giovedì, Novembre 14

La difficile partita di Zingaretti In un contesto di tutti contro tutti sia al Governo che all’opposizione, con un Di Maio scatenato che vuole andare all’incasso e durare 10 anni al Governo, ben sapendo che le sue quote nel Movimento sono al ribasso

0

E viene in mente ‘All’Italia’, di Giacomo Leonardi: «…Nascondendo la faccia / tra le ginocchia e piange. / Piangi che ben hai donde, Italia mia». Giorni di kermesse, e ognuno ‘spara’ la sua. Matteo Salvini, con la Lega, alimenta a ogni pie’ sospinto l’immagine diTruce’ (copyright di Giuliano Ferrara); un per nulla divertente Silvio Berlusconi, sollecitato a un’opinione su Greta, si mette a raccontare barzellette su ragazze svedesi da soddisfare a suon di ViagraMatteo Renzi e i suoi sciorinano tre simboli elettorali uno più insipido dell’altro e li sottopongono a referendum popolare (la possibilità di respingerli tutti e tre non è contemplata); Carlo Calenda, che sembra avviato a un inesorabile flop politico, ora cerca una qualche intesa con quella Piu’ Europa di Emma Bonino, che ogni giorno perde qualche pezzo per strada (tre deputati, un senatore, ognuno ha un’opinione diversa: Bruno Tabacci e Alessandro Fusacchia veleggiano verso altri lidi; Bonino vota contro il governo Conte; Riccardo Magi a favore). Andate a Napoli? Ecco Luigi Di Maio che festeggia con il Movimento 5 Stelle i primi dieci anni di vita del movimento. Ne promette altri dieci, e sempre e comunque al governo: «Siamo l’ago della bilancia di ogni governo dei prossimi anni». Si sente forte di quella che definisce ‘post ideologia’. Consiste, in sostanza, in questo: «Abbiamo degli obiettivi da realizzare e se ci stanno a realizzarli noi ci siamo». Altrimenti ognuno per la propria strada.

Di Maio gioca sul fatto che il Partito Democratico ha bisogno di tempo, e i suoi dirigenti tutto sono disposti a ingoiare (e molto hanno già ingoiato) pur di non andare a elezioni anticipate, e comunque non con questa legge elettorale. Nicola Zingaretti, vuoi per senso di responsabilità, vuoi per disperazione, è consapevole di essere alla guida di un partito che è come un castello di sabbia sulla riva del mare: per cominciare a battere qualche pugno sul tavolo deve scongiurare la temuta sconfitta alle elezioni regionali in Umbria; contenere la possibile sconfitta alle elezioni regionali in Calabria; soprattutto non deve perdere in Emilia Romagna. Solo così il PD potrà tornare a ‘negoziare’ e opporre dei NO ai diktat di Di Maio.

Zingaretti, insomma, si deve trasformare come quei condottieri (da Quinto Fabio Massimo non a caso detto Cunctator, a Sam Houston, a Michail J. Kutuzov), che sconfissero i loro avversari (Annibale, Santa Ana e Napoleone), più che con le cariche di cavalleria, con le pazienti attese. Anche perchè il tempo gioca a favore di Zingaretti, e penalizzerà i suoi avversari, dentro e fuori il partito.
Più tempo, consente al segretario del PD, ora che molti renziani sono usciti, dizingarettareil partito. Si prenda a prototipo l’Emilia Romagna: bersaniana quando il segretario era Pierluigi Bersani; renziana quando il segretario era Matteo Renzi; ora le varie articolazioni del partito stanno scoprendosi, chi più chi meno, un imprinting ‘zingarettiano’. E non solo in Emilia-Romagna.

Più tempo per Zingaretti significa poter apparecchiare’ (termine adeguato, trattandosi di spartizione) adeguatamente al tavolo delle tante nomine in scadenza. Gli ‘appetiti’ già si sono manifestati, per esempio con una lunga interrogazione parlamentare di Renzi su ENI. Un’avvisaglia di quello che accadrà nei prossimi giorni, e gli Sherpa di PD, M5S, LEU, renziani, sono già al lavoro; già si tiene d’occhio il boccone più pregiato: la presidenza della Repubblica. Il mandato di Sergio Mattarella scade nel 2022. Sembra lontano, ma in parecchi, da Romano Prodi a Mario Draghi, per citare i due più accreditati, già si stanno scaldando i muscoli.

Più tempo per Zingaretti significa poter sperare che i grillini si logorino, dilaniati da lotte intestine: i dissidenti ortodossi che disertano la kermesse napoletana; gli Alessandro Di Battista, smaniosi di tornare a giocare, e per nulla addolciti dagli ‘abbracci’ pubblici di Di Maio; l’appesantito Beppe Grillo che non rinuncia alle stoccate, sia pure condite da surrealismo che ormai provoca sbadigli e non stupisce (come, per dire, travestirsi da Jocker e sillabare che il “caos e’ la piu’ alta forma di democrazia”). Di Maio sa bene che le sue quotazioni sono in ribasso, e che il Movi/Mento ormai guarda a Giuseppe Conte. Lo stesso Grillo, in una cena a margine della festa napoletana, ha detto chiaro e tondo (e ci ha tenuto a farlo sapere), che punta a un’intesa organica con il PD. Davide Casaleggio consentendo, si può aggiungere. Ma questo lo sa anche il segretario del PD.

Più tempo per Zingaretti significa logorare anche l’uomo nero’, il Gran Cattivo che fino a ieri sembrava onnipotente, e forse lui stesso ha pensato di esserlo, al punto da invocare ‘i pieni poteri’. Ha ancora una buona capacita’ attrativa. Ma fuori dalle stanze del potere concreto, è destinato a sgretolarsi. Lentamente, forse; ma inesorabilmente.

Più tempo per Zingaretti significa disinnescare o comunque contenere i danni che provoca Italia Viva di Renzi, Maria Elena Boschi, Ettore Rosato e gli altri che hanno lasciato il PD; si agitano parecchio, in questi giorni, alla ricerca di visibilità, e spregiudicatamente praticano la politica del ‘Stai sereno’: assicurano lealtà a Giuseppe Conte, e nel frattempo gli scavano la fossa. Un antipasto a questo lavorar sui fianchi è dato da quanto accade a proposito della ‘manovra’. Il tempo a disposizione si misura in ore, martedì bisogna ‘vedere’. Al Ministero del Tesoro ci si spacca la testa sui dossier da presentare al Consiglio dei ministri. Luigi Marattin, vice-capogruppo dei renziani a Montecitorio butta li’: «Chiediamo l’abolizione totale e immediata di quota 100». Una richiesta che tocca il nervo delicato di una riforma cavallo di battaglia del M5S, e figuriamoci se possono accettare di buttarla nel cestino.
Ecco che arriva la risposta di Di Maio, dopo un vertice primo pomeriggio, infatti, arriva la lunga lista dei desiderata messi a punto dopo una riflessione collettiva con i Ministri e i Sottosegretari pentastellati, tra cui la titolare del Lavoro, Nunzia Catalfo e la viceministra dell’Economia Laura Castelli. Si parla di riduzione del cuneo fiscale per le imprese; di salario minimo, legato all’intervento sulle tasse sul lavoro in favore delle aziende; e di abolizione del superticket nel 2020. Piccolo particolare: si tratta di proposte che hanno dei costi, nessuna minestra è gratis, qualcuno la paga sempre. Nel caso delle proposte del M5S, chi paga?

Non solo: come realizzare il taglio delle tasse che gravano sulle buste paga? Come sarà definito il funzionamento del cashback? il bonus fiscale che riceverà chi pagherà con la carta di credito o il bancomat invece che con il contante. Come si risolverà l’ipotesi di riordino delle aliquote Iva?, che renziani e grillini vedono come fumo negli occhi. E il nodo dell’assegno unico per i figli?, voluto dai renziani e dal PD. Le capacità mediatorie di Conte saranno messe a dura prova. Per non parlare di Zingaretti, l’orso Yoghi della politica italiana: più di tutti ha bisogno di tempo e di pazienza infinita.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore