domenica, Novembre 29

La Corea del Nord torna a preoccupare, in attesa della nuova Casa Bianca La parata del 10 ottobre usata da Kim Jong-Un per parlare alla nuova Presidenza USA. Trump e Biden due linee programmatiche opposte nel tentativo di risolvere la crisi nordcoreana

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La Corea del Nord torna preoccupare. Kim JongUn -dopo che ripetutamente negli ultimi mesi era stato dato per quasi morto o comunque fuori gioco- torna minacciare. Lo ha fatto durante e attraverso la parata del 10 ottobre, in occasione in occasione del 75 ° anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori coreano.

Il messaggio, secondo gli analisti più esperti, militari e politici, è stato: la Corea del Nord non sta aspettando di vedere se le sue relazioni con gli Stati Uniti miglioreranno, bensì continuerà a far avanzare il suo sviluppo militare, indipendentemente da quanto difficile possa essere, dalle difficoltà che nel 2020 si sono aggiunte causa la pandemia; la minaccia nucleare della Corea del Nord rimane e rimarrà, e, con una seconda Amministrazione Trump piuttosto che con una nuova Amministrazione Biden, gli USA (e con essi il mondo) avranno a che fare con una Corea del Nord per nulla convinta in nuove pacifiche relazioni, rendendo difficile il ritorno ai negoziati. Insomma: cancellate i segnali di fumo di denuclearizzazione del 2018.

La parata è stata per Kim Jong-Un l’occasione per parlare al prossimo Presidente USA.

Nel corso della parata sono stati svelati: un missile balistico intercontinentale (ICBM) mobile da strada, a propellente liquido, molto più grande dei sistemi nordcoreani precedentemente noti, e un missile balistico lanciato da sottomarino a propellente solido (SLBM).
L’analisi dei due nuovi missili è stata subito condotta con dovizia di particolari dagli esperti militari, tra i quali quelli di ‘38 North’, che ne dettagliano le caratteristiche. Le conclusioni degli analisti sono abbastanza unanimi: si parla di una «logica politica dietro alla decisione di produrre o far sfilare» il nuovo sistema. ICBM. «Un missile balistico intercontinentale ‘super pesante’ inaspettato sarebbe una classica dichiarazione khrushchevian sull’abilità tecnica della Corea del Nord, la robustezza della sua capacità di minacciare gli Stati Uniti, e la permanenza del suo status di armi nucleari». Insomma:propaganda, deterrenza a parole, in obiettivo l’effetto politico.

Oltre ai missili, poi, sono sfilate mimetiche, uniformi e accessori, armi leggere e sistemi di artiglieria, carri armati e sistemi di difesa aerea a corto raggio, nuovi velivoli, lanciatori (TEL) per missili, suggerendo, spiega il ‘Bulletin of the Atomic Scientists’, «che la Corea del Nord ha superato le precedenti carenze e ha trovato un modo per rendere più robusta la sua forza missilistica mobile».

Kim JongUn nel suo discorso ha sottolineato che la «nostra capacità militare sta cambiando nel ritmo della sua crescita, nella sua qualità e quantità, nel nostro stile e in conformità con le nostre richieste e il nostro calendario», «la modernità delle nostre forze militari è notevolmente migliorata e chiunque può facilmente intuire la velocità del suo sviluppo».Questi «cambiamenti», annotano gli analisti, «richiedono davvero una seria valutazione, specialmente da parte delle forze sudcoreane e alleate». Considerando che «il tasso di cambiamento che la Corea del Nord ha dimostrato nella sua modernizzazione militare e nello sviluppo di armi strategiche negli ultimi cinque anni è significativo. Nonostante le sanzioni ‘pungenti’, Pyongyang ha costantemente dimostrato una capacità superiore di adattarsi ai tempi e trovare modi per raggiungere i suoi obiettivi strategici».

La parata militare «è stata una vivida rappresentazione di come l’intero approccio degli Stati Uniti -sia che si tratti di colloqui guidati dal vertice o di lavoro- è obsoleto», sostengono da Bulletin of the Atomic Scientists’. «Trattative lunghe e difficili per un accordo globale e di grande portata potrebbero essere l’approccio giusto quando si tratta di un Paese con una capacità nucleare in espansione. Ma il livello e il ritmo dello sviluppo di armi convenzionali e strategiche della Corea del Nord, e la profonda sfiducia da entrambe le parti, richiedono un approccio più agile e incrementale per frenare lo sviluppo ora, pur lavorando ancora verso obiettivi a lungo termine più ambiziosi». Quella che viene raccomandata è la politica dei piccoli passi: «una serie di piccoli accordi negoziati passo dopo passo creerebbe piccole, tempestive e potenzialmente frequenti vittorie per entrambe le parti e contribuirebbe a creare fiducia e slancio per ulteriori negoziati. Anche se questo potrebbe non essere politicamente appetibile a Washington, se entrambe le parti iniziano a vedere modesti guadagni e acquisiscono la fiducia che si tratta di più di una trovata pubblicitaria, in futuro potrebbero esserci di più sul tavolo. Un tale approccio ha anche il vantaggio di arrestare ora l’avanzata della Corea del Nord, impedendone l’ulteriore raffinamento delle armi in fase di sviluppo». Questo, si precisa, «non significarinunciarealla denuclearizzazione. Significa differenziare un processo di denuclearizzazione da ciò che gli Stati Uniti hanno fatto in passato per cercare di impedire in primo luogo ai Paesi di intraprendere il percorso nucleare».

L’urgenza di un tale percorso, che investirà il Presidente che per i prossimi quattro anni sarà chiamato a guidare gli USA, che si chiami Donald Trump o Joe Biden, è evidente ed è tutto in tale capacità di sviluppo della forza militare che Kim ha sfoggiato e in quanto è già il suo patrimonio acquisito. Si stima che la Corea del Nord abbia fino a sessanta armi nucleari e abbia testato con successo missili che potrebbero colpire gli Stati Uniti con una testata nucleare, e si ritiene che possieda armi chimiche e biologiche. Gli analisti sottolineano la «capacità di produrre agenti nervosi, soffocanti’ e si stima che abbia accumulatotra 2.500 e 5.000 tonnellate di armi chimiche. Queste tossine possono essere sparate usando una varietà di proiettili convenzionali, razzi, aerei e missili».
Il tutto potendo contare sul quarto esercito più grande del mondo, con oltre 1,3 milioni di personale attivo, che rappresenta circa il 5% della popolazione totale, e più di 600.000 riservisti, e sebbene sia tra i Paesi più poveri del mondo, la Corea del Nord spende quasi un quarto del suo PIL per le sue forze armate.

Trump, spiegano esperti del think tank Council on Foreign Relations (CFR), ha provato affrontare il problema Kim con metodi non convenzionali, prima minacciando la Corea del Nord «e poi proseguendo colloqui diretti con Kim, diventando il primo Presidente in carica a incontrare un leader nordcoreano e il primo a entrare nella Nazione. Nel frattempo, ha tentato di sfruttare la sua guerra commerciale con la Cina per convincere Pechino a fare pressione sul suo alleato nordcoreano, ma gli esperti dicono che le tensioni commerciali hanno probabilmente avuto l’effetto opposto. Il prossimoPresidente degli Stati Uniti sarà sotto pressione per fermare i progressi militari della Corea del Nord, valutando opzioni che potrebbero includere una diplomazia più intensa, sanzioni più severe, sabotaggi informatici o persino attacchi militari».

Ma, al di là delle consuete ipotesi di scuola di soluzioni estreme, la prossima Amministrazione dovrà decidere quale l’obiettivo ragionevole: denuclearizzazione completa o coesistenza con una Corea del Nord con arsenale nucleare limitato. In entrambi i casi, sottolinea CFR,serviranno negoziati duri e seri, accettando la Corea del Nord così com’è, non come si vorrebbe fosse, senza provare a pensare al cambio di regime, e, considerato la psicologia del Paese e di Kim, sulla difensiva, l’approccio dovrà essere quello dei piccoli passi con risultati magari piccoli ma subito tangibili.

Gli analisti sembrano abbastanza convinti che conuna nuova Amministrazione Trump, nel caso di rielezione del Presidente uscente (oggi poco probabile, ed è forse il dato sul quale Pyongyangscommette), di nuovo non vi sarà nulla, a cominciare dallo stile. Possibile che Trump inventi qualche altro colpo di scena, ma di certo non si può immaginare la politica dei piccoli passi, piuttosto il grande accordo del quale sembrava convinto nel 2018, il tutto e alle sue condizioni.
Nel caso di Amministrazione Biden, invece, considerato che l’ex vice Presidente punta a uno stile diplomatico tradizionale, capace di risolvere i problemi lontano dai riflettori, è possibile chequesta politica che punta a piccoli risultati di mano in mano avendo in obiettivo una soluzione della crisi possa essere la via scelta. Altresì non si esclude che Biden voglia, almeno inizialmente, mentre altre urgenze lo talloneranno, a partire dal Covid-19, mettere in scena la politica di Obama dellapazienza strategica’. Ma attenzione, sono in pochi a scommettere che Biden significheràsoloun ritorno all’era Obama, Biden ha dimostrato di avere una reale comprensione che il mondo è cambiato e che è necessario un approccio diverso, anche con Kim Jong-un, che per ora continua, avendo a che fare con un Trump, a pensare al suo arsenale nucleare come a una polizza assicurativa di ultima istanza contro il cambio di regime. Con un Biden senza rimpianti per l’era Obama le cose potrebbero cambiare.

Biden ha dichiarato di voler lavorare con gli alleati -in particolare Giappone, Corea del Sud e Australia- e altri, inclusa la Cina, probabilmente anche la Russia, per fare pressione sulla Corea del Nord in direzione della denuclearizzare, ma anche per rafforzare il controllo degli armamenti nella regione con la cooperazione di Mosca. Trump è arrivato a minacciare di ritirare truppe dal Giappone e dalla Corea del Sud se non incrementano, e di molto, i loro contributi economici in favore delle truppe americane, mentre Biden ha fatto intendere che la sua volontà è quella di mettere subito mano alla ristrutturazione dei rapporti con i più solidi alleati dell’area, Seul Tokyo, appunto, il che dovrebbe significare che lo stile nei confronti di Pyongyang ritornerà essere quello delle presidenze precedenti Trump, un mix di deterrenza e paziente lavoro di diplomazia.
E’ su questa linea
Brian McKeon, uno degli collaboratori più stretti di Biden dal 1985, il quale in una intervista all’agenzia stampa sudcoreanaYonhap News Agencyha tra il resto detto che
si tratterà di lavorare in coordinamento «con i nostri alleati in Giappone e Corea, oltre a lavorare con la Repubblica popolare cinese, verso quello che pensiamo sia un obiettivo comune che tutti condividono», ovvero «denuclearizzare la Corea del Nord assicurando pace e prosperità alla regione».

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