giovedì, Dicembre 12

La Guyana, uno dei Paesi più poveri del Sud America, ha trovato il petrolio. Sarà un boom o un fallimento? La Guyana potrebbe presto sostituire Trinidad e Tobago come maggiore produttore di petrolio dei Caraibi

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Oggi, la Guyana è uno dei Paesi più poveri del Sud America, con un reddito annuo medio pro capite di circa 4.000 dollari. Ma entro il decennio, potrebbe essere tra i più ricchi del Sud America.

Nel 2015 ExxonMobil e i suoi partner internazionali hanno scoperto grandi riserve di petrolio fuori dalla costa dei Caraibi di questo piccolo Paese. Entro il 2018 cinque nuovi pozzi pomperanno 120.000 barili di greggio guyanese ogni giorno. Le indagini sulle acque profonde stimano le riserve petrolifere della Guyana a circa 2 miliardi di barili. Questo non è niente rispetto al vicino Venezuela, ma sorpassa le riserve di Trinidad e Tobago, di gran lunga il più grande produttore di petrolio dei Caraibi.

In breve, la Guyana è sull’orlo di una ricchezza senza precedenti – ma questo solo se saprà giocare le proprie carte. Come ho visto durante due decenni di ricerca sullo sviluppo del petrolio e del gas nei Caraibi, le risorse naturali possono facilmente diventare una ‘maledizione’. La Guyana è preparata, nel bene e nel male, all’arrivo dell’abbondanza petrolifera?

La Guyana mette le basi

Data la sua riserva marina, entro la metà del 2020, la produzione di petrolio guyanese in mare aperto potrebbe salire a 400.000 barili al giorno. Una volta che la produzione inizierà, il prossimo anno, la Guyana riceverà il 2 per cento dei compensi sulle entrate lorde e il 50 per cento dei ricavi petroliferi. Anche se questi numeri sono abbastanza bassi per gli standard internazionali, renderanno la Guyana ricca. Con l’attuale prezzo di circa 50 dollari al barile, questo Paese di 750.000 abitanti può aspettarsi di ottenere 1 milione di dollari al giorno nei profitti derivanti dal petrolio.

Dal momento che la piena monetizzazione delle risorse del petrolio e del gas della Guyana avverrà in 5 o 15 anni, il Paese ha meno di un decennio per affrontare numerosi ostacoli legati all’energia, inclusi problemi di confini irrisolti con il Venezuela, la tutela dell’ambiente, la gestione del patrimonio e le preoccupazioni sociali. La priorità principale del Governo sarà risolvere una controversia di confine che risale ai giorni della Guyana in veste di colonia britannica.

Per 200 anni, il Venezuela ha rivendicato la sovranità di oltre due terzi del territorio della Guyana, inclusa la sua esclusiva zona economica. Questa controversia, che dipende da un disaccordo sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, è difficile che spaventi le compagnie petrolifere internazionali. Il Venezuela potrebbe rendere più complicate le cose per la Guyana, aumentando le pattuglie della Marina nella zona economica esclusiva del Venezuela, che assomiglia alla zona marittima controversa della Guyana, detenendo navi petrolifere e intercettando navi commerciali. Sperando di evitare questi scontri, la Guyana sta avviando una risoluzione giuridica all’ONU. Se i Paesi non si accorderanno, il caso andrà alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia.

Le infrastrutture inadeguate sono un altro vincolo alla crescita. La Guyana ora ha un ambizioso piano da 164 milioni di dollari per aggiornare le proprie reti stradali, ponti, porti, telecomunicazioni e sistemi di trasporto fluviali. Ma per porre il petrolio della Guyana sui mercati internazionali, alcune di queste costruzioni devono essere ultimate nel 2018– un grandissimo onere per una piccola Nazione.

Protezioni ambientali

Mentre la produzione di petrolio si espande, la protezione dell’ambiente marino diventerà un problema urgente per l’intera regione dei Caraibi. Nel mese di aprile tre medici venezuelani che trasportano forniture mediche da Trinidad al Venezuela sono affogati quando la loro imbarcazione si è rovesciata nel petrolio in mare. Un galleggiante di proprietà della compagnia petrolifera nazionale di Trinidad e Tobago si era rotto, scaricando 300 milioni di barili di greggio in mare a soli sette miglia dal Venezuela. Più di recente, nel mese di ottobre, un pescatore ha scoperto una fuoriuscita ‘massiccia’ non dichiarata nella costa nord-occidentale di Trinidad. Un video pubblicato su Facebook mostra acque nere vicino a Chaguaramas, parte di un grande parco nazionale. La fonte della fuoriuscita rimane sconosciuta.

