sabato, Maggio 30

La guerra segreta interna all'Amministrazione Obama

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Verso la fine dell’estate del 2013, la mediazione russa riuscì a sventare l’aggressione che gli Stati Uniti si apprestavano a sferrare contro la Siria. L’intenso lavoro diplomatico di Sergeij Lavrov rese infatti possibile l’accordo in base al quale Bashar al-Assad promise di distruggere il proprio arsenale chimico e Washington, come contropartita, si impegnò a non attaccare militarmente il Paese. L’intesa sembrava aver preparato il terreno per una rinnovata collaborazione tra Usa e Russia in grado di produrre risultati favorevoli per la stabilità dell’intera regione mediorientale, anche alla luce della rimozione dall’Amministrazione Obama di due tra i più ferventi interventisti in materia di politica estera, vale a dire il direttore della Cia David Petraeus e il Segretario di Stato Hillary Clinton. Il primo fu costretto alle dimissioni per aver passato documenti coperti da segreto alla giornalista ed ex militare Paula Broadwell – con la quale aveva anche allacciato una relazione extraconiugale – mentre la seconda fu rimossa a causa dell’emergere di indiscrezioni sempre più consistenti circa il suo ruolo di istigatrice della guerra alla Libia di Gheddafi.

Le sostituzione di Petraeus con Michael Morell e della Clinton con John Kerry non produssero tuttavia l’effetto previsto, dal momento che Cia e Dipartimento di Stato continuarono a indurre la Casa Bianca a mantenere l’approccio aggressivo adottato fino a pochi mesi prima, fondato su capisaldi quali la rimozione di Bashar al-Assad, l’impossibilità di considerare la Russia un partner affidabile per effetto dell’eccessiva vicinanza di Mosca al governo siriano, e l’appoggio incondizionato alla Turchia di Recep Tayyp Erdoğan.

Esattamente come era accaduto nei mesi precedenti all’aggressione alla Libia, l’apparato militare tendeva ad opporsi a questa linea politica, e ciò spinse Barack Obama a rimuovere (febbraio 2014) dal vertice del Pentagono il cauto Chuck Hagel, sostituendolo con il ‘falco’ Ashton Carter, ex stretto collaboratore di Condoleezza Rice sotto l’Amministrazione Bush. Sotto la direzione di Carter, il Pentagono ha cominciato a selezionare a sua volta i gruppi ribelli da armare e supportare senza coordinarsi preventivamente con il Dipartimento di Stato, già impegnato in questo genere di attività. Con il risultato che le varie compagini ribelli armate dai diversi uffici statunitensi hanno iniziato a combattersi tra di loro. Secondo il resoconto fornito dal ‘Los Angeles Times, gli attacchi incrociati tra i gruppi sostenuti a vario titolo da Washington manifestano le enormi difficoltà in cui gli Usa si sono imbattuti nel tentativo di coordinare le decine compagini che combattono con l’obiettivo ufficiale di rovesciare il governo siriano e sconfiggere allo stesso tempo le milizie dello ‘Stato Islamico’. Il congressista Adam Schiff, questa degenerazione rientra nella «scacchiera tridimensionale che è divenuta il campo di battaglia siriano».

Nell’ottobre 2014, la Rand Corporation (influente think-tank strettamente legato al complesso militar-industriale), temendo che questo marasma facesse definitivamente sfuggire di mano a Washington la gestione del conflitto, pubblicò un documento in cui si evidenziavano le pericolosissime ripercussioni di un’ipotetica caduta del regime di Assad, specialmente per quanto riguarda la proliferazione del jihadismo in tutto il Medio Oriente che gli Usa avevano già ampiamente favorito con la guerra all’Iraq di Saddam Hussein del 2003 e alla Libia di Gheddafi nel 2011. Posizioni analoghe sono state poi sostenute da Michael T. Flynn, ex direttore della Defense Intelligence Agency (Dia), ai microfoni di ‘al-Jazeera’.

Sui forti dissidi tra apparati militari e Pentagono da un lato, e Cia e Dipartimento di Stato dall’altro, ha acceso i riflettori Seymour Hersh, il celebre giornalista che anni prima aveva fornito le prove che il gas sarin sui civili era stato usato dai ribelli e non dalle forze di Assad come sosteneva il Dipartimento di Stato, con un lungo articolo per la London Review of Books.

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Il giornalista investigativo Seymour Hersh, che ha acquistato fama internazionale nel 1969 per aver rivelato l’eccidio di civili di My Lai, in Vietnam, da parte dell’esercito statunitense.

Nell’inchiesta, Hersh ha spiegato come, verso la fine dell’estate del 2013, un gruppo di gallonati guidati dal generale Martin Dempsey, allora Capo degli Stati Maggiori, e il già citato Michael T. Flynn avessero deciso di sabotare la politica siriana della Casa Bianca – basata sul riconoscimento delle aspirazioni neo-ottomane della Turchia sulla Siria e sul supporto ai gruppi islamisti più radicali – stringendo un’intesa con la Russia e, in maniera indiretta, persino con Bashar al-Assad. È possibile che anche il Segretario alla Difesa Chuck Hagel, molto critico della politica mediorientale condotta da Barack Obama, abbia avuto un ruolo. Nell’ambito di questo accordo sottobanco furono inviati rapporti segreti redatti dalla Dia ai militari russi, tedeschi e israeliani, affinché li girassero a loro volta all’esercito siriano per sostenerlo nella lotta allo ‘Stato Islamico’ e al fronte al-Nusra. In cambio, lo Stato Maggiore Usa chiese ad Assad di intercedere presso il suo stretto alleato Hassan Nasrallah affinché frenasse le attività anti-israeliane condotte da Hezbollah, di riavviare i negoziati con Tel Aviv riguardanti le alture del Golan e di indire nuove elezioni dopo la fine della guerra autorizzando la presenza di una parte delle forze d’opposizione.

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