domenica, Novembre 17

La divulgazione scientifica, un successo solo in tv? L' intervista a Barbara Gallavotti, biologa, autrice di libri di divulgazione per ragazzi, coautrice di alcuni dei format tv degli Angela

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Ci fosse ancora il vecchio indice di gradimento per la TV, le trasmissioni di Piero ed Alberto Angela sarebbero stabilmente ai primi posti della classifica. E questo risultato, sorprendente se si considera l’offerta televisiva globale, fatta prevalentemente di trasmissioni in stile reality dove gente comune e VIP più o meno famosi si cimentano in svariate attività, dalla cucina al canto fino al tentativo di matrimonio, fa capire che forse, al di la di ciò che può apparire ad una prima occhiata distratta, il bisogno di cultura ed il gusto di apprezzare la conoscenza è ben radicato nel pubblico italiano.

Eppure, l’offerta culturale globale, non solo televisiva, in Italia è paurosamente bassa. Peccato, perché il nostro paese ha, per usare una frase fatta ormai vetusta, proprio nel patrimonio culturale a tutto tondo (artistico, letterale, scientifico) il suo petrolio.

Ne abbiamo parlato per approfondire l’argomento – partendo proprio dal successo delle trasmissioni degli Angela –  con Barbara Gallavotti, biologa, autrice di libri di divulgazione per ragazzi, già responsabile della comunicazione istituzionale dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare e coautrice di alcuni dei format degli Angela (Superquark, Ulisse, tra gli altri). Ne è uscita fuori un’interessante chiacchierata, che partendo proprio dai programmi televisivi, alla fine ha spaziato fino ad affrontare temi molto più generali come l’analisi della situazione educativa globale italiana ed il ruolo che la politica ha o dovrebbe avere nello sviluppo culturale e scientifico. Gallavotti parla pacatamente, ed ha una caratteristica tipica della persone di formazione scientifica: dopo una frase, attende sempre qualche istante prima di riprendere il discorso, come per sincerarsi che ciò che dice sia la migliore rappresentazione in parole del suo pensiero.

Dottoressa Gallavotti, come viene organizzato un lavoro di divulgazione scientifica “a tutto tondo” come fate voi?

Ci sono differenze anche importanti tra la preparazione di Superquark e quella di Ulisse. Nel primo caso, un magazine, abbiamo diversi mesi di tempo per preparare i vari “articoli”, che poi andranno in onda nelle 10 o 12 puntate del programma. Quindi cerchiamo di occuparci anche di temi di attualità, ma sempre trattandoli da un punto di vista ampio, che si mantenga interessante anche dopo che è passato il momento “caldo” della notizia. In genere si prepara un elenco di argomenti potenzialmente interessanti, assieme a Piero Angela viene poi creata la lista di quelli selezionati, e ci si comincia a lavorare.

Nel caso di Ulisse, che è invece una trasmissione di due ore a tema unico, si lavora su ciò che Alberto Angela indica, e che può anche essere legato a ciò che succede (ed esempio una ricorrenza, un evento, il restauro di un monumento).

Va comunque sottolineato che in entrambi i casi c’è un enorme lavoro tecnico da svolgere: dalle inquadrature, al montaggio post produzione, alla scelta delle musiche. Un buon prodotto richiede un’attenzione direi quasi maniacale a tutti questi aspetti.

Studiate approfonditamente il tema sin dall’inizio, oppure cominciate da un canovaccio di base per poi aggiungere ciò che venite a sapere strada facendo?

Come in ogni lavoro giornalistico, si parte con un’idea di ciò che si vuole raccontare, ma questa può mutare o arricchirsi in fase di realizzazione. In particolare nel caso di Ulisse, proprio per la struttura della trasmissione, anche quando si parte da una base molto consistente si finisce sempre per approfondire ulteriormente altre cose che si vengono a scoprire, magari grazie alle chiacchierate con esperti, della cui consulenza ci avvaliamo sempre. Questo succede anche con Superquark, in misura minore per ciascun servizio perché naturalmente i tempi sono molto più stretti.

Quanto la forma del programma diventa poi sostanza? La cura tecnica del prodotto può far rinunciare ad alcuni argomenti o approfondimenti?

Guardi, a parte i cosiddetti film maker che girano documentari autoprodotti, il risultato finale che poi viene trasmesso in una televisione è sempre frutto di un lavoro fatto da una squadra che comunica in continuazione. Consideri che nella RAI gli standard da rispettare in termini di regia, montaggio, colonne sonore sono sempre molto elevati. Ogni difficoltà che emerge viene condivisa e si trova sempre una soluzione lavorando tutti assieme. In questo, un grande merito va a Piero ed Alberto Angela: sono bravissimi a creare la squadra ed a valorizzare l’apporto di ogni singolo componente, rispettando le competenze di ognuno di noi. A volte alcune interviste interessantissime sono state eliminate dal prodotto finale perché non funzionavano televisivamente parlando, altre volte in mancanza di inquadrature coerenti con ciò che si voleva comunicare si è ricorsi a animazioni, oppure si sono trovate soluzioni di altro tipo.

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