martedì, Marzo 19

La ‘corda’ giallo-verde non si spezza, ma è logora Lega e M5S parlano due lingue diverse. Fino a quando il già precario equilibrio terrà? è interesse di tutti ‘tenere’ fino alle elezioni europee

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Sono ore, giorni, questi in cui tutto il Paese dovrebbe raccogliersi in partecipato silenzio e commozione; così il Governo giallo-verde. Da Nord a Sud l’Italia è flagellata da un maltempo anomalo e violento, che provoca lutti e danni incalcolabili ovunque, e mette in ginocchio intere regioni. Sono ore, giorni, dove le popolazioni di quei luoghi, Veneto, Liguria, Sicilia lottano per il loro futuro e il loro presente, e vedono distrutto in un attimo tutto quello che hanno faticosamente realizzato. Sono ore, giorni, in cui centinaia di appartenenti alle varie unità di soccorso (di vigili del fuoco alla protezione civile), e volontari sono al lavoro incessantemente da ore, per assicurare un minimo di assistenza, aiuto, conforto; e salvare il salvabile. Loro sono il volto nobile ealtodel Paese: persone di cui non sapremo neppure il nome per dire loro, almeno, ‘grazie’. Ecco, queste sono le ore, i giorni, dell’unione, della solidarietà, delcon’ e dell’insieme’.
Accade, beninteso. Ma sono le ore e i giornianche– purtroppo, della polemica sterile e miope; per meschini fini di bottega.

Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini si produce nella quotidiana esternazione; che ci sono stati «forse troppi anni di incuria e malinteso ambientalismo da salotto per cui non si tocca l’alberello e non si draga il torrentello, poi l’alberello e il torrentello ti presentano il conto». Dimentica che il Veneto da anni è governata dal suo partito. Avrà anche un fondamento la sua diagnosi: «Quindi quando si parla di far gestire la montagna alla gente di montagna e non a qualche sovrintendente di città, questa è una riflessione che avremo il diritto e il dovere di fare». Ma insomma: Salvini, politicamente parlando, è uno e trino: leader incontrastato della Lega, architrave del Governo (Giancarlo Giorgetti, l’unico che potrebbe fargli ombra, al momento si muove con cautela e prudenza cardinalizia, consapevole che non è tempo di fronde o aperte competizioni); è vice-Presidente del Consiglio; è Ministro dell’Interno. Ecco: da chi concentra tanto potere nelle sue mani sarebbe lecito attendersi perlomeno una dichiarazione di intenti: un annuncio su quello che in tempi ragionevolmente rapidi si intende fare. Denunciare l’incuria di cui sarebbe responsabile un presunto ‘ambientalismo da salotto’ e auspicare una ‘riflessione’ è davvero -lo si dice senza alcun intento polemico- un po’ poco. Non resta, ad ogni modo, che vedere in che cosa si tradurrà l’annunciata ‘riflessione’ con il Presidente del Consiglio e il Ministro dell’Ambiente che Salvini ha annunciato nel corso della sua conferenza stampa al Centro Coordinamento Soccorsi dell’aeroporto di Belluno. Nessun dubbio che nel bellunese Salvini non abbia trovato «gente rassegnata, che aspetta che accada qualcosa dall’alto, che provveda lo Stato o la sorte, ma che stava scavando da giorni». Proprio per questo hanno diritto a sostegno adeguato, solidarietà concrete rapide; che lo Stato mostri, per una volta, un volto efficiente e comprensivo.
Proprio per questo non c’era alcuna necessità di alcune ‘esibizioni’ davvero fuori luogo.

E’ vero: si vive un tempo in cui si ‘è’ solo se si compare in un selfie. Di conseguenza, i solerti collaboratori del Ministro Salvini hanno pensato bene di mostrare il Ministro avvolto nella tuta della Protezione civile: «e si parte direzione Belluno, per visitare le zone colpite da frane e alluvioni e portare i primi aiuti concreti del Governo. Buona domenica amici, chi si ferma è perduto». Che necessità c’era, chi si vuole mai vellicare, con quel chi si ferma è perduto? E’ proprio questa evocazione da ventennio che si vuole sollecitare? Nulla di meglio che farsi immortalare sorridente su un motoscafo a Venezia, mentre le agenzie diffondono la notizia della strage in Sicilia? Di fronte ai commenti critici apparsi a raffica nei social, niente di meglio che replicare: «Se vado, mi criticano perché vado. Se non vado, mi criticano perché non vado. Se sono triste non va bene, se sorrido non va bene. Sapete una cosa, cari criticoni, professoroni e giornalisti di sinistra? Me ne frego, penso agli Italiani e continuo a lavorare!».
Va benissimo che il Ministro Salvini pensi agli italiani, e continui a lavorare. Ma quel me ne frego’, detto poco dopo quelchi si ferma è perduto. E’ l’ennesima, gratuita, provocazione; e non c’è proprio nulla da ridere. Soprattutto non da chi ricopre la carica di Ministro dell’Interno (bei tempi quando i responsabili del Viminale erano più muti di una tomba), e non in queste ore, in questi giorni…

Più in generale non c’è corda al mondo che a forza di essere tesa non si rompa. Non è ancora il tempo che lacordacostituita dal Governo giallo-verde si spezzi; non è interesse di nessuno che accada, i tempi non sono ancora maturi; e molto di quello che si dice e si fa si spiega con la campagna elettorale già in corso per l’elezione al Parlamento Europeo. La Lega di Salvini vuole passare all’incasso, e ha necessità di tradurre i consensi accreditati dai sondaggi demoscopici in voti sonanti. Il Movimento di Beppe Grillo e Luigi Di Maio, molto meno politicamente attrezzato della Lega, ha un problema di identità e di tenuta. Né la Lega né il M5S temono le opposizioni: la Forza Italia di Silvio Berlusconi, e il Partito Democratico di non si sa bene di chi, non costituiscono, al momento, alcun pericolo. Tuttavia, all’interno della coalizione la tensione è alta. Non al punto da giustificare una rottura che, si ripete, non conviene a nessuno. Al tempo stesso sia Salvini che Di Maio hanno necessità di tenere alta la temperatura per finiinterni’. I rispettivi elettorati vanno in qualche mododistrattidalle promesse di uncontrattoche non si sa come mantenere.
Così ecco un Di Maio, che ha fatto del reddito di cittadinanza la sua ragion d’essere, dire a ripetizione: «Esiste un contratto. E va rispettato da entrambe le parti». Ecco il leghista Giorgetti agitare lo spettro delle «complicazioni attuative…il reddito di cittadinanza… sarà operativo nei primi tre mesi del 2019». Ecco Di Maio replicare «Se vedo un problema non è nelle risorse o nelle norme, ma quando qualcuno non crede in quello che stiamo facendo. Se qualche membro del governo non crede in quello che stiamo facendo, allora è un rischio per i cittadini prima di tutto».

Le polemiche e le fronde si allargano: la sicurezza, i processi interminabili, i rimedi possibili per scongiurare le prescrizioni, la flat tax… Salvini indossa i panni del pompiere: «Nessuna polemica, con il M5s stiamo lavorando bene. Il nostro Governo ha un’altissima popolarità e in 5 mesi abbiamo fatto più di chiunque altro. Sono molto soddisfatto per le leggi fatte e per quelle in cantiere»; ed elenca i prossimi obiettivi programmatici: «Legittima difesa, reddito di reinserimento al lavoro, stop sbarchi, riforma della Fornero. Andiamo avanti uniti per il cambiamento del Paese». Sono stati, e continuano a essere, il suo manifesto elettorale. E’ evidente, però, che Lega e M5S parlano due lingue diverse. Fino a quando il già precario equilibrio terrà? Come s’è detto, è interesse di tutti tenerefino alle elezioni europee. Ma anche in politica un imprevedibile Gavrilo Princip che uccide l’arciduca Francesco Ferdinando, e così scatena l’inferno, non si può davvero mai escluderlo.

Dunque, per tornare al reddito di cittadinanza: la Lega appare ben intenzionata ad accogliere le istanze e le pressioni di Confindustria e dalla base del Nord: via libera solo se mira al reinserimento al lavoro e non diventa una misura assistenziale sine die. Il Sottosegretario leghista il Armando Siri senza girarci intorno, propone che vada «anziché direttamente ai vari beneficiari, a imprese e aziende che si facciano carico di formarli». Un rospo che il M5S difficilmente vorrà digerire.
Di Maio è nell’occhio del ciclone. Anche all’interno del suo movimento. La fronda interna per quel che riguarda il decreto sicurezza, fortissimamente voluto da Salvini, non sembra arretrare, al momento. Il senatore Gregorio de Falco, papale papale fa sapere a Di Maio: «Quando dice o con me o fuori afferma un’idea padronale del Movimento in cui oggi sembra venire meno la dialettica. Nel Movimento non c’è spazio per professionismi della politica. Dobbiamo ricordarci che abbiamo tutti accettato di avere una data di scadenza».
La corda per il momento non si spezza, ma è logora quanto basta. Questa è la situazione, questi i fatti.

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