venerdì, Dicembre 13

Ecco la difesa Usa contro la Nord Corea

0

La Corea del Nord ha rivendicato il lancio del missile di ieri mattina, un missile che porta con sé la minaccia di poter montare «una testata nucleare grande e pesante» e che potrebbe arrivare a colpire il territorio americano. Secondo la tv di stato nordcoreana, si tratterebbe di un Hwasong-12 che avrebbe raggiunto 787 chilometri di distanza ed un’altitudine di 2.111 chilometri. Il Rondong Sinmun, il quotidiano del Partito dei Lavoratori, ha reso pubbliche delle immagini del missile che sembra simile ai modelli che hanno sfilato nella parata del 15 Aprile.

L’agenzia di stampa KCNA (Korean Central News Agency) scrive di un «ulteriore avanzamento verso un obiettivo di cui essere fieri al mondo», una costruzione interamente nordcoreana e dalle avanzate tecnologie di cui va così orgoglioso il leader Kim Jong-un. Il dittatore, dopo il lancio, ha ordinato di «continuare a sviluppare più precise e diversificate testate nucleari e di preparare un maggior numero di test, fino a quando gli Usa e i loro vassalli non faranno le giuste scelte con ragione». Pyongyang minaccia Washington consigliando di non sottostimare il suo potenziale. Mentre Seuol, invece, esprime perplessità circa lo sviluppo della tecnologia per ‘il rientro atmosferico’, elemento chiave per i missili intercontinentali. Ma la Corea del Nord sembra proprio aver preso di mira gli USA. «Sono nel range di un attacco».

Il 6 Aprile 2017 il Center for Strategic and International Studies (CSIS) ha pubblicato un documento, il ‘Missile Defense 2020’, frutto dell’elaborata analisi del sistema difensivo missilistico statunitense odierno, passato e futuro. Il report firmato da Thomas Karako, direttore del progetto sulla difesa missilistica e da Ian Williams, direttore associato nel programma per la sicurezza internazionale, spiega come il sistema americano attuale funziona e quali sarebbero le evoluzioni raccomandabili. Nelle due ultime Amministrazioni, la protezione della terra americana è stata identificata come priorità assoluta della difesa missilistica statunitense.

Oggi la strategia difensiva in questione è messa in atto da un particolare programma che prende il nome di ‘Groundbase Midcourse Defense’ (GMD) e da altri elementi, compresi nel Sistema di Difesa Missilistica Balistica. Le difese sono avanzate considerevolmente dal 2004 ad oggi ma, secondo il report del CSIS, nonostante ciò, rimangono piuttosto limitate e modeste rispetto alle minacce emergenti. La stessa Agenzia sulla Difesa Missilistica vuole indirizzare gli USA verso un miglioramento del sistema che richiede sforzi aggiuntivi per stare al passo con le minacce provenienti dal resto del mondo. I trend globali riflettono una varietà di minacce crescenti sia in complessità, che in numero ed in capacità. I missili sono divenuti armi più accurate, trasportabili ed efficaci. Insieme alle minacce puramente balistiche, le capacità dei potenziali nemici includono un raggio di distanza dei missili diverso rispetto a quello a cui gli americani sono abituati. L’evoluzione di questi missili continua ad avanzare e, parallelamente, continuerà a crescere la necessità di una difesa migliore.

La difesa missilistica è stata descritta come «un’arte in evoluzione», così riporta il report. Ogni Amministrazione governativa passata ha caratterizzato il programma di difesa missilistica nazionale in termini di sviluppo. Dall’uscita degli USA dal Anti Ballistic Missile Treaty (ABM) nel 2002, sia l’Amministrazione di George W. Bush, che quella di Barack Obama hanno respinto ogni restrizione giuridicamente vincolante relativa a queste difese. Le capacità odierne sono maturate e si è passati «da una infanzia ad una sorta di adolescenza, ma ci vorrà ancora molto affinché i programmi possano essere descritti come maturi o robusti». Il programma di difesa missilistico nazionale è oggi un programma terrestre calibrato con 15 fusi orari diversi ed include intercettatori siti in due luoghi, sette tipi di sensori su terra, mare, spazio ed altrettanti distribuiti in sistemi di controllo. Alla fine del 2016, alcuni dei 36 Intercettatori di Terra (GBIs) sono stati spediti in autobotti alle basi militari in Alaska e in California per fornire misure di sicurezza dalle potenziali minacce missilistiche nordcoreane e iraniane. Saranno aggiunti otto intercettatori alla fine del 2017 per un totale di 44.

A differenza del passato, la politica americana recente non mira alla difesa missilistica per salvaguardare la terra natia contro gli attacchi di Russia e Cina, facendo piuttosto affidamento su una deterrenza e, quindi, sulla difesa. Il focus americano ora è un altro: limitare la minaccia missilistica proveniente da Corea del Nord e Iran. Oggi in America, quasi 30 Stati mantengono le proprie capacità missilistiche, con approssimativamente 50 varianti di missili balistici. La missione è diventata sempre più difficile viste le minacce di lungo raggio, ora più accurate e diversificate. «Gli USA e i suoi alleati», scrivono nel report, «dovrebbero aspettarsi minacce dalle tante sfaccettature e che potrebbero sovvertire il sistema difensivo odierno, incluse intrusioni avanzate cyber, attacchi elettronici e veicoli ipersonici». Ad oggi, Iran e Corea del Nord non hanno ancora dimostrato di avere un Missile Intercontinentale Balistico (ICBM). Entrambi non hanno mai esteso i loro programmi missilistici, non hanno mai schierato un numero significante di missili a lungo ed intermedio raggio o messo dei satelliti in orbita, tutti step fondamentali per uno sviluppo dell’ICBM.

L’andamento della minaccia globale balistica (e non) verso gli USA sta, quindi, crescendo. L’ex vice segretario alla difesa per il settore missilistico e nucleare, Elaine Bunn, ha rimarcato l’importanza di essere «umili» nel fare predizioni sulle minacce. Gli USA sembrano essere preoccupati dalla minaccia di due Paesi: Nord Corea e Iran. Quest’ultimo, ha i programmi di missili balistici più attivi e diversificati di tutto il Medio Oriente. La Corea del Nord, invece, continua, senza precedenti, i test con veicoli di lancio missilistici, così come continua anche nei progressi nella miniaturizzazione di testate esplosive. Nei prossimi anni, non si esclude che possa potenzialmente iniziare una produzione seriale di missili balistici intercontinentali. Sarebbe abbastanza difficile e costoso affrontare una situazione di minacce significativamente più grandiose.

La Corea del Nord ha investito molto nelle sue risorse militari per potenziare missili balistici e armi nucleari, si legge nella ricerca del Csis. Il sistema a corto e medio raggio include una più nuova e mobile variante di missile, chiamata KN02. Pyongyang ha concluso otto test di Musudan, missili a medio raggio, nel 2016, il sesto a Giugno, raggiungendo un dichiarato «successo parziale». Lo stesso missile è stato testato due volte anche nell’Ottobre 2016, ma, apparentemente, senza successo. Nonostante questi alti e bassi ha dimostrato comunque di aver sviluppato un impegno notevole. Il missile in questione si stima abbia un raggio intorno ai 3500, 4000 chilometri. La Corea del Nord possiede anche un Veicolo di Lancio Satellitare (SLV), il UNHA3 che è stato usato con successo nel Dicembre 2012 e nel Gennaio 2016, il che dimostra le capacità tecnologiche a lungo raggio nordcoreane. Sono state prodotte due varianti del primo veicolo SLV, l’ultima delle quali sfoggiata nella annuale parata del Partito dei Lavoratori del 2015. Da quel momento in poi non è stato fatto alcun cambiamento al veicolo progettato e, tutt’ora, si stima che copra una distanza tra i 5000 e i 9000 chilometri, e questo lo rende una potenziale arma di attacco verso la costa Ovest degli USA e parte del Midwest. Ma il progresso di Pyongyang non si è arrestato qui: sorprendentemente, la progressione c’è stata anche nei missili balistici sottomarini. I capi del US Forces Korea e del NORTHCOM (U.S. Northern Command) hanno inoltre sottolineato che la Corea del Nord ha la capacità di miniaturizzare unarma nucleare. Nel Marzo dello scorso anno, delle immagini hanno immortalato lo stesso Kim Jong-un ispezionare quello che sembrava essere proprio un dispositivo nucleare miniaturizzato. Quei fotogrammi non sono stati, ad oggi, verificati e, d’altronde, occorre tener presente che la propaganda del regime di Kim, in passato, ha usato spesso i fotomontaggi; ciò non toglie che la minaccia nordcoreana sta crescendo e non è affatto rallentata dalle sanzioni internazionali.

