lunedì, Gennaio 27

La grande bufala dell’Europa green Tutti siamo per la lotta al cambiamento climatico, ma le direttive, gli obiettivi, le politiche unanime, principalmente le volontà, non esistono o sono confuse. La fotografia dell’Europa oggi è quella di un Triangolo Utopico diviso tra Green ed Oil

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Sicuramente chi scrive può essere considerato di parte (petrolifera) e meno Green, può, ma non è così, se consideriamo che l’obiettivo del mix energetico deve essere raggiunto in una componente di tutte le energie disponibili in atto, questo vuol dire che è errato definire i così detti petrolieri’, distanti da una cultura ecosostenibile e più pulita.

Detto questo, in una settimana ricca di appuntamenti internazionali come la riunione Opec, il COP25 di Madrid, il Vertice Nato a Londra e l’organizzazione della Conferenza sulla Libia di Berlino, cerchiamo di analizzare di seguito il perché esiste questa Europa a doppia faccia.

La Speaker della Camera degli Stati Uniti d’America, Nancy Pelosi, ha dichiarato qualche giorno fa, durante il COP25 a Madrid, «ci siamo ancora dentro». Queste parole lasciano una ben chiara fotografia di interpretazione che tutti siamo green, tutti siamo per il cambiamento climatico ma le direttive, gli obiettivi, le politiche unanime, principalmente le volontà, non tanto dei singoli ma degli Stati ad oggi, non esistono o sono confuse, come la posizione dell’Amministrazione Trump in merito.

Proprio in questi giorni, sono state richieste diverse note ed osservazioni dalla Camera dei Deputati in merito al PNIEC, che indica il Piano Nazionale Energia e Clima da raggiungere entro il 2030. Una sorta di suggerimenti da portare a Bruxelles e far confluire in quello che sarà una possibile Era Green da raggiungere, con un forte comun denominatore che è la decarbonizzazione dell’Europa.

Ma davvero la nostra cara e altezzosa Europa vuole raggiungere questo stato di Green Area? Sotto l’aspetto burocratico sicuramente, ma sotto altri aspetti, i tanti comportamenti lasciano il cittadino e le parti coinvolte in questo processo ad una più diversa interpretazione.

Da un lato vediamo un’Europa bella, pulita e brava, e dall’altro un’Europa che si appresta ad organizzare, non a caso a Berlino, una Conferenza sulla Libia con il pieno supporto delle Nazioni Unite, proprio per, come definito da alcuni illustri organizzatori: «tentare di riportare la sicurezza e stabilizzare la produzione di petrolio nel Paese nordafricano, nell’interesse di tutti» .

I conti non tornano, se continuamente le agenzie internazionali e le dichiarazioni che si susseguono riportano che «la Germania, non ha alcun obiettivo in Libia, eccetto la pace», forse è una pace petrolifera o sicuramente saremo noi a capire male.

In tutto questo scenario, però, esiste anche una preoccupazione più profonda, che in tanti hanno preferito affrontare a Londra nel Vertice NATO, ovvero le tensioni in Medio Oriente ed il rapporto con la vicina Russia. Sicuramente l’Europa non è preoccupata per una massiccia fornitura di matrioska, ma per quell’equilibrio che non è mai esistito con gli amici/nemici russi. In ultimo, motivo di maggior preoccupazione, Gazprom ha inaugurato il Power of Siberia, il primo gasdotto con cui rifornirà la Cina, e quindi, l’Europa non sarà più il solo ed unico mercato

Questa nuova pipelines sarà destinata a ridefinire gli equilibri sullo scacchiere energetico internazionale, non solo perché Pechino oltre all’azzeramento delle importazioni USA per causa dazi, diminuirà ancora più le importazioni da terzi, ma anche per la ricaduta politica-economica nei rapporti con l’Europa, proprio in un momento di notevole contrasto Mosca-Bruxelles.  

Gli scenari come anticipato la scorsa settimana stanno cambiando ed anche con netta tempestività. Non più di cinque giorni fa il Petrolio ha subito una flessione consistente di oltre il 5 % del prezzo del greggio WTI, toccando quota 55,1 dollari a barile. Questa flessione, che ha in parte dato una svegliata ai mercati, è stata causata dalle dimissioni del Primo Ministro Iracheno Abdel Abdul Mahdi, che, visto le proteste nel Paese mediorientale e la continua interruzione di produzione petrolifera irachena, gli analisti internazionali hanno interpretato con questo atto di rinuncia del Premier, una possibile nuova fase di Governo.

Quanto detto è strettamente legato alla riunione OPEC di questi giorni a Vienna che dovrebbe aumentare la produzione petrolifera complessiva dei Paesi appartenenti all’Organizzazione di circa 1,2 milioni di barili al giorno, come comunicato dal panel pre-vertice, questo si tradurrebbe in una consistente ondata di petrolio sul mercato internazionale, ed è proprio la Russia -(Opec Plus), argomento di cui abbiamo parlato ampiamente sulle pagine di ‘L’Indro-, ad essere in parte ago della bilancia. Ma dalle voci che arrivano da Vienna in queste ore, le acque sono un po’ agitate e non si sa se le decisioni rispetteranno quanto programmato nei giorni scorsi o ci sarà un taglio della produzione petrolifera.

