martedì, Novembre 12

La Cina gioca in Difesa e implementa l’‘attacco’ In uno scenario internazionale sempre più competitivo, la Cina pubblica il Libro Bianco sulla Difesa

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«Non cercare mai egemonia, espansione o sfere di influenza». Questo è uno dei tanti slogan che delineano la politica di Difesa della Cina illustrata ne ‘La difesa nazionale cinese nella nuova era’, il Libro Bianco pubblicato ieri, mercoledì 24 luglio, dall’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese. Si tratta del decimo White Paper sulla Difesa della Cina dal 1998, nonché del primo da quando Pechino ha avviato la riforma militare nel novembre 2015: è, inoltre, il primo documento sulla Difesa globale dal 18° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese (PCC).

Il motivo per cui è stato rilasciato  – come spiegato durante la conferenza stampa di presentazione del Libro Bianco dal portavoce del Ministero della Difesa Nazionale, il colonnello Wu Qianè chiarire la strategia di difesa nazionale difensiva di Pechino, per introdurre meglio lo sviluppo del People’s Liberation Army (PLA) nella società internazionale e per rafforzare la fiducia e la cooperazione reciproca tra Cina e altri Paesi.

Il Dragone, dunque, punta alla trasparenza dei suoi obiettivi e delle sue strategie e lo fa per andare incontro ad uno scenario internazionale che sta subendo profondi cambiamenti e in cui la competizione militare globale è in aumento. Uno scenario in cui la politica unilaterale di sicurezza e di difesa degli Stati Uniti «ha provocato e intensificato», si legge nel documento, «la concorrenza tra i principali Paesi, aumentato in modo significativo le spese di difesa, spinto per l’ulteriore capacità di difesa nucleare, spaziale, informatica e missilistica e compromesso la stabilità strategica globale».

Ma, oltre a punzecchiare gli Stati Uniti, nel documento cè spazio anche per informare Taiwan – e soprattutto i suoi sostenitori – che «la Cina deve essere e sarà riunita» e, sebbene auspichi una riunificazione pacifica, Pechino non promette di rinunciare all’uso della forza.

È questo un ennesimo e chiaro rimando agli USA: lobiettivo velato – non troppo – del Libro Bianco cinese, quindi, è quello di intensificare la concorrenza strategica con Washington, che negli anni ha pubblicato diversi report sulla forza militare cinese servendosi degli studi del Dipartimento della Difesa (DoD).

Il mantenimento della pace, della sicurezza e della stabilità regionale sono, invece, i presupposti della natura difensiva della politica di Difesa nazionale cinese, la cui intenzione è perseguire i seguenti obiettividissuadere e resistere allaggressività; salvaguardare la sicurezza politica nazionale, la sicurezza del popolo e la stabilità sociale; opporsi e contenere ‘l’indipendenza di Taiwan’; reprimere i fautori di movimenti separatisti come ‘indipendenza del Tibet’ e la creazione di ‘Turkistan orientale’; salvaguardare la sovranità, lunità, lintegrità territoriale e la sicurezza nazionali; salvaguardare i diritti e gli interessi marittimi della Cina; salvaguardare gli interessi di sicurezza della Cina nello spazio, nello spazio elettromagnetico e nel cyberspazio; salvaguardare gli interessi esteri della Cina; sostenere lo sviluppo sostenibile del Paese.

Per raggiungere questi obiettivi, però, è necessario implementare il PLA, il quale «è ancora molto indietro rispetto ai principali militari del mondo» e «deve ancora completare il compito di meccanizzazione ed ha urgente bisogno di migliorare la sua informazione». 

Per limplementazione dellEsercito cinese sono stati designati diversi step: raggiungere in generale la meccanizzazione entro il 2020, con un’informazione e capacità strategiche notevolmente migliorate; far progredire in modo completo, entro il 2035, la modernizzazione della teoria militare, della struttura organizzativa, del personale militare e degli armamenti e completare la modernizzazione della difesa nazionale e dei militari; trasformare completamente le forze armate popolari in forze di livello mondiale entro la metà del XXI secolo.

Il consolidamento delle forze armate è attuato al fine di perseguire la sicurezza nazionale, per la quale sono stati individuati tre settori nevralgici al fine di perseguire gli interessi del Paese: capacità nucleare; spazio esterno; cyberspazio.

Oggi, il PLA si sta «sforzando di passare da un modello quantitativo a un modello di qualità ed efficienza, oltre che dall’intensificazione del personale ad uno ad alta intensità di scienza e tecnologia». Tra i punti cruciali delle riforme proposte vi è stato un taglio di 300.000 persone così da mantenere la forza attiva a 2 milioni di unità: ciò permette di migliorare le procedure di reclutamento e sostenere la ricerca militare.

