mercoledì, Ottobre 28

La Francia vuole prendersi Avio La proposta è l’unificazione dei tre principali costruttori missilistici europei, ovvero Avio, OHB, ArianeGroup. Avio impensierisce l’ambizione egemonica francese, perché ha buoni ricavi e prodotti che possono offuscare la vetrina francese in diversi segmenti di lancio

0

Da un quotidiano d’oltralpe apprendiamo che il Ministro di Economia e Finanza francese, Bruno Le Maire, sta proponendo l’unificazione dei tre principali costruttori missilistici europei, che sono Avio in Italia, OHB in Germania e ArianeGroup in Francia. Michel Cabirol, l’autore dell’articolo, nella sua analisi è asettico e abituato -come sta facendo da tempo la Francia nei riguardi dell’Italia- a guardare tutto da un punto di vista di vantaggi economici. Naturalmente per la Francia e i suoi affari.

Quest’ultima mossa ci convince che i vicini neolatini intendono sottrarre l’azienda italiana all’offerta dei lanciatori europei e riteniamo che sia il caso di essere molto cauti nell’esposizione in possibili trattative. Meno di un mese fa avevamo scampato un pericolo francese, ora…
Non vorremmo poi che in una situazione sanitaria che sta concentrando l’attenzione politica su tematiche di emergenza, ci sia qualche stratega pronto a pescare nel torbido e portare a casa un suo business (lo abbiamo detto nei giorni scorsi). E per quanto non sappiamo se l’isolamento forzato imposto da Palazzo Chigi sia la miglior soluzione per superare lo stato di pandemia, ma certo lo riteniamo più serio che autorizzare un raduno con la pelle colorata di blu come è accaduto a 3.500 sconsiderati a Laderneau, in Bretagna.

Ma le proposizioni di Le Maire, che ripercussioni possono avere in Italia?
«I sistemi spaziali», spiega l’esperto del settore Marcello Spagnulo, «sono un asset strategico e la disponibilità autonoma di veicoli di lancio rappresenta una conditio sine qua non per poter operare nello spazio». Pertanto l’argomento è serio e necessità della massima attenzione istituzionale. Il nostro Governo, con lo staff che ha delega nelle questioni spaziali, dovrà essere molto attento a valutarne gli effetti. Perché, «quando si parla di missilistica», dice Spagnulo «le politiche nazionali hanno sempre un ruolo preponderante persino rispetto a quelle comunitarie».

La posizione francese è nota da tempo e può comprendersi che le inquietudini derivanti da una superiorità commerciale americana, prima snobbata e ora temuta, facciano pensare che occorre dare una svolta alla mappa della produzione missilistica europea, prima, almeno, che la cassa in cui ci sono molti soldi, di italiani compresi, sia del tutto prosciugata.

Le novità di quest’ultima esternazione del Ministro francese sono il coinvolgimento di un player tedesco e l’ipotesi di costruzione di un unico gruppo, piuttosto che di propositi di acquisizioni.
Ma è qui che all’osservatore attento deve scattare un allarme. Come, infatti, fa notare il vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali Michele Nones su ‘Formiche.net’, questa volta la proposta «non arriva da una fonte di carattere industriale, ma da una fonte politica molto autorevole».
E allora qual è la nostra preoccupazione?

La Francia ha sempre avuto l’ambizione di segnare il passo nel campo dei vettori extratmosferici europei. Gli investimenti effettuati da Charles de Gaulle per aprire una base in Sud America, nel 1964, dopo aver lasciato le installazioni di Colomb-Béchar in Algeria, pur avendo portato dopo sei anni a una europeizzazione di Kourou, non hanno mai fatto perdere le connotazioni di un poligono nazionale: la Guyana è, infatti, uno dei 15 dipartimenti d’oltremare della Francia e là tutto è francese. Non è un aspetto puramente di facciata, in quanto la Francia vanta i siti di maggior produzione di lanciatori, pertanto non c’è da meravigliarsi che ogni azione in questo campo diventi quasi un diritto divino dell’Eliseo. Avio, dunque, impensierisce l’ambizione egemonica francese, perché l’azienda italiana porta buoni ricavi e offre prodotti che possono offuscare la vetrina francese in diversi segmenti di lancio. Perché allora non inglobarsela con una governance sotto l’autorità giuridica e economica della ville lumiere?

Michele Nones aggiunge nella sua intervista la necessità di «una riflessione che tenga conto delle passate esperienze di concentrazioni europee che si siano dimostrate di successo». Val la pena riflettere bene su questa affermazione.
La storia industriale di un Paese va letta e non ascoltata da chi è al soldo di questa o quell’altra impresa, che dietro compenso dà luogo a pubblicistiche mendaci. E difficilmente nei report a pagamento si racconta che quando un Paese rileva una partecipazione in un’industria fuori dai suoi confini, lo fa prevalentemente con l’intenzione di arraffare i mercati disponibili e trarre il massimo utile dal suo affare. Ovvero spremere il limone fino alla fine. Non è un caso che dopo aver sfruttato il costo del lavoro italiano, più basso fino al 30% rispetto a quello delle Nazioni centro europee, ora l’attenzione si sta spostando verso i Paesi che hanno rappresentato i contorni dell’impero sovietico. Dove ancora le sindacalizzazioni sono embrionali e i diritti dei lavoratori incarnano una variabile da trascurare. In Italia è si è lasciato fare perché il sistema non ha mai brillato per continuità di governo, né per attenzione al proprio patrimonio industriale. C’è una vasta letteratura al riguardo che i più interessati possono consultare.
Che gli errori del passato non si ripetano!

E non devono ripetersi, perché questa volta l’Italia ha stanziato una somma molto alta per lo spazio: con un portafoglio di circa 2,3 miliardi di euro, ovvero il 16% del budget totale dell’Esa, il nostro Paese resta tra i primi contributori dell’Agenzia Spaziale Europea e rivendica di essere potenza spaziale mondiale. Dunque non può essere trascurata la sua voce nei piani di crescita del suo comparto scientifico-industriale.

Cabirol conclude il suo articolo: «Le condizioni per il consolidamento in Europa sono molto complicate a causa delle regole europee». È vero quanto afferma il giornalista francese e le regole vanno tutelate in modo severo.
Il nostro auspicio è che i funzionari italiani che lavorano a Bruxelles sappiano curarsi degli interessi del Paese da cui provengono senza lasciarsi abbindolare da false promesse e prospettive ingannevoli. Occorre conoscere gli argomenti piuttosto che subirli.
E lo stesso vale per funzionari e politici in Italia. Oggi bisogna difendere gli investimenti perché non solo fanno parte del prelievo fiscale a cui siamo tutti obbligati, ma perché essi rappresentano un patrimonio accumulato e conservato con il lavoro di più generazioni di tecnici e professionisti. Che non solo rappresenta il nostro presente, ma soprattutto il futuro della nostra Nazione.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore