giovedì, Ottobre 22

La Germania e gli altri: Europa a due velocità

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Tradizionalmente a fine giugno il Governo tedesco rende noti i dati sull’andamento del mercato del lavoro nel Paese per l’anno precedente. Risulta dalle cifre pubblicate che anche il 2015 è stato per la Germania un anno decisamente positivo sotto questo punto di vista. Non solo si è confermato il trend degli ultimi anni verso una drastica diminuzione della disoccupazione ma il 2015 si è rivelato un anno record: dall’unificazione del 1990 in qua, mai la percentuale di disoccupati era stata così bassa, essendo scesa fino al 5,6% della forza lavoro complessiva. Al lusinghiero risultato si legano molti altri aspetti positivi della vita economica e sociale della Germania. L’alta occupazione riflette una sana struttura produttiva che ha fatto registrare nell’anno scorso un indice di crescita, al lordo dei prezzi, del 3,8%. La produzione è sostenuta soprattutto da una forte domanda interna e da quella che viene dai Paesi della zona euro, i quali sembrano avere accettato, nei fatti, una leadership industriale tedesca che preferiscono affiancare nei suoi bisogni, piuttosto che intenderla come una sfida alla competizione. Le entrate fiscali garantite dal buon andamento dell’occupazione così come i profitti delle imprese hanno permesso un aumento delle pensioni del 4,2% nei Länder occidentali e del 5,9% in quelli orientali, considerati, a causa delle note vicende storiche, più svantaggiati economicamente e quindi destinatari di misure finalizzate a un maggiore equilibrio fra le aree del Paese. I dipendenti pubblici avevano invece ottenuto un cospicuo aumento salariale già l’anno scorso, variabile secondo il Land, ma comunque sempre attorno al 5%.

E poiché le buone notizie, come le cattive, non vengono mai sole, il buon andamento dell’economia si unisce a indicatori sociali che manifestano un certo diffuso ottimismo. Sempre il 2015 ha visto prodursi in Germania un mini baby boom. Era dal 1990 che non nascevano così tanti bambini (767 mila). Non sono bastati per determinare un saldo di popolazione positivo, ma la forbice fra morti e nati si è ulteriormente ridotta. Per stabilire se si tratti di una contingenza o se sia in atto un cambio di atteggiamento verso la maternità e la paternità (che veniva rinviata a età sempre maggiori o sentita come un peso) occorrerà attendere i dati degli anni prossimi. E’ un fatto però che anche il numero dei matrimoni cresce, con un aumento percentuale del 3,6%. A questo concorre certamente il basso costo del denaro in Germania. Una giovane o comunque nuova coppia può pianificare, ad esempio, l’acquisto di una casa a condizioni più favorevoli (il tasso sul mutuo per la casa varia ma normalmente resta sotto al 3%) rispetto a una coppia in Paesi meno virtuosi.

Non si può dire che i tedeschi intendano adagiarsi su questi buoni risultati. E’ infatti in corso un serio dibattito sul fatto che, nonostante gli indici positivi, anche nel 2015 le spese sociali in Germania sono aumentate, soprattutto nel campo dell’assistenza medica. E’ anche questo un trend di ormai lunga durata e che viene considerato con qualche preoccupazione sia economica che sociale. E’ chiaro infatti che si può decidere di erogare sussidi pubblici se l’economia riesce a fornire le risorse, ma se le spese di assistenza superano le pur buone performances dell’economia, si rischia una spirale che può portare a eccessivo indebitamento pubblico (e adesso il denaro costa poco in Germania, ma sarà sempre così?, ci si chiede). Dal punto di vista sociale poi, fatto salvo il settore sanitario, è ovviamente preferibile che il cittadino sia meno dipendente possibile dall’aiuto pubblico. Questo vale anche per gli immigrati, il cui impatto sulla società tedesca non si è ancora riflesso in pieno nelle statistiche. Anche gli immigrati, infatti, devono seguire corsi di lingua e professionali e sono tenuti (questo almeno è nei voti) ad inserirsi il prima possibile nel mondo del lavoro.

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