sabato, Ottobre 19

La discesa in campo di Joe Biden L'ex vicepresidente punta alla nomination democratica

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Lo scorso 25 aprile, Joe Biden ha annunciato la propria candidatura alle primarie del Partito Democratico attraverso un filmato capace di macinare centinaia di migliaia di visualizzazioni nell’arco di poche ore. E soprattutto, di innescare una catena di donazioni (quasi 100.000) che gli hanno permesso di raccogliere fondi per 6,3 milioni di dollari in appena un giorno. Per l’ex senatore del Delaware, ricordato dai più per aver servito come vicepresidente sotto l’amministrazione guidata da Barack Obama, la corsa verso la nomination democratica nasce dunque sotto i migliori auspici, benché la strada da percorrere sia ancora lunga e lastricata di ostacoli.

Il primo dei quali è dato dall’età anagrafica; nato il 20 novembre del 1942, Biden si prepara a spegnere 77 candeline. Non poche, visto e considerato che il 62,5% degli interpellati nell’ambito di un recente sondaggio realizzato dalla Nbc News in collaborazione con il Wall Street Journal si è dichiarato titubante dinnanzi alla prospettiva di votare un ultrasettantacinquenne, e molto più bendisposto a fornire il proprio appoggio a un candidato donna, afro-americano e omosessuale. D’altro canto, però, la storia recente degli Stati Uniti ha ribadito una volta di più il valore relativo dei sondaggi, e visto Donald Trump rovesciare la stragrande maggioranza delle previsioni e passare alle cronache come il candidato più anziano ad aver varcato le soglie della Casa Bianca. Senza dimenticare che la nomination democratica del 2016, la potentissima Hillary Clinton la ottenne soltanto grazie all’attività di sabotaggio svolta dall’apparato dirigenziale del Partito Democratico a danno del candidato Bernie Sanders, di un anno più anziano rispetto a Biden.

Il che fa tuttavia di Sanders un avversario particolarmente insidioso, specialmente per la popolarità che riscuote presso l’elettorato giovane e progressista, tendenzialmente allineato sulle posizioni tipicamente liberal e diffidente nei confronti dei candidati ben inseriti nelle gerarchie del partito. Il senatore del Vermont potrebbe quindi rivelarsi un avversario pericoloso, ma non ispira particolare fiducia in seno alle fasce moderate e non più giovanissime, propense a schierarsi a favore di candidati dal profilo istituzionale.

A favore di Biden gioca l’elevato indice di gradimento registrato in merito alla sua candidatura presso la comunità ispanica, che per quanto nutrita (è infatti arrivata a costituire la principale minoranza etnica, a spese di quella afro-americana) non si è mai distinta per attaccamento alla politica. Lo rileva una ricerca secondo cui tutte le elezioni presidenziali tenutesi a partire dal 1996 hanno visto la maggioranza degli ispanici disertare le urne.

Dinnanzi all’ex vicepresidente si profila dunque il non facile compito di ricompattare attorno al proprio nome la miriade di sottogruppi di cui si compone la galassia elettorale democratica, la cui maggioranza nutre comunque una buona opinione di lui nonostante le accuse di sessismo che gli sono state rivolte di recente.

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