mercoledì, Agosto 12

La destra francese divisa dalla vittoria di Macron

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Dopo aver fatto esplodere il Partito Socialista, l’ ‘effetto Macron‘ sta creando ora una profonda spaccatura in seno all’altro partito pilastro della Quinta Repubblica, la destra dei Les Républicains. Restare all’opposizione per cinque anni o fare un patto con il diavolo e accaparrarsi importanti poltrone nel governo del nuovo presidente? È questo il dilemma che divide  la destra francese all’indomani delle elezioni presidenziali, dove il suo candidato, François Fillon è riuscito nell’impresa impossibile di perdere una partita che pochi mesi fa sembrava già vinta.

Tra Les Républicains, c’è chi che di restare cinque anni all’opposizione proprio non ne vuole sentir parlare. Emblematico è il caso di Bruno Le Maire (nella foto), pezzo dal novanta del partito, ex ministro dell’Agricoltura e sfidante di Fillon alle primarie, che, immediatamente dopo l’ufficializzazione della vittoria di Macron, si è detto ben disposto a lavorare con il nuovo presidente. Una prospettiva che tenta l’ala moderata del partito, in vista della battaglia decisiva delle elezioni legislative dell’11 e 18 giugno, che decreteranno se il nuovo presidente avrà o meno una maggioranza all’Assemblea Nazionale e quindi i numeri per mettere in atto il suo programma di governo.

Domenica sera, intervistato dal canale televisivo TFI, Le Maire ha iniziato la sua ‘operazione seduzione’: «Sono pronto a lavorare in una maggioranza di governo» con Emmanuel Macron presidente, «il mio partito deciderà quale strategia adottare, ma tra una logica partigiana e una di interesse generale, tra una logica settaria e una logica al servizio della nazione, la mia scelta io l’ho fatta da molto tempo». La critica è alla prospettiva che il suo partito si auto-condanni a cinque anni di opposizione dura e pura, con l’obiettivo di impedire a Le Pen di imporsi come vera e unica alternativa a destra del nuovo presidente.

Le Maire incalza su Twitter: «Sono un uomo di destra e lo rivendico. Ma c’è un’incompatibilità maggiore con il progetto di Emmanuel Macron? La risposta è no». E ancora: «Mettiamo da parte le beghe di partito per fare dei prossimi cinque anni un quinquennato utile per la Francia». 

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