domenica, Agosto 18

La Georgia resterà un Paese virtuoso? Dieci anni dopo la guerra con la Russia e dopo le ultime elezioni presidenziali, la Georgia è alla ricerca di una completa definizione, ma sembra avere le idee abbastanza chiare

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Situato nel Caucaso meridionale, sulle rive del Mar Nero, la Georgia è uno stato transcontinentale: per alcuni è l’ultimo lembo di Europa, trovandosi proprio sul limite che separa i due continenti, per altri invece è la porta dell’Asia. Già repubblica dell’Unione Sovietica, divenne indipendente nel 1991 al crollo dell’impero comunista.

La scorsa domenica si è tenuto il secondo turno delle elezioni presidenziali. Si contendevano la carica, Salome Zurabishvili, ex Ministro degli Esteri, con il sostegno del partito di governo ‘Georgian Dream‘ e Grigol Vashadze, anche lui ex Ministro degli Esteri, appoggiato da una coalizione che include anche lo ‘United National Movement‘ fondato da Mikheil Saakashvili. Ha vinto Salome Zurabishvili, grazie anche al supporto del miliardario Bidzina Ivanishvili.

Zurabishvili sarà l’ultimo presidente eletto direttamente dopo le modifiche alla costituzione, apportate nel 2017, che prevedono la nomina da parte di un collegio ristretto di elettori composto da parlamentari e rappresentanti politici locali e regionali.

Anche se la campagna elettorale è stata abbastanza anomala, con poco spazio dedicato ad approfondire i temi più rilevanti, in un rimpallo di accuse tra i principali contendenti, secondo l’OCSE si è svolta, almeno la prima parte, «in maniera competitiva. I candidati sono stati in grado di fare campagna elettorale liberamente». E non è poco in questa area geografica.

La Georgia divenne indipendente nel 1991, dopo un referendum che vide i cittadini votare quasi all’unanimità per allontanarsi dall’Unione Sovietica e da Mosca, mentre le regioni interne dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud, spalleggiate dalla Russia presente nella regione con propri contingenti militari, volevano allontanarsi da Tblisi. Nel 1991 l’Ossezia del Sud e nel 1992 l’Abcasia si autoproclamarono indipendenti (indipendenza mai riconosciuta né dall’ONU, né dall’Unione Europea) e da allora divennero frequentissimi gli scontri tra georgiani da una parte ed abcasi, osseti e russi dall’altra. Ad agosto del 2008 gli scontri sfociarono in una vera guerra che si concluse nel settembre dello stesso anno, con un accordo firmato con l’allora presidente russo Medvedev, dopo che l’esercito russo aveva dato avvio ad una vera e propria invasione con probabile obiettivo la destituzione di Mikheil Saakashvili a Tblisi.

Se sotto il profilo politico e diplomatico le relazioni tra Mosca e Tblisi sono ancora complicate, sotto il profilo economico non sono mai andate così bene: la Russia nel 2016 è divenuto il primo partner commerciale della Georgia con un totale di 229 milioni di euro di importazioni. Certo non parliamo di volumi strategici, in quanto la Georgia ha un parterre molto variegato di controparti commerciali e l’Unione europea assieme importa molto di più della Russia, ma è comunque sintomatico di un crescente interesse di Mosca verso Tblisi. Nel 2016 la Georgia ha esportato un totale 2.5 miliardi di euro di merci ed il 9 per cento, appunto in Russia, ma anche in Turchia, Cina, Azerbaijan, mentre l’interna Unione europea ha comprato merci e servizi georgiani per un volume complessivo di 650 milioni di euro per una quota del 20%, con in testa la Bulgaria e la Germania.

Nonostante il valore dell’export georgiano negli ultimi anni sia diminuito, si è passati da 3.5 miliardi di dollari nel 2013 a poco più di 2.5 miliardi nel 2016, i principali indicatori macroeconomici parlano di un Paese comunque in salute: il prodotto interno lordo nel 2016 è cresciuto del 2.7%, mentre nel 2017 addirittura del 4%, un debito pubblico sotto controllo e ben al di sotto del 50% del PIL. Inflazione comunque non preoccupante intorno al 6%.

La Georgia è un Paese con proprie peculiarità e sicuramente tenace ed anomalo rispetto ai vicini: è infatti l’unico Paese dell’area ex sovietica, fatta esclusione per i Paesi baltici, ad aver saputo coniugare crescita economica e lotta alla corruzione. Secondo la ‘Corruption Perceptions Index 2017′ pubblicata da ‘Trasparency International’, la Georgia si colloca alla 46° posizione tra Paesi meno corrotti, a netta distanza dai vicini armeni ed azeri, rispettivamente alla 107° e 122° ed a distanza siderale dalla Russia posta alla 135° posizione.

E’ dallaRivoluzione delle rose del 2003 che la Georgia ha cominciato a muoversi per modernizzare l’economia e l’amministrazione. Gli interventi furono numerosissimi ed estesi a molti settori, da quello energetico, ai trasporti ed alla pubblica amministrazione e miravano a semplificare la normativa societaria ed il sistema fiscale, aprire il mercato a nuovi operatori, anche stranieri e a sviluppare le infrastrutture. Riforme profonde ed in alcuni ambiti applicate molto rapidamente, come nella pubblica amministrazione, con ottimi risultati sotto il profilo della lotta alla corruzione.

Riforme apprezzate naturalmente dalla Banca  Mondiale, che oramai considera la Georgia un Paese dove fare impresa è divenuto estremamente semplice. Anche nell’ultima classifica ‘Doing Business’, la Banca Mondiale esprime un giudizio più che lusinghiero sul Paese tanto da collocarlo al 6° posto prima della Norvegia e degli Stati Uniti. Anche nella classifica sulla ‘Economic Freedom’ della ‘Heritage Foundation’, la Georgia è in ottima posizione: 16° posto, tra la Svezia e l’Olanda e prima degli Stati Uniti. Certo si tratta di istituzioni che hanno una visione molto particolare dell’economia, sia la Banca Mondiale che soprattutto la Heritage Foundation, think tank conservatore che promuove politiche pubbliche basate su libera impresa e limitato intervento dello Stato, ma esprimono comunque valutazioni positive sul Paese, non solo economiche, ma anche su alcune pratiche di governo.

Salome Zurabishvili avrà un compito non facile. Dovrà agire mantenendo aperto il dialogo politico ed economico con la Russia, nonostante l’insanabilità della questione delle due regioni separatiste e dovrà proseguire con le riforme istituzionali, tra cui quella che mira al rafforzamento dell’indipendenza della magistratura e dovrà continuare il processo di avvicinamento all’Unione europea: nel 2016 è già entrato in vigore l’Accordo di Associazione e il Deep and Comprehensive Free-Trade Agreement (DCFTA) e dall’anno scorso i georgiani, come gli ucraini, possono viaggiare senza visto nello spazio Schengen. Un compito non facile, come di consueto in quest’area geografica.

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