domenica, Gennaio 20

La grande illusione degli anni di pace

0
1 2


Carissimi padri…almanacchi della Grande Pace (1900-1915)’: è il titolo del progetto teatrale che ha preso il via in questi giorni a Firenze e che durerà fino all’autunno. E’ promosso dalla Fondazione Teatro della Toscana e dal Teatro dell’Emilia Romagna e coinvolge centinaia di persone, varie istituzioni e luoghi diversi: teatri, biblioteche, musei, fondazioni e istituti scolastici. “E’ un progetto unico, un’avventura straordinaria unica in Italia” sostiene Marco Giorgetti, direttore  generale della Fondazione Teatro della Toscana, il quale ha sposato con entusiasmo l’idea di Claudio Longhi, del teatro dell’Emilia Romagna, di metter su una coproduzione che affondi le proprie ricerche nella saggistica, nelle arti, nella letteratura, nella poesia, nella musica e nel teatro, a cavallo tra i due secoli e coinvolga tanta gente impegnata per mesi in vari laboratori  drammaturgici performativi.

“Al di là dell’originalità del tema oggetto della ricerca – gli Anni della Grande Pace, che precedettero la catastrofe – “, secondo l’ideatore e regista  del Progetto Claudio Longhi, “vi è il tentativo di far rinascere  a forma espressiva teatrale  tra la gente, sottraendolo agli addetti ai lavori, riscoprendo i suoi presupposti antropologici e fare  del Teatro il luogo d’incontro con la città e di confronto e collaborazione fra saperi diversi”.  Da vario tempo sono attivi questi Laboratori i cui primi risultati sono culminati nei primi due appuntamenti teatrali: uno al Teatro Niccolini di Firenze (recentemente inaugurato da un monologo di Gabriele Lavia su Leopardi), ove è andato in scena il primo ‘laboratorio’ drammaturgico dal titolo ‘Carissimi padri…‘, dedicato agli anni intricati e dai contorni spesso grotteschi e folli della Belle Epoque, che sfociarono un secolo fa nell’abisso tremendo della Grande Guerra.

Anni messi a fuoco attraverso letture, musiche, immagini, canti, pitture  di studenti e adulti  i  quali si sono cimentatisi in esercizi di ‘ri-scrittura’ di testi del primo Novecento. L’altro appuntamento si è avuto nel Cenacolo del Fuligno con il Concerto-lettura (alla fisarmonica Olimpia Greco) che dalla Napoli dei caffè concerto, ha condotto i partecipanti nella Roma dei Salotti dannunziani, nella Parigi dei musicisti d’avanguardia, nella Vienna ironica e corrosiva dell’operetta. Si è trattato dunque di un viaggio teatrale, in salsa grottesca, che ha condotto gli spettatori dalle luci abbaglianti dell’Esposizione Universale del 1900 al ‘maggio glorioso’ del 1915. Spiega  Claudio Longhi: “L’idea dell’intero progetto è infatti di capire quale clima si respirasse ‘prima’ della ‘Grande guerra’, prima della catastrofe in cui sarebbe stato gettato il mondo. Con questa operazione intendiamo affrontare il ‘buco nero’ che caratterizza il periodo illusorio della ‘Grande pace’. E’ un modo di fare finalmente  i conti con i nostri ‘Padri carissimi’, senza dimenticare mai che, come scrive Bertolt Brecht: ‘la tragedia, molto più spesso della commedia, prende alla leggerezza le sofferenze dell’umanità‘”.

Perché questa ricerca e perché questo titolo? Secondo Longhi, indagare, far luce per quanto possibile su quel ‘buco nero’ della storia, è importante per capire meglio l’oggi o, almeno, il lungo periodo di pace che dalla Seconda Guerra mondiale in poi ha segnato, per la prima volta nella sua storia, la vita dell’Europa. Vi sarebbe, infatti, a suo giudizio, una certa analogia col presente, quello di un’Europa Felix i cui segni di crisi cominciarono  tuttavia ad intravedersi. Allora come ora.

Quanto al titolo, è ispirato alla ‘Lettera al padre‘ di Franz Kafka. A parte il fatto che la ‘Lettera al padre‘ (Liebster Vater, carissimo padre..) è del 1919, lettera peraltro mai consegnata, quindi posteriore al cataclisma che sconvolse l’Europa, rimane il fatto che “il rapporto con i padri è sempre una questione complessa, ove amore, paura, riconoscenza, odio, senso del dovere, tenerezza si mescolano in un groviglio difficile da districarsi, e dal quale, bene o male, siamo nati. E i padri si fanno così ‘carissimi’, oggetto di affetto profondo, ma anche figure ingombranti e per più aspetti costose”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore