lunedì, Settembre 28

La dinastia Dassault ha perso la seconda generazione Il suo nome è noto per grandi programmi aeronautici francesi

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La scorsa settimana è morto a Parigi a 93 anni per un attacco cardiaco Serge Dassault. Lo vogliamo ricordare perché il suo nome -e più ancora quello del padre- è legato a grandi programmi aeronautici francesi, ma meno conosciuta è la proprietà azionaria di grandi multinazionali e del quotidiano Le Figaro, il più longevo fra quelli ancora in pubblicazione in Francia e anche fuori, visto che fu fondato nel 1826 quando ancora regnava re Carlo X, ma che vanta di essere il più diffuso dei fogli l’oltralpe, con 320.000 copie di vendita all’anno. Nato come una rivista di satira e più volte chiuso per censura, nel 1944 il giornale ricompare a Parigi con un editoriale molto corposo di François Mauriac su Charles De Gaulle, per diventare il giornale del Mouvement Républicain Populaire, in netta opposizione ai gruppi di sinistra che alle ultime battute dalla guerra in corso aveva gran peso in Francia e nel 1981, con l’elezione di François Mitterrand alla presidenza della repubblica, Le Figaro con il direttore Jean d’Ormesson diventò per la prima volta da anni un organo di opposizione.

Ma torniamo al campo aeronautico perché sulla famiglia Dassault si può raccontare tanto. Il capostipite fu Marcel Bloch nato nel 1892 a Parigi. Un periodo storico assai fertile per gli appassionati europei di aeroplani, che seguivano con grande attenzione gli sviluppi degli studi che si svolgevano sul volo in America per mano di Samuel Langley e i fratelli Orville e Wilbur Wright. Il vecchio Continente, per mentalità e per i territori ricchi di humus innovativo, era focalizzato sui pionieri tedeschi, tra tutti Otto Lilienthal, che vedevano la possibilità di sollevarsi da terra con sistemi utilizzanti l’energia eolica mentre i francesi avevano più chiara la vista della propulsione meccanica. Gli intellettuali parigini erano soliti radunarsi nei salotti più raffinati e disquisire per ore sulle capacità e le opportunità delle ali applicate ad un veicolo. Ernest Archdeacon, un avvocato parigino di origini irlandesi era uno dei più accesi sostenitori delle nuove discipline e fu grazie a lui che nomi quali Gabriel Voisin balzarono agli onori delle cronache e portarono il volo a motore anche oltre i confini della propria terra. Molto ne beneficiò la città di Torino che grazie all’intraprendenza di tanti appassionati francesi iniziarono il lungo viatico delle costruzioni aeronautiche, mentre la zona lombarda prosperò per mano di industriali quali Gianni Caproni. E in Campania, per il genio di Nicola Romeo.

Non per caso l’aeronautica militare francese è nata nel 1909 e rese di fatto la Francia il primo paese ad equipaggiarsi di aerei da combattimento con l’Aéronautique Militaire che fu subito parte ufficiale dell’esercito francese, insieme a fanteria, cavalleria, artiglieria e il genio.

Bloch nasce con la passione del volo ma il suo era un genio molto fertile e ne diede prova iniziando ad inventare le parti più importanti degli aeroplani; uno fu lo straordinario profilo di elica denominata Eclair che fu montata sul caccia SPAD S.VII reso celebre dell’asso Georges Guynemer. I suoi studi proseguirono con un potente motore radiale utilizzato per equipaggiare poi i suoi caccia, realizzati con Henry Potez nella sua azienda aeronautica Société des Avions. Come per tanti altri imprenditori del suo calibro, fino a che durarono le commesse di guerra, gli affari prosperarono, poi il disarmo costrinse la chiusura degli impianti e solo la ripresa avvenuta negli anni Trenta gli consentì di riprendere le attività ma con un’impresa ormai nazionalizzata dal Front Populaire, una coalizione di partiti politici di sinistra che fu al governo in quegli anni roventi, in cui la sua occupazione si limitava solo all’incarico di direttore di stabilimento. Durante la seconda guerra mondiale, Marcel Bloch fu arrestato assieme al figlio dall’esercito tedesco il 17 agosto 1944, perchè considerato pericoloso per la difesa nazionale e la sicurezza pubblica. Ma in realtà il desiderio degli invasori era quello di appropriarsi del genio industriale e il suo rifiuto, ma anche perché ebreo, gli costò l’internamento in un campo di concentramento dove continuò a rifiutare la collaborazione con l’industria aeronautica tedesca. La permanenza nel lager di Buchenwald, istituito nel 1937 in Turingia, sulla collina dell’Ettersberg a circa otto chilometri da Weimar fu come si può immaginare drammatica. E sarebbe bene ricordare sempre queste dinamiche disumane utilizzate dai nostri vicini d’Europa ben meno di un secolo fa sia per distruggere un’etnia che per fiaccare le migliori teste pensanti del Continente. Bloch fu condannato all’impiccagione e risparmiato solo perché alcuni dei militanti, forse comunisti, riuscirono a salvargli la vita, sostituendo il suo numero di matricola a quello di un altro ospite deceduto. Lo spirito di squadra fece in modo che i suoi ex dipendenti custodirono gelosamente gli impianti e i segreti della Société anonyme des Avions Marcel Bloch così che quando fu liberato, nel 1945, si poterono rispolverare i migliori progetti che gli consentirono di costruire la principale azienda aeronautica francese, dopo aver cambiato opportunamente il suo nome in Dassault.

Marcel Dassault, noto per progettare i suoi aerei sui tavoli da disegno senza mai spogliarsi di un impermeabile chiaro e consunto, fu un gollista convinto e si diede alla politica con il ruolo di senatore delle Alpi-Marittime, poi deputato dell’Oise fino alla sua morte a 94 anni, decano dell’Assemblée Nationale dal 1978 al 1986. Il figlio Serge gli successe alla guida del gruppo e come il padre, dimostrò di essere un gigante del mondo imprenditoriale francese; anche Serge Dassault fu senatore e membro del partito politico dell’Unione per un Movimento Popolare, così come suo figlio Olivier, deputato all’Assemblea Nazionale Francese e poi sindaco della città di Corbeil-Essonnes, un sobborgo meridionale di Parigi. Difficile elencare gli aeroplani usciti dagli stabilimenti Dassault. Sono molto note le gamme degli aeromobili d’affari in cui Dassault Aviation occupa una posizione di leader con una quota di mercato del 40% sul mercato mondiale per lo più di appannaggio americano. Ma tra i segmenti militari più significativi ricordiamo la famiglia dei Mirage e Rafale che rappresentano la componente di dissuasione francese elaborata dopo la fine della Seconda guerra mondiale e voluta dal grande generale. «Dassault Aviation rappresenta la visione di autonomia strategica della Francia, soprattutto all’inizio della Quinta Repubblica», ha spiegato Olivier Zajec, professore di Scienze Politiche all’Università di Lione III e specialista in materia di Difesa.

La morte ha colto Serge Dassault nel suo ufficio al Rond-Point des Champs-Elysees. Secondo Forbes, il suo patrimonio netto è stato stimato nel 2016 a 15 miliardi di dollari. L’ex presidente Nicolas Sarkozy ha detto di lui: «Serge Dassault era un vero e proprio capitano d’industria, visionario e coraggioso».

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