giovedì, Marzo 21

La Germania si difende dagli investimenti cinesi La Germania inasprisce i controlli sugli investimenti esteri per ragioni di pubblico interesse

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Lo scorso mercoledì 19 Dicembre il governo Merkel ha approvato un pacchetto di misure per controllare e limitare gli investimenti extra-europei in Germania per ragioni di pubblico interesse, come risposta alla crescente penetrazione da parte di compagnie cinesi pubbliche o sostenute dal governo in settori strategici per l’economia tedesca. Le nuove regole permetteranno al governo di monitorare ed eventualmente bloccare acquisizioni da parte di aziende estere superiori al 10% delle quote, abbassando così notevolmente la precedente soglia del 25%, nel caso di infrastrutture e tecnologie chiave nell’industria energetica, agro-alimentare, delle telecomunicazioni, della difesa, nell’ambito finanziario e dei trasporti. Al centro delle preoccupazioni, in Germania come in Europa e negli Stati Uniti, il controllo di asset strategici nazionali da parte della Cina attraverso il ‘cavallo di troia’ delle sue compagnie e il relativo trasferimento di tecnologie e know-how.

Come dichiarato dal ministro dell’economia Peter Altmaier, il governo «deve essere in grado di esaminare con attenzione chi sta acquisendo infrastrutture sensibili e quali conseguenze ciò potrebbe avere» . Dure le reazioni delle principali associazioni industriali tedesche alla scelta del governo. La Confederazione dell’industria tedesca ha ribadito in un comunicato che la Germania «deve restare aperta agli investitori esteri», mentre l’associazione delle Camere del Commercio e dell’Industria ha evidenziato come la misura rappresenti un segnale fortemente negativo verso i partner e investitori internazionali. Il portavoce dell’associazione dell’industria meccanica, Brodtmann, è stato ancora più diretto nel definire la scelta del governo «motivata da ragioni politiche» e tale da causare «ulteriore incertezze».

Con questa misura anche la Germania inasprisce i controlli sugli investimenti esteri, seguendo l’esempio degli Stati Uniti, Canada, Francia e di diversi Paesi europei che hanno visto crescere nell’ultimo decennio i flussi di investimenti dalla Cina. Secondo Bloomberg, nel corso degli ultimi 10 anni la Cina ha effettuato investimenti nell’Unione europea per almeno 318 miliardi di dollari, intrattenendo rapporti con le imprese cinesi per il 45% in più rispetto a quanto fatto dagli Stati Uniti. Operazioni realizzate da oltre 670 aziende e fondi di investimento di base in Cina o ad Hong-Kong, di cui almeno un centinaio di proprietà statale, con le restanti legate in vario modo al governo cinese. Una corsa degli investimenti cinesi che preoccupa fortemente Germania e Francia, promotrici insieme alla Commissione europea di un nuovo sistema di screening che adesso dovrà passare al vaglio dei restanti Paesi membri dell’UE.

Insieme al Regno Unito, la Germania è il Paese europeo che ha visto il maggior numero di operazioni di acquisizioni e fusioni con compagnie cinesi come protagoniste. I dati riportati dall’analisi di Bloomberg parano di 225 operazioni per un valore di oltre 20 miliardi di dollari fra il 2008 e il 2018. Nel 2016 la Cina è diventata il principale partner commerciale della Germania, con interscambi fra i due Paesi per un valore di 170 miliardi di euro, contro 167 della Francia e 165 degli Usa.

L’euforia per il nuovo asse commerciale Berlino-Pechino sarebbe finita proprio 2016, quando la Germania per la prima volta ha dovuto fare i conti con il pericolo del crescente controllo cinese nel cuore dello sviluppo tecnologico tedesco.  In quello stesso anno la compagnia tedesca Kuka, leader nella produzione di macchinari e strumenti per l’industria, è stata acquisita per 4,5 miliardi di euro dal gruppo cinese Midea, a seguito della mancanza di offerte migliori provenienti da altre aziende di base in Germania.

Da allora la Germania si è unita con forza al novero dei Paesi che stanno restringendo gli accessi del capitale cinese entro i propri confini nazionali. Nel luglio 2017 il gabinetto della cancelliera aveva provveduto a riformare la legge sul controllo degli investimenti per ragioni di pubblico interesse, introdotta nel 2004, rafforzando i poteri di veto del governo. Veto esercitato per la prima volta lo scorso agosto, quando il governo Merkel è intervenuto a gamba tesa contro la vendita della compagnia Leifield Metal Spinning, anch’essa specializzata nella costruzione di macchinari, a gruppi cinesi.

L’Europa si chiude così sempre di più all’influenza cinese e al suo soft power veicolato dagli enormi flussi di investimenti esteri. La posta in gioco degli investimenti cinesi in Europa, come ribadito esplicitamente dal ministro tedesco dell’economia, riguarda ormai la stessa ‘sicurezza nazionale’ dei singoli Stati europei.

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