domenica, Giugno 7

La cultura, la ‘gabbia’ e il coronavirus Mostre, musei, gallerie, parchi archeologici e teatri d’opera visitabili in streaming. Ma il web non sarà sostitutivo del contatto diretto con il patrimonio artistico. Quanto al “disagio da colombi in gabbia” lo psicologo Loris Pinzani invita alla cautela e si dichiara contrario al paragone con le guerre: “son ben altra cosa!”

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La domenica delle Palme ha coinciso con la prima domenica del mese, abitualmente dedicata all’ ingresso gratuito nei musei statali. Stavolta però musei, gallerie, chiese, parchi archeologici erano chiusi e chissà per quanto tempo ancora lo resteranno, causa l’emergenza coronavirus che, oltre alle tante vittime che sta provocando, alle migliaia di ricoverati, all’immenso dolore che sta seminando, costituisce una grande mutilazione culturale. Per fronteggiare la quale, è stato attivato dal ministero dei beni culturali un sito che tiene viva la campagna di valorizzazione del patrimonio culturale italiano, in attesa di tempi migliori. Questo tour è stato percorso da migliaia persone che hanno utilizzato le loro giornate casalinghe per navigare dal Colosseo agli scavi di Pompei, da Taormina al Museo di Capodimonte, dall’Accademia di Brera all’Egizio di Torino, dagli Uffizi di Firenze, alla Mostra di Raffaello al Quirinale, e perfino attraverso i maggiori teatri italiani: come il San Carlo di Napoli, il Regio di Torino, la Pergola a Firenze, il Teatro Farnese a  Parma, la Scala a Milano, l’Opera a Roma e  via via tutti gli altri. Una buona risposta dunque che mette in luce come in questi ultimi anni il turismo culturale abbia inciso nelle abitudini e nella considerazione di beni artistici, archeologici, teatrali, musicali, ecc.ecc. e costituisca anche una risorsa economica. Che ora è azzerata.

Per quanto tempo? Ogni previsione al momento è azzardata. Salteranno comunque le attività di spettacolo già programmate per primavera e, sono in dubbio anche quelle estive. Come il Lucca Summer Festival,  che ha in programma leggende della musica come Paul McCartney, Paolo Conte, Cat Stevens e Patti Smith, ma il promotor Mimmo D’Alessandro sta seriamente pensando di saltare la stagione. A settembre è invece rinviato il Maggio Musicale Fiorentino e, per tener vivo il ricordo,  l’Ente musicale ha  affidato al sito ‘ noisiamoilmaggio ‘ la replica  in streaming gratuito di alcune registrazioni  del repertorio archivistico che va da Verdi a Puccini con interpreti indimenticabili come Mario Del Monaco, registi come Luca Ronconi, o direttori straordinari come Zubin Mehta e Riccardo Muti. L’iniziativa, lanciata lo scorso 14 marzo, ha già raggiunto da allora migliaia di utenti in tutto il mondo, dall’Italia agli Stati Uniti, alla Germania, al Brasile, fino al Giappone, al Regno Unito e in molti altri paesi ancora. Per assistere agli spettacoli basta collegarsi alla pagina Facebook del Teatro del Maggio nei giorni e agli orari indicati e seguire le istruzioni per avviare lo streaming. Intanto Elisabetta Guidauna giovane e brava collega di Milano, mi comunicava entusiasta di aver scoperto che anche il Metropolitan di New York mette in streaming un’opera al giorno, e di aver visto il Don Carlo di Giuseppe Verdi, stessa cosa fanno il Teatro Regio di Torino e il Teatro Massimo di Palermo: “per me sarà una droga, adoro l’opera”.

Anche dal Teatro della Pergola è stata trasmessa via Youtube una magistrale lettura   di un racconto di Allan Poe da parte della Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti per il ciclo ‘teatro notturno’. In precedenza era stata la volta di Stefano Accorsi. Straordinario il successo. Certo, non sempre è così, se Paolo Klunt, responsabile della comunicazione del Maggio Musicale Fiorentino, commentava,  con tono polemico, l’accoglienza di certuni all’esibizione dai balconi e dalle finestre delle case e dai balconi degli orchestrali del Maggio:”  Se non vi va di cantare, se non vi va di suonare, se non vi va di ascoltare l’Inno, se non vi va di sentir declamare poesie, stornelli, brani di romanzi, se non vi va di sentire applaudire o di applaudire, di accendere le candele, ma perché non serrate su le finestre, tirate già le tapparelle e ve ne state tranquilli a passare il tempo in altro modo? Reazioni, umori e comportamenti diversi, dettati dallo stato di clausura forzata cui il corona virus ci obbliga. C’è chi alterna giri  intorno al tavolo o sul terrazzo o dichiara di “ sentirsi in gabbia come un criceto.” Un richiamo questo che ad una studiosa d’arte ed esperta guida turistica come Rosanna Bari, fa venire in mente un dipinto del surrealista Renè Magritte, del ’37, che mostra al posto dell’identità  nascosta di un uomo, due colombe in gabbia: “ l’esempio che queste due colombe ci danno è quello che, pur sentendoci dentro una gabbia,  noi strenuamente e pacificamente Restiamo a Casa!” Titolo dell’opera: Il terapeuta”. Ma esiste davvero un disagio da “colombi in gabbia?  Per saperne di più ne parliamo con Loris Pinzani,  psicologo e psicoterapeuta, autore di testi specialistici e coordinatore di ricerche multidisciplinari ( l’ultimo suo lavoro è ‘Il processo anevrotico Terapeutico’, ed.Alpes),  che si divide fra Firenze Roma e Milano, figura già nota ai lettori de L’Indro.  

