domenica, Gennaio 20

La grande moschea di Algeri field_506ffb1d3dbe2

0
1 2


Rabat – Prossimamente la baia di Algeri vedrà svettare il minareto di una nuova moschea tra le più grandi al mondo, frutto di un progetto controverso che dovrebbe al contempo coronare il lungo regno del Presidente della Repubblica, Abdelaziz Bouteflika, e servire da baluardo contro l’estremismo. Situata sulla collina di Bouzaréah, la nuova moschea della capitale algerina è un’ambiziosa opera caraterizzata dai grandi numeri: Djamaa El Djazair, questo il suo nome in arabo, per dimensioni sarà preceduta solamente dalle immense moschee saudite della Mecca e di Medina, con una sala di preghiera di 20.000 metri quadrati che potrà ospitare fino a 120.000 fedeli e un minareto di 265 metri, il più alto al mondo. A ciò si aggiungano una biblioteca con un milione di volumi, una sala conferenze, una Casa del Corano, un museo di arte e storia dell’Islam e un centro di ricerca sulla storia algerina. Interessante anche la posizione della moschea, compresa tra la Promenade des Sablettes, lungomare in attesa di rilancio turistico, e quartieri popolari da cui provenirono numerosi dei giovani membri dei gruppi armati islamisti protagonisti della guerra civile degli anni Novanta.

Al momento, tuttavia, a svettare sono solamente le gru del cantiere, 40 ettari accanto alla superstrada che collega Algeri all’aeroporto. L’inaugurazione della moschea è prevista per l’inizio del 2017, ma molti tecnici hanno espresso scetticismo a questo proposito. E questo non è il solo aspetto controverso del progetto.

Dal punto di vista strettamente tecnico, si rincorrono voci di misure insufficienti per un edificio eretto in una zona a forte rischio sismico e reso ancora più sensibile dall’altezza del minareto e dall’assenza di piloni intermedi nella sala di preghiera lunga 150 metri. A fronte di esperti che accusano la ditta tedesca responsabile delle misurazioni di sottostimare il pericolo di potenziali eventi tellurici, le autorità algerine escludono ogni pericolo insito nel progetto.

Ulteriore bersaglio di critiche è il proposito di far diventare la nuova moschea un luogo di propagazione dell’Islam moderato. In molti, infatti, scommettono che finirà per sortire l’effetto contrario, ossia di divenire un polo d’attrazione del fondamentalismoAhmed Madani, consigliere di Abdelmadjid Tebboune, Ministro dell’edilizia e delle politiche abitative, committente dell’opera, replica indignato a queste insinuazioni al quotidiano libanese ‘L’Orient-Le Jour‘: « C’è chi ci accusa di avere eretto un tempio per gli integralisti. Al contrario, sono proprio gli islamisti a osteggiare il progetto». Secondo Madani, « è dal 1962 [anno in cui, con la firma degli Accordi di Evian, il Paese maghrebino ha ottenuto l’indipendenza da Parigi dopo una sanguinosa guerra cominciata nel 1956, ndr] che i dirigenti algerini accarezzano l’idea di costruire una moschea emblematica della cultura algerina e del periodo post-indipendenza.» Coerentemente con l’immagine pubblica di uomo pio e vicino al misticismo sufi, Bouteflika sembra aver voluto trasformare il sogno in realtà, soffiando il terzo posto nella classifiche delle moschee più grandi al mondo a quella terminata nel 1993 a Casablanca per volontà del fu Hassan II, Re del Marocco e padre dell’attuale sovrano Mohammed VI: l’edificazioni di luoghi di culto faraonici pare essere un (costoso) vizio nel Maghreb.

Nelle intenzioni degli ideatori, il valore aggiunto della Djamaa El Djazair rispetto alle 30000 e più moschee già presenti in Algeria sarà il suo ruolo di luogo non solo di fede, ma anche di scienza e cultura, grazie all’ultramoderna biblioteca e alla Casa del Corano, istituzione aperta a circa 300 studenti.

Prevedibilmente, però, è il costo spropositato dell’opera a costituire la principale ragione dello scontento tra la popolazione algerina. A detta di molti, gli 1,2 miliardi di euro preventivati per la realizzazione della moschea sarebbero meglio investiti in ospedali in un Paese dalle infrastrutture sanitarie carenti; a ciò si aggiunga che i probabili ritardi nella consegna dell’opera porterebbero le spese a lievitare ulteriormente: secondo il quotidiano francese ‘Le Parisien‘, quella che ormai è stata soprannominata ‘Moschea Bouteflika’ sarà consegnata non prima del 2019, con un costo finale di due o tre miliardi di euro.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore