giovedì, Settembre 19

La Cina privatizza il debito africano L’accordo con la HKMC sembra un tentativo da parte del governo cinese di addossare i rischi dei mega investimenti in Africa a istituzioni finanziarie private

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Hong Kong Mortage Corporation (HKMC) ha stretto un accordo con il governo cinese per acquistare nel 2019 quasi 30 miliardi di crediti concessi a vari Paesi africani per la realizzazione di infrastrutture destinate ad avviare la rivoluzione industriale, lanciare il settore energetico e rafforzare gli scambi commerciali nel Continente.  «L’iniziativa ha come obiettivo quello di convogliare parte del capitale delle banche private nella partecipazione allo sviluppo delle infrastrutture in Africa, partecipando al piano di sviluppo globale della Via della Seta» afferma Helen Wong Direttrice Esecutiva della HKMC che sta tentando di coinvolgere altri istituti finanziari nell’operazione.

Dalle prime notizie trapelate sui media africani circa 90 banche, assicurazioni e istituzione finanziarie per lo sviluppo cinesi sarebbero interessate ad aggregarsi alla HKMC nell’acquisto del debito africano. Alcune di esse sono già coinvolte in progetti di infrastrutture in Africa. “In questo accordo intravvedo un’ottima opportunità per le banche in questi crediti a lungo termine in quanto rappresentano una forma di investimento a basso rischio” dichiara Norman Chan Direttore Esecutivo della Hong Kong Monetary Authority.

Secondo le autorità di Pechino l’accordo permetterà di rilasciare nuovi prestiti ai Paesi africani per la realizzazione di nuove infrastrutture riuscendo così a completare il progetto di investimenti cinesi nel Continente e dotarlo di moderne infrastrutture in grado di supportare l’avvio della rivoluzione industriale, sopperire al fabbisogno energetico privato e pubblico e rafforzare gli scambi intercontinentali a scapito di quelli con l’Occidente.

L’accordo sembra giungere in un momento delicato per il governo cinese sotto pressione politica del Comitato Centrale in quanto sono emersi seri dubbi sulla attuale politica di prestiti all’Africa. I principali dubbi vengono sollevati dalla prestigiosa China Export and Credit Insurance Corporation conosciuta come Sinosure, una compagnia assicurativa statale creato nel 2001 per supportare e promuovere l’economia e il commercio estero della Cina. La Sinosure è incaricata di assicurare tutti gli investimenti che contengono rischi di mancato pagamento nel settore, commerciale, infrastrutture, alta tecnologia, servizi, divenendo lo strumento più sicuro per la strategia di Pechino per il suo commercio estero e cooperazione economica in molti Paesi asiatici e africani. I principali prodotti della Sinosure sono pacchetti assicurativi rivolti a crediti commerciali a lungo tempo, investimenti a breve medio termine, crediti commerciali domestici e garanzie bancarie per il commercio estero.

Sinosure, la scorsa settimana, ha sollevato presso il Comitato Centrale del Partito Comunista seri dubbi sulla affidabilità di vari prestiti concessi in Africa, dopo aver subito la perdita di 1 miliardo di dollari per aver assicurato il progetto ferroviario per collegare il porto di Gibuti con l’Etiopia. Wang Wen Direttore Esecutivo della Sinosure ha definito molti progetti di infrastrutture lanciati dal governo in Africa come «inadeguati e a rischio di grosse perdite finanziarie».

Secondo Wen il governo e gli investitori cinesi devono migliorare nell’analisi dei rischi di management per evitare fallimenti e grosse perdite di denaro. Seppur le infrastrutture vengono portate a termine, alcune di esse potrebbero risultare non convenienti da un punto di vista economico e altre potrebbero riscontrare forti ritardi nella realizzazione che aumenterebbero considerevolmente l’investimento iniziale. Ai dubbi sollevati dalla Sinosure si aggiungono le richieste di molti Paesi africani di ristrutturare i loro debiti verso la Cina e aumentare a 10 anni il periodo di grazia nel rimborso del debito attualmente fissati a 5 anni.

L’accordo con la HKMC sembra un tentativo da parte del governo cinese di addossare i rischi dei mega investimenti in Africa a istituzioni finanziarie private. Assorbendo gran parte del debito africano le banche private permetteranno al governo di stanziare nuovi investimenti al fine di completare il progetto africano della Via della Seta. Purtroppo altri investimenti significa altri debiti. Secondo alcuni economisti africani, la Cina sta rischiando una bolla finanziaria proprio su questi prestiti in Africa. Un rischio accettato dal Partito Comunista in quanto la realizzazione completa della Via della Seta africana è un passo obbligato per poter realizzare il progetto su scala mondiale e isolare le potenze occidentali. Un rischio che, ora, è condiviso con istituzioni finanziarie private che a loro volta potrebbero essere vittime di una futura bolla finanziaria.

Al momento non si hanno informazioni precise sulle regolamentazioni dell’accordo con la HKMC ma, l’intenzione manifestata da altre 90 entità private di partecipare a questo accordo potrebbe nascondere un progetto di speculazione finanziaria sul debito africano, trasformandolo in un pericoloso strumento di investimento simile ai futures o ai derivati. Se questa speculazione fosse aperta agli istituti finanziari internazionali i Paesi africani potrebbero essere costretti a rimborsare il debito contratto a interlocutori terzi ed estranei al creditore originario, il governo cinese, vedendosi applicare interessi su contratti che inizialmente prevedevano un tasso zero. Questo creerebbe una pericolosa situazione di boom del debito estero. Se questa manovra finanziaria rimanesse nell’ambito delle istituzioni private cinesi gli eventuali interessi applicati potrebbero essere mitigati dal governo. Nel caso che il debito africano diventi un prodotto finanziario internazionale i margini di controllo per Pechino sarebbero pressoché nulli.

Dietro questo accordo si potrebbero nascondere pericoli di speculazione, oltre a ragioni politiche e macro economiche di salvaguardia del governo cinese. Nel firmare l’accordo, la HKMC ha violato il suo principio base di legare tutte le sue operazioni finanziarie ad una sostenibilità a lungo termine essendo il debito africano un prodotto volatile e a forte rischio.

Nella sola Africa Orientale i debiti contratti con la Cina ammontano a circa 14 miliardi di dollari per l’Etiopia, 9,8 per il Kenya, 2,96 per l’Uganda, 2,34 per la Tanzania, 289 milioni per il Rwanda, 182 milioni per il Sud Sudan e 99 milioni per il Burundi. Se Etiopia, Kenya, Ruanda e Tanzania rappresentano debitori solidi, il debito contratto con l’Uganda è strettamente legato all’avvio della produzione petrolifera ritardato a causa di un contenzioso tra governo, Tullow e Total che verte sulla politica nazionalistica degli idrocarburi voluta dal Presidente Museveni. Il Sud Sudan ripagherà il debito con il petrolio impedendo così la ricostruzione postbellica e la ripresa economica mentre allo stato attuale il Burundi è insolvente. Un eventuale governo democratico e multietnico che potrebbe sostituire l’attuale dittatura si troverebbe subito costretto ad affrontare i debiti contratti che nella maggioranza dei casi sono serviti per comprare le armi del regime. Avrebbe due scelte: non riconoscere tali debiti, mettendosi fin dall’inizio in una pericolosa situazione con la Cina, oppure decidere di onorarli ponendosi in una posizione di sudditanza con il Dragone Rosso.

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