Sembra improbabile che gli USA tentino, nel breve periodo, di adottare un atteggiamento di difesa «dominante» nei confronti di questi Paesi. Nonostante sia stato fatto molto progresso negli anni, il GMD rimane un programma che potrebbe essere descritto come un «prototipo avanzato», ma con un design e delle tecnologie di base risalenti agli anni 90. Al suo apice di successo nel 2002, la spesa relativa al sistema si avvicinava a 4.5 bilioni di dollari ma già nel 2016 era scesa a 2 bilioni, come è riportato dalla ricerca. Questo trend ha riguardato quasi ogni categoria della difesa americana. Una delle più importanti parti dello sviluppo del GMD è stato il sistema di lotta e di intercettazioni. Nessun sistema difensivo è migliore rispetto a quelli con sensori, comandi e controlli che determinano dove è la minaccia e come abbatterla. «I sensori sono la spina dorsale sottostimata delle operazioni di difesa missilistica», si legge nel report. E servono per l’intero ciclo dell’intercettazione: l’avviso, il tracciato, il controllo e la predisposizione all’attacco. Insomma, lintera difesa nazionale americana dipende dalle informazioni dei sensori e da una grande serie di radar terrestri, satellitari e sottomarini. Questi forniscono informazioni sulla velocità dell’obiettivo, sulla sua posizione e sul ‘controllo del fuoco’. Per proteggersi ed intercettare alcune minacce di missili a lungo raggio, gli USA attualmente si affidano per lo più al GMD e ai suoi assetti. Nel futuro, la difesa statunitense avrà evidentemente bisogno di un miglioramento significativo del GMD, ma anche di ampliamenti o di cambiamenti, come dimostra l’analisi del CSIS. «Il futuro del sistema difensivo missilistico non può rimanere centrato totalmente sul GMD».

Un cambiamento potrebbe avvenire intorno al 2020, scrivono Karako e Williams, da qui il nome della ricerca. Nonostante un cambiamento nella programmazione, la strategia difensiva di base è stata abbastanza costante dal 1999 in poi. Per differenti ragioni storiche, i servizi segreti americani hanno fissato al 2015 il momento di uno sviluppo emergente dell’ICBM iraniano e nordcoreano. Ora che il 2015 è finito, le minacce stimate devono essere rivisitate. Molti degli step prefissati (e non solo) saranno di necessaria attuazione nel 2020, se gli USA intendono stare al passo con l’emergente minaccia dei missili a lungo raggio. I problemi nel passato sono stati diversi: «certamente un calo di ambizione degli obiettivi del sistema difensivo nazionale», denunciano Karako e Williams. Il budget per la difesa nazionale ha visto un declino progressivo che può essere quantificato in vari modi, scrivono nel documento. Negli ultimi 10 anni, dal 2007 al 2016 la spesa totale per la difesa missilistica è passata da 3.7 bilioni a 2 bilioni, con un abbassamento del 46.5%; il budget per GMD è diminuito del 53.6%; i test GMD hanno addirittura visto un declino del 83.5%, passando da una spesa di 400.6 milioni to 65.8 milioni di dollari; la tecnologia avanzata, infine, è scesa del 60%. Nelle ultime Amministrazioni si è data priorità alla protezione contro gli attacchi limitati di qualunque provenienza, ma oggi gli USA si trovano di fronte ad un quadro diverso e ad una minaccia crescente da Nazioni più piccole, come Iran e Nord Corea.

Molti, quindi, gli obiettivi da raggiungere per ottenere una difesa nazionale più robusta ed adattabile, disegnata per affrontare le varie e sempre più crescenti minacce missilistiche. Molti i punti evidenziati dalla ricerca del Csis: occorrerà certamente aumentare i fondi per dare priorità assoluta della difesa e priorità alla affidabilità e alla funzionalità dei veicoli d’attacco; bisognerà aumentare i fondi per la tecnologia avanzata e per l’energia diretta. Dovrebbero, poi, moltiplicare i test, migliorare la qualità dei sensori, immetterne altri aggiuntivi per migliorare il tracciamento dei missili dal Medio Oriente, nonché, valutare i costi di radar da collocare altrove. E dora in poi, valutare meglio i rischi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore