mercoledì, Settembre 30

La Cina sta schedando tutti gli Uiguri Vasta raccolta di dati sensibili, compresi campioni di sangue e DNA di tutti i cittadini Uiguri tra i 12 e i 65 anni

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Lo Xinjiang è una vasta regione della Cina caratterizzata prevalentemente da scenari rurali e che comprende circa un sesto dell’intero territorio cinese, è sede di vari gruppi etnici minoritari, sebbene -afferma Human Right Watch- le misure restrittive e di controllo poliziesco in essere al giorno d’oggi in quell’area, avranno particolare effetto indirizzato verso gli Uiguri, il gruppo etnico più numeroso di estrazione islamica che si attesta al 40 per cento della intera popolazione locale. Secondo Human Right Watch «la Cina ha già di per sé poche limitazioni nel settore della protezione della privacy e gli Uiguri sono già soggetti ad ulteriori forme di controllo più stretto, compresa una maggior presenza fisica di militari, numerosi posti di blocco ed ispezioni di routine sugli smartphone con la motivazione ufficiale di voler porre sotto controllo eventuali attività sovversive».

La Cina sottolinea che vi è già stato un certo numero di attacchi violenti nello Xinjiang condotti da gruppi terroristici locali e che i separatisti Uiguri si ritiene siano legati ad organizzazioni terroristiche islamiche all’estero. Per alcuni esperti di cose locali ed in tema di Uiguri, in realtà, la Cina da tempo usa lo spauracchio del terrorismo separatista Uiguro e del terrorismo a sfondo religioso per giustificare la propria azione fortemente repressiva verso la dissidenza nello Xinjiang. Ovviamente, le Autorità Centrali cinesi negano fortemente che vi sia alcuna alcuna intenzione di attuare discriminazione religiosa nello Xinjiang.
Le Autorità cinesi hanno spinto il piede sull’acceleratore nella raccolta dati personali e codici DNA individuali, lo stesso Ministero della Sanità Pubblica afferma di aver catalogato e registrato fino al 2015 il più grande database DNA al Mondo, con più di 44 milioni di dati registrati, numeri avvalorati anche da esperti accademici cinesi.

Un report di Human Right Watch dei primi di quest’anno, afferma che la raccolta dei dati DNA condotta in modo indiscriminato nel nome del «risolvere i crimini» in realtà esplica ben poche misure di sicurezza nei confronti dei cittadini e della loro privacy. Non a caso, esperti di Diritto sia in Europa sia negli Stati Uniti affermano che la raccolta forzosa di dati biometrici così riservati e sensibili siano palesi violazioni alle libertà individuali ed ai Diritti Umani. Parere sul quale anche l’ONU si è accodata, sottolineando che si tratta di un vulnus molto grave in materia di Diritti Umani. E sebbene la Cina affermi che tutto questo non può che arrecare un valido sostegno alla costruzione della stabilità del Paese, secondo gli esperti locali e internazionali, tutto questo non farebbe altro che apportare divisione ed esacerbare gli animi delle frange separatiste presenti sul territorio cinese, ovviamente in special modo se si tratta dello Xinjiang

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