Intanto, cosa ne pensi della proposta di alcuni psichiatri e psicologi. coordinati da Armando Piccinni, di istituire una task force di esperti per superare il trauma provocato dall’allarme virus?

Ne ero a conoscenza, è stata avanzata in Toscana e nel Lazio,  la trovo una cosa giusta, sensata, rispondente ad una esigenza psicologica. E’ evidente che un evento come questa pandemia ha un effetto destabilizzatore, in quanto cavalca l’onda di una fragilità emotiva  presente in vari soggetti. Per i quali c’è bisogno di una risposta immediata. Ci troviamo di fronte ad una “emergenza dell’emergenza’ cui occorre provvedere. Per quanto riguarda   invece il disagio derivante dal dover restare, ancora per un tempo indeterminato, fra le pareti domestiche, occorre fare alcune distinzioni. E’ vero che talvolta la vita confinata in spazi ristretti può esser motivo di conflittualità familiari o di psicosi da reclusione. Ma al di là  di casi specifici di persone già sofferenti di varie forme di disagio mentale, il fenomeno in genere non credo avrà grande risonanza sociale, quando  questa difficile fase e, in parte anche la seconda, saranno superate. In molti casi si tratta di noia. Ma se ti annoi pazienza. Leggi un libro che ti passa e forse apprendi qualcosa. La noia non mi sembra un rischio difficile da gestire.  Già il pensiero filosofico antico e più recente  individuava nella vita umana un’ alternarsi di dolore e noia,passando per momentanee sensazioni di piacere. Quanto ai bambini, non sono loro a soffrire di psicosi. Se spieghi loro le cose come stanno le capiscono. Durante la guerra del Vietnam, spesso punto di riferimento per le indagini di psicologia di massa in Usa,  i bambini vietnamiti venivano esposti alle finestre tra un bombardamento e l’altro, per dar loro un po’ di sole. Finita la guerra i loro traumi non derivavano dall’essere rimasti chiusi nelle minute abitazioni, quanto dalle bombe rovesciate sulle loro teste e dalle ferite e devastazioni subite. La guerra è ben altra cosa rispetto all’epidemia che ci sta tormentando.  A tal riguardo mi associo a quanto già dichiarato dall’amico   filosofo Riccardo Roni,dell’Università di Urbino “Carlo Bo,”   il quale dichiarava di non condividere  l’equiparazione tra questo tragico evento e le guerre. Queste sono altra cosa. Si tratta di fenomeni   ben diversi e, francamente, non mi piace che si faccia uso retorico di immagini guerresche per fronteggiare un fenomeno verso il quale dobbiamo atteggiarsi con grande senso di responsabilità e sano realismo”.

Dunque, ti paiono eccessivi certi richiami catastrofisti che sembrano riecheggiare quelle tematiche già sollevate negli anni Sessanta da Umberto Eco, tra apocalittici e integrati?

Il mio invito è ad affrontare le problematiche che si presentano con con senso della realtà. E buon senso. Senza cedere al più nero pessimismo, o senza cedere all’euforia indotta dalla sempre più estesa diffusione delle pratiche tecnologiche. Per quanto utile, il web non sarà mai sostitutivo del contatto diretto con i nostri musei  monumenti e luoghi  di spettacolo e di svago. Aiuta un sempre maggior numero di persone ad accostarsi anche da casa, agli  eventi culturali e artistici, ma poi bisogna ritrovarsi nei luoghi a noi cari. Possiamo fare di meglio in questa situazione? La risposta è no. E allora intanto evitiamo lo smarrimento. Ma poi dovremo ritrovare il gusto di una partecipazione attiva ai momenti culturali e sociali che ci attendono, magari conservando le distanze fisiche di sicurezza, che sono altra cosa dalla “distanza sociale”.

Anche Rosanna condivide queste affermazioni:mai un documentario, per quanto ben fatto, potrà sostituire una visita guidata nei musei del Viminale per  il diretto  contatto con i capolavori di Raffaello,  al Museo Egizio o Pompei e agli Uffizi. E’ un aiuto, ma non sostitutivo. Ora comunque è il momento di  procedere passo passo garantendo innanzitutto più sicurezza a tutti e mezzi adeguati di protezione, personalmente considero prioritario investire sulla ricerca scientifica: è da lì che arriverà il vaccino per vincere questa emergenza e, in futuro altre.

Dalla conversazione con i nostri interlocutori, emergono altre priorità (rafforzamento del sistema sanitario, politiche adeguate di equità e giustizia sociale, un nuovo e diverso rapporto con la natura e l’ambiente per la salvaguardia del pianeta)ma ci sarà modo di tornarci sopra.  Intanto, è da accogliersi positivamente la notizia che a breve inizia almeno in Toscana, per iniziativa del Presidente Enrico Rossi, la consegna porta a porta delle mascherine, prima 10 milioni poi altri 10, cui seguiranno e gli screening a tappeto: è il modo migliore per consentire l’avvio di una fase nuova.

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