mercoledì, Ottobre 16

La Haiti di Tijuana: dove vivono i respinti al confine con gli Stati Uniti Da un lato all'altro del confine Messico-Stati Uniti: ecco la Little Haiti

0

C’è chi ci riesce e chi no. Tanti membri della ‘carovana’ migratrice dall’America Centrale riesce ad attraversare il Messico ma tanti altri sono costretti a lasciare le proprie speranze al confine. A Tijuana ci sono i meno fortunati, quelli che sono stati fermati prima. L’anno scorso una simile carovana di oltre 3000 rifugiati haitiani è arrivata a Tijuana, sperando di attraversare lo Stato ed entrare negli Stati Uniti.

Molti ingressi sono stati negati e i, siccome tornare a casa diventa un’ipotesi prossima all’impossibilità, molti sono rimasti in Messico. Eline Dumelus è una di loro, una donna fuggita da Haiti con suo marito l’anno scorso, e poi rimasta a Tijuana dal giorno in cui ci è arrivata. Lì è nato anche suo figlio, sei mesi fa. «Il Messico è buono. C’è lavoro qui per noi, e non c’è lavoro ad Haiti. Mi manca il mio paese, ma voglio un buon futuro per il mio bambino», ha affermato alla tv locale. Ma Eline è solo una delle tante storie, storie che hanno nomi e volti, tutti di Haiti, a formare una comunità grande che ora si è stabilita nella zona collinare intorno alla città.

La zona di Tijuana dove risiede la comunità haitiana, lo ‘Scorpion Canyon‘, oggi è meglio conosciuta come ‘Little Haiti’. Secondo i dati analizzati dagli esperti in materia, questa sarebbe la regione al di fuori di Haiti con la più alta densità di haitiani di qualsiasi altra parte del mondo. Anche il Governo di Tijuana dice appoggia questa comunità; gli haitiani sono i benvenuti in città, un luogo di incontro e di transito per tantissime persone in cerca di un futuro migliore. Si stima, infatti, che, il 20% della popolazione che forma la stessa città sia transitoria, grazie alla sua posizione sulla linea di confine.

«L’anno scorso abbiamo visto oltre 23.000 haitiani a Baja, in California, e ne sono rimasti oltre tremila», ha detto Rodolfo Hernandez, funzionario della migrazione della Baja California. «Ora sono rimasti in città e hanno trovato lavoro in molti settori diversi. Tijuana è una città che, a braccia aperte, riceve migranti che cercano lavoro onesto e una vita migliore». «Quando gli haitiani sono arrivati ​​per la prima volta qui due anni fa, non avevano nessun posto dove stare e nessuna possibilità di trovare lavoro», dice Jon Perez, un abitante di Tijuana che ha persino aperto un ristorante haitiano. «Ma sono persone molto buone. Duro lavoro e impegno, e ora qui sono diventati benvenuti».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore