domenica, Novembre 17

La divulgazione scientifica, i giovani e il gioco da tavola L' intervista a Fabio Chiarello, fisico, ricercatore del CNR e coordinatore del concorso “Fotonica in gioco”

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Per veicolare la scienza tra il pubblico, ci sono diversi mezzi. La divulgazione scientifica effettuata tramite gli ottimi programmi televisivi di Piero ed Alberto Angela, che abbiamo affrontato nell’ intervista a Barbara Gallavotti è forse, quello principale.

Ma non l’unico: c’è chi, pur dibattendosi tra enormi difficoltà economiche e logistiche cerca strade alternative ed innovative, puntando in special modo alla formazione delle giovani generazioni, fornendo loro strumenti che, assieme al necessario percorso didattico delle scuole, possano rendere l’apprendimento anche un’esperienza ludica, facendo così appassionare gli studenti alla scienza tramite il divertimento.

E’ il caso del concorso “Fotonica in gioco, un concorso riservato alle scuole superiori ed organizzato dall’ Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR, che ha come oggetto l’ideazione e la realizzazione di un gioco da tavolo originale con tema scientifico. Siamo ormai alla seconda edizione,con  la prima che ha avuto un successo che è andato al di là delle aspettative degli stessi ideatori del concorso: 28 progetti presentati, ed oltre 400 studenti coinvolti da tutta Italia.

Per sapere di più, abbiamo contattato uno dei coordinatori del concorso, Fabio Chiarello, fisico, ricercatore del CNR ed autore del libro “L’ officina del meccanico quantistico”, che mostra quali siano e possano essere le implicazioni tecnologiche delle scoperte effettuate tramite la Meccanica Quantistica.

Di cosa si occupa l’istituto di cui lei fa parte?

Le principali attività dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR (IFN-CNR) sono ben descritte dal suo stesso nome. L’istituto si occupa infatti di ricerca di base ed applicata nel campo della fotonica e delle nanotecnologie, e della loro integrazione.

Fotonica e Nanotecnologie, per il profano, possono sembrare termini di un racconto fantascientifico: può spiegare l’oggetto di questi due campi di ricerca?

In breve, la fotonica si occupa dello studio e della manipolazione della luce a livello dei singoli fotoni, le nanotecnologie della realizzazione di dispositivi e sistemi sempre più piccoli, con dimensioni che scendono verso il nanometro (il miliardesimo di metro).

Che tipo di ricerche state attualmente portando avanti?

La ricerca svolta nell’Istituto spazia in diversi campi, dai dispositivi fotonici utili per l’informatica ed i computer quantistici, ai sensori ed ai rivelatori avanzati per la diagnostica medica, la tutela del patrimonio artistico, il controllo della qualità del cibo e tanti altri aspetti, fino ad arrivare ai cosiddetti “laboratori” e “organi” su chip (per lo studio dei sistemi biologici e, alla fine, lo sviluppo di cure e farmaci sempre più efficaci ed accessibili a tutti).

Le implicazioni tecnologiche delle vostre ricerche, quindi, sembrano molto immediate …

Direi di si. Si tratta di sviluppo di tecnologie con un forte impatto sulla società e sulla nostra vita quotidiana, come si può evincere dagli esempi che le ho fatto e dall’opinione diffusa che la fotonica sarà per il XXI secolo quello che l’elettronica è stata per il XX secolo.

Per tali ricerche, sono necessari finanziamenti che immaginiamo non siano contenuti. Come vengono gestiti? Quali sono le difficoltà che incontrate nel reperire i fondi? Tali finanziamenti sono solo pubblici o ci sono anche dei privati che sovvenzionano le vostre ricerche?

Ovviamente, la ricerca richiede risorse economiche, principalmente per pagare il lavoro dei ricercatori e per l’acquisto di strumentazione e materiali. Ogni ricercatore passa buona parte del proprio tempo cercando i fondi necessari per fare ricerca, sottoponendo proposte e progetti ad enti finanziatori come la Comunità Europea, il MIUR o le aziende private.

Sfortunatamente il livello dei finanziamenti italiani è però molto basso, ben al disotto della media europea, e questo è causa di un notevole svantaggio per lo sviluppo tecnologico italiano, con tutto ciò che ne consegue. Un problema ben noto e purtroppo mai affrontato in modo adeguato.

Esiste anche una piccola quota di finanziamenti privati, purtroppo piuttosto esigua vista la natura delle aziende italiane, per lo più medio-piccole e poco attrezzate ad attività di ricerca, che comportano investimenti rischiosi con ritorni solo a lungo termine.

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