giovedì, Dicembre 12

La ‘Francia periferica’ che vota Front National

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«Nel 2017 o nel 2022, la Francia periferica deciderà le presidenziali», è una profezia che non lascia scampo quella di Christophe Guilluy, il geografo più ascoltato dai politici francesi, che sostiene che, se Marine le Pen non riuscirà a vincere le elezioni quest’anno, la ‘Francia periferica’, zoccolo duro del suo elettorato, riuscirà comunque a imporre il suo candidato tra cinque anni.

La ‘Francia periferica’, titolo del saggio che Guilluy ha pubblicato nel 2014, fa riferimento all’immensa provincia francese, popolata dall’ormai ex-classe media. Il geografo francese parla, infatti, di una spaccatura sempre più profonda, che sta lacerando il Paese, dividendolo in aree metropolitane e, appunto, provincia.

Le città godono appieno dei benefici derivanti dal mercato internazionale: producono un terzo della ricchezza francese e sono abitate dalle classi più benestanti, che vivono nei quartieri più esclusivi, e dagli immigrati, che, nel migliore dei casi, svolgono lavori precari e non qualificati e sono relegati nelle cosiddette ‘banlieue’, sorte di ghetti che sorgono ai margini delle metropoli.

La provincia, invece, è popolata dall’ormai ex-classe media, che ha pagato appieno il conto della globalizzazione. Le grandi industrie hanno fatto le valige, l’agricoltura è in difficoltà, così come i pensionati e i giovani, che fanno sempre più fatica a trovare un lavoro. La provincia, la ‘Francia periferica’, raggruppa, secondo i calcoli di Guilluy, un po’ più di 34mila comuni (sui 36mila francesi), ovvero il 60% della popolazione, percentuale questa costituita per tre quarti da membri delle categorie popolari.

Chi abita la ‘Francia periferica’ avrebbe, secondo il geografo francese, abbandonato i territori più interessanti dal punto di vista dell’impiego perché vivere nei quartieri più ricchi delle città costa troppo e vivere nelle ‘banlieue’, abitate perlopiù dagli immigrati, è percepito come un qualcosa di sempre meno desiderabile.

Secondo Guilluy, il ‘ritorno al villaggio’ rappresenterebbe quindi un ‘riappropriarsi del proprio spazio’ di fronte a un sentimento di angoscia che fa sentire la popolazione autoctona minoritaria a casa propria. Si tratta di un progetto che vuole recuperare i valori tradizionali e che mal si concilia con quello liberale, sostenuto univocamente dalle classi dirigenti, dato che quest’ultimo sostiene quei valori rispetto ai quali la ‘Francia periferica’ costituisce una reazione, ovvero l’esaltazione della mobilità e della diversità.

«Il Front National è solo il punto di arrivo di una lunga storia di marginalizzazione da parte delle classi dirigenti di quella che una volta era la classe media e che oggi è, invece, classe popolare», sostiene Guilluy, che fa notare come siano proprio i ceti popolari a pagare le conseguenze negative di globalizzazione, multiculturalismo e immigrazione. Una storia di marginalizzazione, a detta del geografo, cominciata con l’istituzionalizzazione dell’immigrazione di massa e la deindustrializzazione che presero piede alla fine degli anni Settanta.

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