assistito a un notevole incremento di popolazione di religione musulmana, con l’accendersi di relativi dibattiti sulla convivenza fra persone di tradizioni e fede diverse e sulle legislazioni volte a tutelare i diritti religiosi di vecchi e nuovi cittadini. I punti in cui il dibattito è più attivo sono tre: pratiche sanitarie, abbigliamento e alimentazione. Qual è lo stato dell’arte nelle legislazioni in materia dei vari Stati europei?

L’aspetto sanitario rappresenta, in assoluto, una novità all’interno di questo dibattito. Come anticipato, la Danimarca è il primo Stato europeo che si appresterebbe all’introduzione di un divieto della circoncisione per i minorenni, ritenuta una pratica dolorosa e contraria alla libertà individuale, visto che verrebbe imposta dai genitori. Secondo i sondaggi, una legge di questo tipo verrebbe approvata dalla maggioranza della popolazione danese, mentre in Parlamento c’è ancora divisione in merito. Curiosamente, a proporre la petizione (in Danimarca, infatti, qualsiasi richiesta sostenuta da 50 mila firmatari deve essere dibattuta in Parlamento) è stato un danese di religione musulmana. Tuttavia, la Danimarca non è stata la prima a dibattere della necessità di porre il divieto su queste pratiche: prima di lei, infatti, toccò alla Germania, nel 2012. I toni del dibattito furono accesi: ci fu chi, fra i rappresentanti del mondo ebraico, si spinse a considerare il divieto della circoncisione come un crimine secondo solo all’Olocausto, ma il tutto si concluse con una legge che permetteva questa pratica per motivi religiosi, purché nell’interesse del benessere del bambino. Più recentemente, l’Islanda si era resa protagonista di un dibattito simile, ma il tutto si concluse con un nulla di fatto.

La questione dell’abbigliamento è senza dubbio una delle più controverse: il modo in cui ci si veste identifica immediatamente la persone e non c’è dubbio che un po’ di benzina sul fuoco viene messa dalla paura di avere a che fare con il diverso. Ad ogni modo, il dibattito sulla legittimità di indossare il velo integrale è probabilmente uno dei primi che si è iniziato a discutere in Europa e, ancora oggi, non si è arrivati a un punto di comune accordo. Ogni Stato lo ha affrontato in maniera diversa dall’altro e, se alcuni di questi sono arrivati – non senza polemiche – al divieto del velo integrale, altri sono ancora nel pieno della discussione. La Francia, il Paese europeo con il maggior numero di musulmani, è stata la prima a introdurre una chiara legislazione in merito, introducendo nel 2011 il divieto di indossare il niqab (il velo che copre l’intero volto) nei luoghi pubblici. Questa decisione venne sostenuta con la necessità di rendersi riconoscibili e venne considerata una legge volta a tutelare i diritti delle donne: infatti, inizialmente la legge fu proposta da un parlamentare comunista, per poi essere presa e sostenuta dall’allora Presidente francese Nicolas Sarkozy e dal suo Primo ministro François Fillon. Una legge simile venne proposta in Belgio, per poi entrare in vigore tre mesi dopo quella francese, sebbene il dibattito fosse iniziato prima a Bruxelles. Queste leggi causarono profondo dibattito, ma la Corte Europea per i Diritti Umani le appoggiò, sostenendo che il loro obiettivo non era quello di discriminare i musulmani, ma di promuovere e preservare la convivenza civile. Sempre dalla Francia arrivò, nel 2016, il divieto di indossare il cosiddetto burkini, ossia un costume da bagno appositamente studiato per le donne: questo, benché limitato a specifiche decisioni municipali, venne sostenuto anche dall’allora Primo ministro, Manuel Valls. Anche in Germania ci si è espressi a favore di un parziale divieto di indossare veli integrali, con la Cancelliera Angela Merkel che ha appoggiato l’idea di vietare il niqab, divenuta in seguito legge: tuttavia, già dal 2004, a livello locale, era possibile vietare di indossare qualsiasi tipo di indumento che andava a coprire il volto. Diversamente va in Regno Unito, dove, sebbene il velo integrale sia più diffuso rispetto agli altri principali Stati europei, si è sempre lasciata ampia libertà in merito, con l’eccezione di rendere riconoscibile il proprio volto nei luoghi e nelle occasioni che lo richiedono.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è quello dell’alimentazione. Come si sa, tutte le religioni hanno alcune restrizioni alimentari: chi solo in alcuni periodi dell’anno (si pensi, ad esempio, alla Quaresima per quanto riguarda i cristiani), chi, invece, per tutta la vita. Ai divieti di consumare alcuni cibi, come la carne di maiale per ebrei e musulmani, si aggiungono specifiche regolare sul come trattare il cibo affinché sia possibile mangiarlo. Si parla di cibo kosher – ‘adatto’ in ebraico – per gli ebrei, e halal – ossia, ‘permesso’ – per i musulmani. Anche, qui, tuttavia, c’è l’intervento della legge. Le pratiche halal e kosher per trattare la carne, infatti, prevedono un tipo di macellazione ritenuta crudele per l’animale stesso e questo ha portato a divieti in Belgio. Infatti, senza entrare nello specifico, alcune fra queste pratiche possono prevedere lo sgozzamento dei capi di bestiame che, appesi al soffitto, muoiono per dissanguamento. La morte dell’animale macellato è quindi lenta e dolorosa. Per questo motivo, nella regione belga della Vallonia verrà vietato, a partire dal 2019, questo tipo di lavorazione: non si potranno macellare animali se non prima storditi. Questo, però, va contro le regole religiose e ha sollevato molte polemiche nelle comunità ebraiche e musulmane belghe. Anche sotto questo aspetto, la Danimarca si è dimostrata molto attiva: già nel 2014 è stata vietata questa pratica, con le conseguenti proteste delle parti coinvolte, che la considerano un grave atto contro la libertà religiosa. Dal canto loro, i promotori del divieto ritengono i diritti degli animali più importanti della libertà religiosa, come esplicitamente detto dall’allora Ministro dell’Agricoltura, della Pesca e del Cibo danese Dan Jørgensen. L’Unione Europea, infatti, se da un lato vieta l’abbattimento di animali non storditi, dall’altra accorda ai singoli stati di permettere questo tipo di macellazione, purché per motivi esclusivamente religiosi. Questo spiega la differenza che ancora esiste fra Stato e Stato. In Francia, dove il dibattito legislativo è più avanzato, esistono delle limitazioni sulla macellazione rituale, nella misura in cui questi limiti non impediscano a quanti professano una fede specifica, di ottenere della carne macellata ritualmente.

La convivenza fra popoli di religioni e culture diverse è ancora agli inizi, in Europa. Tanti aspetti devono ancora essere dibattuti e molte sfumature devono essere chiarite. Sarà un cammino lungo e, come si può già intuire, non privo di difficoltà e ostacoli, ma sarà necessario alla creazione di una società più inclusiva e rispettosa delle esigenze di ogni gruppo e dell’intera comunità.

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