venerdì, Dicembre 13

La crisi più pazza del mondo Paese appeso ai Calenda, ai Di Maio, ai Renzi, ai Salvini. Fino a martedì sarà gara: tra chi si farà passare il vero per falso, e chi farà passare il falso per vero

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Crisi di Governo. ‘Hellzapoppin’’, come il film di Henry C.Potter, con Ole Olson e Chic Johnson: un susseguirsi di situazioni al limite dell’assurdo e del non senso? Preferiamo scomodare Luigi Pirandello con il suo ‘Ma non è una cosa seria’, metafora di come può accadere che la logica possa condurre alla pazzia (più raro il caso inverso)? Oppure siamo all’ennesima declinazione di quel ‘Qualunquemente’ di Antonio Albanese? Una cosa è certa: sulla pelle del Paese.

Ce lo dicono in coro: nessuno è attaccato alla poltrona. Anzi: vogliono che sia il popolo a decidere, che si possa esprimere e indicare da chi e come essere governati. Lo dice il leader della Lega, Matteo Salvini: ha sfiduciato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma al tempo stesso la mozione parlamentare che dovrebbe innescare il processo di sfiducia, al momento ècongelata’. Con il Movimento 5 Stelle litiga dalla mattina alla sera, accusa i grillini, Luigi Di Maio in testa, di boicottare tutte le sue iniziative digoverno’; però si guarda bene dal far dimettere i suoi sei ministri, e anzi, assicura che il suo telefono è sempre acceso. Poi accade che lo cerchino, dal numero due della Lega Giancarlo Giorgetti a Silvio Berlusconi che vuole ardentemente ricostituire una coalizione di centro-destra, ed ecco che il telefono suona a vuoto. Non è attaccato alla poltrona, ma di lasciare quella di Ministro dell’Interno non ci pensa neppure: «Non mi dimetto, nessuna soddisfazione ai compagni. In quanto a Conte è ancora il mio premier. Se apre sulla flat tax…». Ha invocato che gli siano dati ‘pieni poteri’; ora si dichiara disposto a tutto pur di scongiurare l’alleanza tra Di Maio, Matteo Renzi, Maria Elena Boschi: «No a inciuci e ribaltoni. Governo con PD, grillini e Forza Italia? Dovranno passare sul mio corpo, siamo pronti ad andare in piazza…».

Alfred Jarry ed Eugene Ionesco con il loro teatro dell’assurdo sono dei mediocri dilettanti, rispetto ai personaggi che calcano la scena politica in questi giorni.

Vogliamo dare un’occhiata al Partito Democratico? Quando l’ormai pensionato Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani accennarono appena una timida apertura a un Movimento 5 Stelle al massimo del suo trionfo, uno scalpitante Matteo Renzi, intimò il suo stentoreo ‘no pasaran’. Pena la scissione, la costituzione di un nuovo partito. Ora è Renzi a invocare un ‘tutti insieme appassionatamente’: un cartello anti-sovranismo e anti-Lega: e scongiurare a ogni costo le elezioni anticipate. Naturalmente per il bene del Paese; poi, se al tempo stesso si salvano anche le poltrone di Boschi, Lotti, Rosato, Marcucci e altri sodali, meglio ancora. E l’annunciato-minacciato nuovo partito? Per ora anche questo congelato: i sondaggi demoscopici non sono per nulla confortanti. Renzi non parla più di scissione. Se non riesce a distruggerlo prima, ora punta alla riconquista del PD.

C’è poi l’ex Ministro Carlo Calenda. Lui è fantastico: non si sa bene cosa proponga a parte una ribollita insipida che chiamarassemblementdelle forze moderate; ultimamente è molto irritato, perché non vuole nel modo assoluto che si tenti l’intesa suggerita da Renzi con il movimento di Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Se lo si fa, lui prende cappello, e fonda un altro partito. Siamo già al quinto annuncio, vedremo quanto durerà questa tarantella. Scende in campo il padre nobile del PD, Romano Prodi. Tempo fa aveva piantato a debita distanza la sua tenda dal PD. Andato via Renzi ecco che la distanza si era accorciata. Ora propone un qualcosa che se non è lazuppadi Renzi, è comunque pan bagnato.

Finita la babele? Neppure per sogno. Ve lo ricordate quando Salvini e Di Maio si inventarono quella cosa che hanno poi chiamato ‘contratto’? Dalle parti del PD gran berciare alla sostanziale buffonata, e qualcuno evocò anche una incostituzionalità. Critiche in buona parte fondate, beninteso: la politica non può essere cristallizzata in un atto notarile. Accadono imponderabili che richiedono decisioni di governo sul tamburo, situazioni non prevedibili e non previste cui bisogna comunque far fronte. Bene, ora anche dalle parti del PD si parla di possibile ‘contratto’: ha cominciato Massimo Cacciari, lo segue Graziano Del Rio; altri sono possibilisti…

Dalle parti del Movimento 5 Stelle? Niente elezioni; massima solidarietà a Conte. Ma di Salvini, come dice il Ministro Elisabetta Trenta, non ci si può fidare più.

Salvini, dopo un mese di polemiche al vetriolo, dalla Versiliana dice che o si fa un governo con il M5S oppure si va al voto: «La via maestra sarebbe il voto, invece siamo in mano a una trentina di renziani. Senatori di un pezzo del Pd che sanno benissimo che se andiamo a votare non li voterebbe nessuno. Ho fatto venire a galla in questi giorni che per qualcuno la poltrona vale seimila volte di più della democrazia…Qualcuno vuole andare al governo per terminare l’opera di svendita delle aziende italiane alle multinazionali straniere. Andremo nelle piazze italiane a chiedere pacificamente di andare al voto perché un altro governo non rappresenta la volontà popolare. Qualunque governo che non risponde alla volontà popolare è un governo che risponde a Bruxelles, Parigi e Berlino».
Il M5S risponde picche: la rottura definitiva si consuma al termine di un incontro, segreto (e di cui naturalmente tutti erano a conoscenza); dopo un interminabile conciliabolo nella villa di Grillo a Bibbona, l’ukase: ‘Salvini è un interlocutore inaffidabile, non più credibile’.

Questo gioco dei quattro cantoni andrà avanti fino a martedì, quando Conte parlerà, finalmente, al Senato. Finalmente, forse, il momento della chiarezza: anche se la Lega dovesse rinunciare a sfiduciare il Presidente del Consiglio si arriverà comunque alla rottura: Conte è intenzionato ad andare dal Presidente della Repubblica e dichiarare conclusa l’esperienza del governo gialloverde.

Alla fine della fiera: il Paese è appeso ai Calenda, ai Di Maio, ai Renzi, ai Salvini. Si capisce che sia in crisi. Che succo ricavarne? Ha ragione Emanuele Macaluso: quello che maggiormente colpisce in questa crisi è «la sua povertà culturale. Manca l’analisi di fondo della crisi italiana, per come si sta manifestando. La crisi di Governo è solo un pezzo di una crisi più ampia della politica…In questo anno Lega e M5S hanno approvato leggi infami come quelle sulla sicurezza. E insieme hanno creato un clima in cui sono cresciute paura e razzismo ed è stata creata tolleranza e spesso complicità su episodi che richiamano il fascismo. In questo contesto, tra i due tronconi populisti è prevalso quello leghista di Salvini che ha eroso l’altro troncone che si è rivelato, con Di Maio e Conte, una forza ausiliaria senza storia e identità, non proprio un argine democratico».

Fino a martedì sarà gara: tra chi si farà passare il vero per falso, e chi farà passare il falso per vero.

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