mercoledì, Settembre 30

La grande fuga dalle milizie wahabite

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Un attacco contro la missione cristiana nella città di Aden all’inizio di marzo ha spostato l’attenzione verso l’oppressione religiosa che pochi media avevano osato riportare, e ancor meno l’avevano messa in evidenza. In questa zona a sud dell’Arabia Saudita, le minoranze religiose stanno vivendo nella paura, oppresse a causa delle loro credenze, emarginate solamente per la loro fede. In un quasi totale blackout mediatico, i cristiani, gli indù e gli sciiti dello Yemen stanno vivendo nella brutale stretta del clero wahabista, occupati dalle stesse forze militari che avevano dichiarato di voler liberare lo Yemen dai suoi oppressori. Qui, sotto il controllo dell’Arabia Saudita e della sua grande coalizione, cristiani, indù e sciiti stanno sopportando l’ignominia del settarismo, e dei loro destini poco ci è dato conoscere.

Questo mese ‘Shafagna‘ ha riportato la notizia che le milizie wahabite, armate e finanziate dal potente regno dell’Arabia Saudita, hanno pattugliato le strade di Aden, stilando liste e registrando tabelle sulle minoranze religiose quali parti di un’ampia campagna di conversione al Wahabismo. Sotto la loro influenza gli Imam sono stati costretti a redigere i loro sermoni inasprendo i toni nei confronti delle comunità religiose, portando così lentamente lo Yemen del sud ad accettare i religiosi reazionari wahabiti di Takfir. Il Takfirismo considera tutte le altre fedi religiose come apostate, permettendo la persecuzione di tutti coloro che non accettano il Wahabismo quale matrice religiosa.

Intrappolati in mezzo a una violenta e brutale campagna di indottrinamento che ricorda quella condotta dall’ISIL in Iraq e Siria, molti cristiani, indù e musulmani Shia hanno deciso da tempo di lasciare Aden, nel terrore di diventare i capri espiatori di un autolegittimato clero. Ma se effettivamente molti sono partiti, molti altri hanno scelto di restare, soprattutto per necessità finanziarie e mancanza di scopi.

Per questi ultimi Aden è diventata una prigione. Per chi è rimasto alla mercé di un crescente e vendicativo clero wahabista la vita è diventata insostenibile e soprattutto molto pericolosa. Fin da quando l’Arabia Saudita ha intrapreso la guerra contro lo Yemen, da quando cioè i suoi militari e i mercenari che ha assoldato sono sbarcati ad Aden, la città è diventata testimone della crescente violenza settaria. I cimiteri cristiani sono stati distrutti, le chiese e le missioni rase al suolo, i templi sono stati saccheggiati e distrutti, gli Imam sciiti sono stati arrestati e accusati di apostasia o tradimento… e la lista continua. Ma di quei crimini non sentiremo parlare. Non succederà perché rappresentano l’immagine del regno che le potenze mondiali non vogliono si scopra.

Ma un episodio merita di essere raccontato. Quest’episodio in particolare dev’essere raccontato e diffuso perché parla della resistenza di alcune persone al teo-fascismo, alla tirannia e all’oppressione. Molti sono coloro che, fuori dal religioso bigottismo e dall’autopromozione imposti dall’Arabia Saudita Wahabista, hanno resistito all’indottrinamento, determinati a non definire la propria fede nel rifiuto di quella degli altri. Quella che segue è la stupefacente storia di una resistenza che trae origine nei fondamenti più apprezzati dell’Islam: la tolleranza e la compassione. Per proteggere tutte le persone coinvolte i nomi e alcuni dettagli di questa storia sono stati cambiati.

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