Quindi la fotografia è quella di un Triangolo Utopico diviso tra Green ed Oil. 

Sicuramente qualche Lettore si starà chiedendo come l’Europa finanzierà tutto questo e da dove arriveranno i capitali per una possibile e lontana svolta Green: si chiama BEI e sta per Banca Europea degli Investimenti. E’ l’istituzione finanziaria dell’Unione Europea  per il finanziamento degli investimenti atti a sostenere gli obiettivi politici dell’Unione. «La BEI ha deciso, con una nuova strategia approvata a metà novembre non all’unanimità (sei Paesi astenuti e tre contrari su 28) che dal 2022 non finanzierà più progetti per l’energia da combustibili fossili. Al tempo stesso si impegnerà di più, con finanziamenti ma anche con la consulenza della sua squadra di tecnici ed ingegneri, per accompagnare le imprese nella transizione verso l’energia rinnovabile e sostenibile dal punto di vista dell’ambiente. Questo colpo di acceleratore Bei contro il cambiamento climatico, che si allinea agli obiettivi della nuova Commissione UE, colpirà più duramente i Paesi la cui energia dipende ancora in alte percentuali dai combustibili fossili, tra questi l’Italia: ma sono questi i Paesi che potranno essere aiutati di più per accelerare la transizione»  (fonte: BEI).

Da anni la longa manus dell’Europa esercita sui propri Stati Membri una sorta di prepotenza energetica, o meglio, una guerra silenziosa per l’indipendenza energetica ma, non avendo petrolio a sufficienza quanto Medio Oriente ed Americhe o meglio, non riuscendo nel breve termine a ricercare e produrre la risorsa energetica convenzionale, decide di infliggere ad ogni Stato le linee politiche del Green e solo Green, facendo diventare il Continente Europeo un assurdo ed utopistico Eden verde vicino alla tanto amata ed odiata Germania.

In tutto questo enorme caos, però, tutti in fibrillazione per un imminente incontro a Roma, in queste ore, da tempo calendarizzato dalla Farnesina, è in Italia il Ministro degli Esteri russo, Sergej  Lavrov, accompagnato (forse) dal Ministro della Difesa.
Parleranno di Energia, di Gas, di Difesa, di GREEN o di Matrioska? Staremo a vedere! 

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Sull'autore

Michele Marsiglia è presidente della FederPetroli Italia. Da più di 20 anni si occupa di progetti strategici nell’Oil & Gas internazionale. Oltre agli studi Economici Aziendali, durante la Crisi Asiatica del 1997 perfeziona la propria esperienza alla Borsa di New York (New York Stock Exchange) sulle analisi dei principali Mercati Finanziari internazionali con particolare riferimento agli strumenti derivati Futures, scambiati sulla piazza merci di Chicago. Inizia la sua carriera negli Approvvigionamenti Strategici in Outsourcing, approdando dopo alcuni anni all’Agip Petroli (oggi ENI Group) per poi gestire alcuni processi di sviluppo per importanti Raffinerie e Società Petrolifere. Da anni la sua figura è chiamata a rappresentare aziende dell’indotto industriale per Agreement strategici e di Relazioni. Fondamentale il suo coinvolgimento in Libia e in parte del Medio Oriente con particolare riferimento ai nuovi giacimenti di petrolio e gas Offshore e Onshore. Fu l’unico membro con FederPetroli Italia a relazionare in Audizione alla Camera dei Deputati con l’allora A.D. di ENI Paolo Scaroni sulla delicata situazione della nascente crisi libica nel 2011 e la verifica degli Asset Strategici nel paese nordafricano. Ha dato vita nel 2009 a “Operazione Trasparenza” iniziativa per spiegare nel nostro paese che cosa vuol dire Petrolio e Gas. E’ Consulente di Direzione ed Advisor Board per i Rapporti Istituzionali di importanti aziende petrolifere e del Non-Oil. Docente in diversi corsi di specializzazione (post diploma e post-laurea) con collaborazioni in diverse Università. Membro di Comitati Scientifici negli Organismi di studio geopolitico, da anni affronta le tematiche del Medio Oriente e del Continente Africano focalizzando l’interconnessione delle dinamiche economiche, politiche e del dialogo interreligioso nonché esperto delle nuove tecniche di ricerca petrolifera attraverso il Fracking, sviluppate principalmente negli U.S.A. È chiamato come relatore a conferenze e seminari in ambito internazionale, oltre ad essere presente con propri articoli e pareri tecnici sulla principale stampa nazionale e straniera. Complessivamente è autore di numerose pubblicazioni (papers, articoli), il suo nome appare spesso in articoli pubblicati sui principali media internazionali e nazionali, è spesso ospite in trasmissioni televisive e radiofoniche. Definito da tanti un’abile lobbista, in realtà ha sempre dichiarato: ‘’….prendo caffè in giro per il Mondo e stringo mani…...tutto qui’’.