Il rafforzamento dell’Esercito cinese passa anche attraverso le partnership in campo militare che Pechino ha avviato con circa 150 Paesi e per le quali ha istituto 130 uffici di addetti e rappresentanti militari per le missioni diplomatiche cinesi all’estero, mentre 116 sono gli Stati che  hanno un loro ufficio militare all’interno dei confini nazionali cinesi. Tutte le collaborazioni militari portate avanti dalla Cina hanno lo scopo di promuovere «in modo completo la cooperazione militare internazionale per la nuova era e lottando per un mondo migliore di pace duratura e sicurezza comune».

Tra i Paesi con i quali gli scambi militari sono più intensi vi è la Russia di Vladimir Putin. È di ieri la notizia che un bombardiere russo ha violato lo spazio aereo della Sud Corea – sopra le acque contese col Giappone – che ha risposto sparando 80 colpi e lanciando 10 razzi. Ma che ci faceva un caccia russo sopra lo spazio aereo sudcoreano? Stava eseguendo, con altri velivoli cinesi, la prima pattuglia aerea congiunta a lungo raggio nella regione Asia-Pacifico. Un segno, dunque, del notevole aumento della cooperazione militare tra Pechino e Mosca, che è evidenziato anche nel Libro Bianco rilasciato ieri. La collaborazione sino-russa, però, va oltre l’aspetto militare. All’inizio del giugno scorso, infatti, il Presidente cinese, Xi Jinping, è volato a Mosca per siglare un pacchetto di 30 accordi intergovernativi e commerciali e firmare due dichiarazioni congiunte, una sullo sviluppo della partnership russo-cinese e, l’altra, sull’equilibrio strategico-internazionale. 

Forte è anche il rapporto con tre ex repubbliche sovietiche, KazakistanKirghizistan e Tagikistan, sulle quali Pechino conta per rafforzare le frontiere occidentali del suo territorio, dove, nella regione dello Xinjiang deve fare i conti con le spinte separatiste degli uiguri. «Dal 2012, le truppe di frontiera cinesi hanno completato oltre 3.300 pattuglie comuni e condotto oltre 8.100 incontri di confine con le loro controparti straniere», dice il report, «hanno sgombrato le mine da 58 chilometri quadrati di terra, chiuso 25 chilometri quadrati di area con mine antiuomo e smaltito 170.000 dispositivi esplosivi lungo i confini con il Vietnam e il Myanmar».

Anche la Cambogia è un importante partner militare della Cina: nel marzo scorso, infatti, i due Paesi hanno dato vita alla Exercise Golden Dragon, l’esercitazione militare bilaterale più grande mai svolta tra due Paesi. Sul piano prettamente strategico-militare, inoltre, Phnom Penh e Pechino avrebbero segretamente raggiunto un accordo per lutilizzo della base navale militare cambogiana di Ream, nel Golfo del Siam, da parte dei cinesi: notizia che, se venisse confermata, decreterebbe l’apertura della seconda base militare cinese allestero dopo quella di Gibuti, inaugurata nel novembre del 2017, e aprirebbe scenari importanti dal punto di vista geo-politico nella regione del Sud-Est Asiatico.

Per quanto riguarda i confini marittimi – specie quelli del Mar Cinese Meridionale, dove sono annose le dispute con i Paesi che rivendicano in quelle acque la loro supremazia – sempre dal 2012, la Cina ha impiegato 4.600 pattuglie di sicurezza marittima e condotto 72.000 operazioni per il rispetto dei diritti e di applicazione della legge.

Ma a quanto ammontano, infine, i costi per la Difesa? La Cina distribuisce le spese per la Difesa su tre settori: personale, formazione, assistenza e attrezzature. Dal 2012 sono aumentate costantemente per andare incontro alle esigenze militari e parallelamente alla crescita economica del Paese.

Il Center for Strategic and International Studies (CSIS) ha riportato in un editoriale le varie stime: secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) la cifra complessiva del 2018 è 250 miliardi di dollari, mentre l’International Institute for Strategic Studies (IISS) parla di 209 miliardi nel 2017. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, invece, ha concluso che il budget della difesa cinese ha probabilmente superato i 200 miliardi.

Stando ai dati forniti dal report, invece, la spesa per la difesa in percentuale del PIL, nel 2017, era dell1,26%: quindi circa 152 miliardi di dollari

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