martedì, Luglio 7

La donna nell’Islam, questa sconosciuta Violenza, emancipazione, scontro tra tradizionalisti e progressisti: ne parliamo con Roberto Piccardo

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Nelle ultime settimane le donne arabe e quelle arabe mussulmane hanno avuto gran visibilità sui media italiani.
Rula Jebreal ha, come dicono i media, ‘commosso’ dal palco festivaliero di Sanremo. «Siamo contenti che una donna araba ha commosso Sanremo con un discorso universale che viene da una donna senza velo né peli sulla lingua, dimostrando a tutti che la donna araba non é solo quello che vogliono dipingere i razzisti; donna senza voce e porta il velo e sottomessa, oggi sono stati serviti ed è stato asciugato il mare del razzismo e le strumentalizzazioni politiche in cui nuotano», ha poi commentato Foad Aodi, fondatore di Co-mai.
Pochi giorni prima era stata nominata la prima Ministro della Difesa di un Paese arabo, la libanese Zeina Akar, della minoranza religiosa greco-ortodossa, in un Paese, il Libano, nel pieno di un gravissima crisi sociale-politica-economica che fa temere sollevazioni popolari anche più gravi di quelle andate in scena nei mesi scorsi, e al centro di una area geo-strategica in ebollizione. Stupore da molti in Occidente per una scelta inattesa.

Anche lo sport ha avuto la sua protagonista, per un giorno o poco più-, araba. Gli Australian Openhanno incoronato quella che è stata definita come ‘fenomeno Ons Jabeur’, una giovane tunisina ‘dal braccio d’oro’.

Insomma la donna araba, che non è sinonimo di musulmana, ma lo è quasi sempre per il chiacchiericcio dei media occidentali, da un po’ di tempo riempie le cronache. Il più delle volte, però, gli stereotipi hanno la meglio.
Con Roberto Piccardo, grande studioso dell’Islam, traduttore del Corano in italiano, abbiamo cercato di capire un po’ di più di chi sia la donna musulmana.

Piccardo, ci spiega sinteticamente come vede l’Islam la donna?

Innanzitutto dobbiamo dire che una cosa è l’Islàm e un’altra sono i musulmani e le culture islamiche o islamizzate. Da un punto di vista dottrinale (cioè in base al Corano e alla Sunna dell’Inviato) gli uomini e le donne hanno pari diritti e pari doveri. E’ evidente che nella specificità di ogni genere i diritti e i doveri non siano uguali, ma è essenziale la parità sostanziale. Raccomando di vedere questa considerazione.

L’Islam consente davvero la violenza contro le donne?

Il versetto nel quale si parla della possibilità di punire la moglie fisicamente, è sempre stato di difficile comprensione, a meno di non ritornare all’esempio profetico. Muhammad -Maometto- non batté mai una donna, rimproverò duramente quelli che lo facevano, e quando gli chiesero come andava compreso quel versetto disse che doveva essere al limite una punizione virtuale: ‘con il siwak’ (il cura denti che misura pochi centimetri i lunghezza e mezzo cm di diametro) o con il fazzoletto e senza colpire il volto. Dobbiamo sempre contestualizzare, e renderci conto che prima dell’Islam, le donne non avevano neppure diritto alla vita, e nessuna sanzione o disapprovazione subiva chi seppelliva viva una bambina.Il Corano e il Profeta vietarono questa pratica pagana con estrema fermezza.

Secondo alcuni scienziati islamici, la donna araba si è emancipata grazie all’Islam. Condivide?

Certamente sì, e non solo la donna araba. Il Corano e la Sunna hanno riconosciuto piena dignità alle donne, diritto al possesso, diritto alla scelta del partner matrimoniale. Questi diritti sono stati riconosciuti in occidente solo nel corso degli ultimi due secoli.

In alcuni Stati arabi la donna non ha il diritto di votare perché il voto è visto come una testimonianza. Cosa ne pensa?

Credo che sia una delle tante aberrazioni che vive oggi il mondo arabo. D’altronde, per quello che contano le elezioni nella maggior parte di quei Paesi… a parte la questione di principio, non credo che le donne arabe ne sentano la mancanza. Le donne, in Italia hanno potuto votare solo nel 1945, e così come in Francia e nel Regno Unito, in Germania, Stati Uniti e URSS nel nella seconda decade del ‘900. Questo non giustifica in nulla e per nulla il perdurare di una sperequazione odiosa, una delle tante che vivono le nostre sorelle sotto molti regimi arabi.

Uno degli scienziati islamici celebri afferma: «Richiedere i diritti della donna musulmana alla modalità occidentale è un complotto che mira a demoralizzare la donna musulmana e spingerla ad avvicinarsi al modello femminile occidentale decadente». Condivide?

Non sono sicuro che abbia detto proprio così, se si tratta di un vero sapiente (scienziato), e comunque non trovo corretto estrapolare una frase da un contesto e giudicarla a se stante. Da quel che capisco avrebbe potuto argomentare sulla triste condizione della donna occidentale, mercificata, sfruttata nel lavoro fuori casa e all’interno delle mura domestiche. Spesso costretta a scegliere tra carriera (o anche solo lavoro) e maternità. Vittima di un modello che gli viene imposto dal mercato e dalla ‘cultura’ che veicola. Se avesse voluto dire questo ne possiamo parlare e verificare se, oltre alla stigmatizzazione, ci sia un modo equilibrato per restituirle la sua piena dignità.

Quale responsabilità deve assumere la donna musulmana in mezzo a rivendicazioni tradizionaliste e altre progressiste paradossali?

Ecco questa è la domanda cruciale, ma la rivolgerei all’intera umma -la comunità dei fedeli-, non solo alle nostre sorelle. Credo che il ritorno alle fonti con intelligenza del contesto sia la via che dobbiamo percorrere tutti quanti, maschi e femmine.

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