sabato, Dicembre 7

La fotonica europea chiede un ruolo di rilievo nel rinnovo del bilancio Ue A colloquio con Carlos Lee, direttore generale di EPIC (European Photonics Industry Consortium) il ‘Consorzio dell’Industria Europea della Fotonica’ sulle prospettive dell’industria del settore

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In questo scorcio di giugno si discuterà nell’Ue la distribuzione dei fondi del bilancio europeo 2021-2027. Si preparano le battaglie. Ma intanto nel campo della scienza si sono attivati gli scienziati che hanno lanciato appelli per invitare alla tutela dei settori scientifici che incidono maggiormente sulla vita delle persone e sul futuro dell’industria europea.

E’ questo il motivo, spiega Carlos Lee, direttore generale di EPIC, per cui tre premi Nobel (un francese e due tedeschi) hanno lanciato nei giorni scorsi un appello per includere il settore della fotonica europea tra le priorità del bilancio che va sotto il nome di ‘Horizon 21-27, la parte del bilancio europeo destinato alla ricerca e sviluppo. E’ in ballo, secondo l’appello degli scienziati, «il futuro delle industrie dell’aeronautica, delle apparecchiature mediche, e tutto il settore dell’economia digitale, computer e telecomunicazioni in testa».

Gli scienziati – Gerard Mourou, Nobel per la Fisica nel 2018, Stephan W. Hell, Nobel per la Chimica 2014, e Theodor W. Hansch, Nobel per la Fisica 2015 – hanno in comune il fatto di aver ottenuto l’ambito riconoscimento per le loro ricerche nel campo della fotonica e delle applicazioni ad essa legate.

Nel progetto Ue, che scade il prossimo anno ( Horizon 2020), la fotonica aveva una posizione di spicco e i risultati sono stati visibili. «Le partnership pubblico-privato (le cosiddette PPP)» – si legge nel documento diffuso dai tre Nobel – «hanno ottenuto i punteggi più elevati nella revisione di bilancio a meta’ percorso del programma Horizon 2020 e sono diventate un modello per le future partnership» ci ha detto Carlos Lee. 

«Ora» – aggiunge – «si teme che la Commissione europea possa abbandonare questo settore di eccellenza con il rischio di perdere la posizione di avanguardia che l’Europa si era conquistata in questi anni”  spiegando che l’Europa ha già perso la sua posizione di eccellenza mondiale nel campo dei semiconduttori, dei LED e dei pannelli solari. E’ quindi opportuno che le autorità europee non facciano lo stesso errore  con il settore della fotonica “che e’ attualmente in pieno sviluppo e che potrebbe dare all’Europa una posizione di assoluto primato nella prossima fase della rivoluzione digitale».

Lee spiega quindi che all’industria della fotonica sono ancorate molte piccole e medie imprese europee che guidano il settore, da quelle automobilistiche alle applicazioni militari, ma anche al settore dell’arte e del restauro di antichi dipinti e affreschi, degli strumenti ottici nel campo della medicina fino all’ airbag per auto che si taglia con i laser e a tutte le applicazioni delle telecomunicazioni, e gli esami ottici di prodotti alimentari ecc.

Sono circa 5000 le compagnie europee nel settore, spesso piccole e giovani ma le loro ricerche possono essere usate per applicazioni anche importanti. 

C’e’ sempre stata una grande collaborazione nell’industria della fotonica che da molti viene vista come l’industria del futuro. “Chi e’ piu’ avanti nel mondo? L’Europa” spiega Lee ricordando che  l’Europa era all’avanguardia, ad esempio nei pannelli solari, dove la Germania aveva il primato. Ora i cinesi sono diventati leader. Solo 2 anni, ma e’ stata una concorrenza sleale. 

Anche nel settore dei LED è accaduta la stessa cosa, ricorda Lee,  e questo non e’ accettabile, va bene la concorrenza ma questa non è concorrenza, è utilizzare le ricerche altrui per profitto”. Cento industrie hanno investito nel settore e sono state messe KO. “Se americani o cinesi vogliono comprare imprese europee, questa è un’ottima cosa. Ma devono essere le imprese europee leader a dettare nel mondo, e nel campo della fotonica l’Europa ha veramente  un primato mondiale”.

Esiste una Sylicon Valley per la fotonica? 

No, non esiste. Sylicon Valley e’ la patria dell’elettronica. Per la fotonica noi dobbiamo fare ogni possibile sforzo per cercare di tenere questa scienza in Europa che va quindi finanziata per poter creare veramente un polo della fotonica. L’Europa e’ leader in questo settore. Lo sapremo solo tra 20 anni se saremo riusciti in questa impresa.

Si tratta di una scienza di base che serve a tutti e dalle infinite applicazioni” sottolinea mostrandomi un documento con le firme di ben 500 amministratori delegati (CEO) di altrettante imprese europee del settore.  Ma come lavorare insieme? Dove andare per la ricerca dei fondi necessari?

