giovedì, Ottobre 22

La forza mimetica della violenza e dei fascismi I fascismi, e la violenza che li genera e caratterizza, sono come la radiazione cosmica di fondo, e non possono essere attaccati solo da sinistra

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Il fascismo sembra essere diventato un’opinione. A leggere le parole di uno degli opinionisti del maggiore quotidiano italiano, non ci sono dubbi. Ma tra i lati più subdoli dei fascismi c’è proprio quello di avere molte facce, magari qualcuna apparentemente tollerabile, quello che invece non cambia è l’intenzione violenza di fondo, ossia la cultura che lo alimenta.
Il resto è razionalizzazione, magari a posteriori, orpello, tattica, modo per collocarsi al margine della normalità alludendo ad una parentela con essa, che però rimane una caramella mai scartata.

I fascismi, e la violenza che li genera e caratterizza, sono come la radiazione cosmica di fondo, ci permeano, ma noi ce ne accorgiamo quando è troppo tardi. La Seconda Guerra Mondiale è nata proprio dalla colpevole sottovalutazione del rischio costituito dai fascismi, che a loro volta si erano alimentati di alcune condizioni sociali lascito della Prima.
Eppure basterebbe osservare e pensare, partendo dalle cose più vicine a noi, spesso rivelatrici della piega che prenderanno le cose.

Sono dei giorni scorsi le immagini messe in rete dall’associazione Animal Equality, girate in un macello in provincia di Viterbo. Erano accompagnate da espressioni che anticipavano bene la realtà, senza rendere necessario infliggersi la visione di scene indegne di noi. «Inflitte sofferenze atroci», «agnelli picchiati e gonfiati col compressore». Immagini foriere di domande sul rapporto che intratteniamo con gli animali non umani, il cui unico torto è quello di trovarsi sottomessi alla nostra specie, così esigente e recriminatoria col proprio Dio, quando le cose non vanno come verrebbe, ma crudele quando è essa stessa a essere il dio di qualcuno.

Mondi paralleli, quelli degli animali, popolati di creature che prendono sul serio la modesta parte loro assegnata e dalle quali ci sarebbe molto da imparare, sebbene ad esse non importa molto insegnarci qualcosa. Gli animali non credono di avere una missione da compiere, si limitano a fare la loro parte, e questo basta.

Ebbene, il nostro mondo politico si è completamente disinteressato quasi fosse una notizia di colore, dimenticando che la crudeltà da noi riservata alle altre specie, in particolare quelle di cui ci cibiamo, non nasce come un fungo isolato ma è semplicemente una delle tante facce dell’aggressività umana, una vestigia del passato remoto che non sembra in procinto di abbandonarci e trasmigra ogni giorno nei comportamenti di individui disadattati, spalleggiati dagli ammiccamenti e dalle posizioni ambigue dei partiti del Centrodestra italiano, cui si somma la comoda e opportunistica neutralità del Movimento 5 Stelle.

Il Centrodestra italiano, che differisce parecchio dai movimenti moderati del Continente, non può prendere le distanze da certi brutti segnali, giacché la destra estrema fa parte del suo brodo elettorale. A sia volta, il M5S, che pesca trasversalmente, non vuole privarsi di potenziali elettori, così ogni volta che si tocca l’argomento, la sfinge che vorrebbe candidare alla presidenza del Consiglio se la cava con frasi fatte, tipiche di quella politica tradizionale con cui il Movimento sembra avere un conto aperto. «Ai cittadini queste cose non interessano», dice il bell’addormentato di cui sopra, dimenticando che è compito proprio della politica anticipare i rischi cui può andare incontro una comunità. La politica, come la medicina, è più efficace se incoraggia la prevenzione. Il M5S sta giocando una partita pericolosa, nell’ansia di non mischiarsi in alcun modo con i partiti, rischia di finire in balia di tutto cioè di niente, che sembra il suo destino remoto.

I fascismi non si possono attaccare solo da sinistra, come se fosse un suo compito specifico, prima di tutto perché quest’area è lacerata da potenti contraddizioni interne e dunque la sua capacità di fare argine oggi risulta ridotta. In secondo luogo perché a interfacciarsi ad un fenomeno sociale pervasivo non può essere una parte del sistema. Neppure possono essere pesati, i fascismi, a seconda delle convenienze del momento, essi rappresentano una patologia della democrazia e come tali minacciano il presente e futuro di tutti.

L’irruzione dei giorni scorsi presso la sede del comitato Como senza frontiere, da parte un gruppo di attivisti dell’estrema destra, non è solo una goliardata di quattro ragazzi, come si balocca il Segretario della Lega, ma una precisa minaccia a un’idea di mondo, quella fondata sulla solidarietà e sull’eguaglianza. Proprio qui, su queste due parole, passa il crinale tra democrazia e fascismo. Non solo, ma il fatto stesso che sia potuto accadere è un segnale chiaro e inquietante, significa che costoro sentono che oggi è possibile osare, che il vento contrario non è impetuoso come dovrebbe o com’è stato in altri momenti.

Chi si perde in distinguo o in manovre dilatorie, come fanno il Centrodestra e il M5S, che si è pure rifiutato di votare la legge Fiano in Parlamento, un provvedimento che limita la propaganda fascista, diventa a tutti gli effetti complice della deriva in atto.
Su questo non può esservi dubbio, e quand’anche qualcuno avesse in animo di strumentalizzare il sentimento antifascista, come i 5S rimproverano al Pd, resta il fatto che in certi casi, a scanso di equivoci, è preferibile una posizione esplicita a un borbottio in cui è difficile non vedere pericolosa confusione, leggerezza, mancanza di cultura e di equilibrio.

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