Tali catastrofi sono comuni intorno a Trinidad, che da 110 anni è stato il principale produttore di petrolio dei Caraibi. Dovrebbe essere un monito per la Guyana. L’estrazione di petrolio marittimo va di pari passo con incidenti di imbarcazioni e malfunzionamenti. Nella mia esperienza, le perdite raramente portano a sanzioni per i produttori di petrolio e gas.

Secondo un rapporto del giugno 2017 dell’agenzia per la protezione ambientale della Guyana, le foreste e gli ecosistemi del Paese sono oggi quasi intatti. Per mantenere la Guyana incontaminata anche quando cresce il settore del petrolio e del gas, i sistemi di gestione ambientale sono critici.

Evitando la ‘maledizione’ delle risorse

La gestione delle entrate è un altro grande punto interrogativo. Dall’Iran alla Nigeria, l’esperienza mondiale conferma che il conflitto sociale e l’instabilità economica derivano quando i redditi da foratura, estrazione e simili sono distribuiti in modo disuguale. Questa è la ‘maledizione’ delle risorse e la Guyana deve muoversi rapidamente per evitarla.

Recenti sondaggi mostrano che la popolazione guyanese ha poca fiducia nella capacità di leadership del Governo e dell’opposizione. Infatti, la cattiva gestione della Guyana delle sue industrie di estrazione di zucchero e di estrazione di minerali, macchiatasi di corruzione, solleva dubbi sul fatto che il petrolio in arrivo effettivamente beneficerà i cittadini. Il Governo guyanese sembra essere consapevole di questi rischi di gestione finanziaria. Il 26 ottobre la Guyana è diventato l’ultimo membro dell’ EITI (The Extractive Industries Transparency Initiative), un osservatorio internazionale che coinvolge partner di organizzazioni come la Banca Mondiale. Oltre a controllare la governance delle risorse della Guyana, l’Iniziativa richiede obbligatoriamente informazioni finanziarie complete per «dimostrare l’impegno per la riforma e l’anticorruzione».

Un passo avanti critico sarebbe quello di istituire un fondo monetario, seguendo i buoni esempi di Trinidad e Norvegia. Questo tipo di conto nazionale di risparmio assicura che i ricavi di petrolio siano investiti e spesi in un modo che trascenda i cicli politici e le generazioni.

Conflitti etnici

Ci sono buoni motivi di preoccupazione per il futuro della Guyana come potenza petrolifera. Anche se il Paese ha goduto di una relativa stabilità politica nel corso dell’ultimo decennio, la sua società è frammentata. La politica in Guyana, la cui popolazione è del 29 per cento Afro-Guyanese e il 40 per cento Indo-Guyanese, con i due principali gruppi etnici che competono per il denaro e il potere. Le proteste nel 2012 hanno fatto tre morti, e ulteriori disordini si sono verificati all’inizio di quest’anno.

Sfide a parte, la Guyana ha anche delle solide basi per lo sviluppo economico. La sua popolazione ben formata e il clima finanziario aperto e orientato al mercato, la rendono una meta interessante per le aziende americane, cinesi, messicane e brasiliane. Dal 2006 al 2015, gli investimenti diretti esteri – in gran parte nei settori minerari, turismo e telecomunicazioni della Guyana – sono stati di 188 milioni di dollari all’anno, rappresentando il 7.9 per cento del prodotto interno lordo. Questo andrà sicuramente a crescere una volta che il petrolio inizierà a fluire.

Le probabilità di un successo sono state implementate da Trinidad e Tobago, che da 2016 fornisce assistenza tecnica alla Guyana. Oltre a supportare il prossimo a sviluppare le sue competenze in materia di energia e gas, Trinidad spera che la propria raffineria inizierà presto a lavorare il petrolio guyanese. In un modo o nell’altro, le ricchezze di petrolio trasformeranno la Guyana. Con una sana politica economica ed una consapevole leadership andrà tutto per il meglio.

Il testo ‘Guyana, one of South America’s poorest countries, struck oil. Will it go boom or bust? ‘ è stato scritto da Anthony T. Bryan e pubblicato originariamente in lingua inglese. 

Traduzione a cura di Helodie Fazzalari

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