E aggiunge: “Se la Commissione europea mettesse, ad esempio, un miliardo nel settore, l’industria ne potrebbe mettere cento di miliardi.  La fotonica è il settore che dà il maggiore profitto. Tecnologicamente e’ una scelta ottima. La Commissione europea si chiede perché finanziare la fotonica non tenendo conto delle sue applicazioni (nell’industria automobilistica ad esempio). Servirebbe un centro europeo di ricerca per la fotonica ma pochi riescono a capire perché. Ecco il motivo quindi dell’appello dei tre premi Nobel per portare la Commissione ad una scelta decisiva”.

Ad esempio, ricorda Carlos Lee, Telecom Italia aveva un centro per le telecomunicazioni a Torino e ora i centri del genere vengono usati anche per altre applicazioni (ad esempio per tagliare il metallo con il laser nell’industria automobilistica). Le applicazioni possono essere trasferite da un settore all’altro. La stessa compagnia può quindi servire vari tipi di clienti e svariate applicazioni. 

 

Come reagisce la comunità scientifica a questo approccio?

“La comunità scientifica vuole che le sue ricerche possano essere applicate alla vita di tutti i giorni, ad esempio, alla medicina, usando i laser per le operazioni o per scoprire tumori. Ma bisogna sostenerla nelle ricerche”. 

Chi ha la responsabilità in questo campo? 

“I responsabili sono i politici. L’Unesco ha creato la giornata internazionale della luce e c’e’ anche la giornata internazionale della fotonica. Oggi la gente sa cosa e’ l’elettronica ma quanto tempo c’e’ voluto per far capire cosa sono i chip ad esempio. Ma bisogna investire. I coreani e i giapponesi lo fanno, la Cina ha piu’ ingegneri di qualsiasi altro paese, e’ una gara mondiale e l’Ue che e’ all’avanguardia deve continuare a finanziare la ricerca”. 

Quale paese è all’avanguardia in Europa? 

“Attualmente la Germania, poi la Francia e il Regno Unito, l’ Olanda e la Svizzera. Nel settore dei circuiti integrati l’ Olanda ha una profonda conoscenza nel cluster di Eindhoven dove la fotonica viene insegnata e studiata. E cio’ si vede dalla distribuzione degli amministratori delegati nelle industrie di settore nel mondo. Parecchi sono Olandesi.  Anche in Italia nel settore della difesa il mercato si sta espandendo”. 

L’industria militare spinge la ricerca? 

“In Usa è così. In Israele tutto deriva dal militare. Ne hanno bisogno della tecnologia, e sono molto avanti.  In Europa la Svizzera ha un posto di rilievo grazie alla sua industria della meccanica di precisione, e Svizzera e Israele fanno parte della comunità scientifica europea.

L’Europa è quindi all’avanguardia in molti settori ma cosa accade ora? 

“Alcune industrie hanno bisogno di fondi, anche se questo non garantisce la loro prevalenza in Europa e la comunità scientifica concorda con me. Se non ci sono compagnie che sviluppano le applicazioni, la ricerca non sara’ utile per l’industria europea e dovrà rivolgersi ad altri continenti. L’Europa ha bisogno di posti di lavoro e non solo di titoli di studio come Phd ma anche di operatori  industriali, di meccanici, di operai specializzati, non solo di ricercatori. Il consorzio EPIC ha 500 membri e 1500 posti di lavoro che si aprono ogni anno in tutte le compagnie che ne fanno parte, non sono solo posti di scienziati”.

Come operate a Bruxelles per fare lobby sulle istituzioni?

“Tutte le lobby a  Brussels dovrebbero puntare allo sviluppo di questo settore ma non c’e’ nessuno qui che si occupi di fare avanzare questo settore. Mancano i fondi. Si tratta di piccole compagnie che non hanno capacità di lobbying”. 

Cosa fare allora per farsi ascoltare?

“Servirebbe diffondere questi appelli attraverso i social media, perché la gente capisca a cosa serve questo settore da cui dipende il futuro della loro vita. I politici forse non se ne rendono conto e allora bisogna aiutarli a capire. A Bruxelles per esempio ci sono numerosi lobbysti del tabacco , dei prodotti alcolici ma in un settore che incide profondamente sulla vita dei cittadini e che avra’ una importanza cruciale per il futuro scarseggia la capacita’ di farsi sentire. Abbiamo bisogno di  amplificare i nostri messaggi perché la nostra e’ una piccola comunita’ di ricercatori e industriali ma di importanza cruciale per il futuro”.

In conclusione, il messaggio dei 500 amministratori delegati (CEO) delle compagnie che fanno parte di EPIC che hanno firmato l’ appello all’Ue servira’ a spiegare che la fotonica va inclusa nella programmazione del nuovo bilancio UE 2021-2027. Attualmente non e’ ancora previsto che ci sia. “E’ questo l’appello che stiamo lanciando oggi all’Europa. Ci siamo anche noi e abbiamo in mano una parte del futuro dell’Europa”.

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