sabato, Ottobre 19

La Cina e quei programmi di reclutamento di talenti stranieri Nel contesto della guerra commerciale con gli USA, ecco come Pechino prova a reclutare ‘competenze’ oltreoceano

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Il Dipartimento dellEnergia (DOE) degli Stati Uniti ha vietato ai suoi scienziati e ricercatori di partecipare a programmi di reclutamento sponsorizzati dalla Cina e da altri Governi dopo aver scoperto che il proprio personale era stato attratto da progetti stranieri affiliati al settore militare e allettato da fondi multimilionari. È questa, come riporta il ‘Wall Street Journal’, l’ultima mossa dell’Amministrazione Trump nel tentativo di fermare – ai fini della sicurezza nazionale – il furto di proprietà intellettuale e il trasferimento di tecnologia verso la Cina, veri motivi che muovono le fila della guerra commerciale a colpi di dazi che stanno conducendo ormai da tempo Washington e Pechino.

Il DOE richiederà – secondo il documento analizzato dal ‘WSJ’ – a tutto il personale di rivelare collegamenti a programmi di governo stranieri progettati per reclutare scienziati, ricercatori e imprenditori. I dipendenti che lavorano con programmi ritenuti sensibili dal punto di vista della sicurezza nazionale dovranno recidere i legami con le organizzazioni doltreoceano o dimettersi dal dipartimento.

Una presa di posizione forte da parte dell’Amministrazione americana, ma in linea con quanto già emerso negli ultimi mesi. Il 31 gennaio scorso, infatti, il Segretario dell’Energia, Dan Brouillette, aveva rilasciato un memorandum rivolto a tutti gli elementi allinterno del DOE, il quale supervisiona 17 laboratori nazionali che conducono ricerche avanzate in campi delicati come la fisica nucleare ed il supercalcolo. Nella nota stilata da Brouillette si evinceva: «Un metodo impiegato per acquisire legalmente e, in alcuni casi, illegalmente ricerche scientifiche finanziate dal Governo degli Stati Uniti è quello di utilizzare programmi di reclutamento di talenti governativi stranieri. […] Per limitare lo sfruttamento reale o potenziale di questo sistema aperto, il DOE intende intraprendere le seguenti azioni per proteggere gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, […] il personale del DOE sarà soggetto a limitazioni, compresi i divieti sulla loro capacità di partecipare attualmente o in futuro a programmi di selezione di talenti stranieri di Paesi considerati sensibili dal DOE».

Il memorandum del gennaio scorso, comunque, non faceva nessun riferimento specifico a determinati Paesi che finanziano questi programmi, ma è facile capire quali possano essere e che la Cina sia fra questi.

Una linea dura, dunque, quella dettata da Washington, ma inevitabile dato che solo i dipendenti federali del DOE sono circa 14.000, ai quali devono aggiungersi dipendenti a contratto, borsisti, stagisti e tutti gli altri beneficiari di assistenza finanziaria stanziata dal dipartimento. Il DOE, inoltre, si avvale di molti collaboratori internazionali e lanno scorso 35.000 cittadini stranieri hanno visitato o avuto incarichi nel sistema di laboratorio del dipartimento.

Gli USA definiscono ‘programma di reclutamento di talenti governativi stranieri’ un tentativo sponsorizzato da uno Stato estero di acquisire ricerche scientifiche finanziate, appunto, dagli Stati Uniti attraverso programmi di assunzione rivolti a scienziati, ingegneri, accademici, ricercatori e imprenditori di tutte le nazionalità che lavorano, o hanno studiato, negli Stati Uniti.

Uno dei programmi a cui è rivolta l’iniziativa del DOE è il Thousand Talents Plan (TTP) sponsorizzato dalla Cina. Con il TTP, noto anche come Recruitment Program of Global Expert, il Governo cinese si prefigge lo scopo di attrarre i migliori ricercatori stranieri e riportare in patria gli scienziati formatisi all’estero per condurre ricerche in industrie ad alta tecnologia o per partecipare ai principali programmi scientifici del Paese, tramite laboratori, imprese statali, istituzioni finanziarie, zone di sviluppo high-tech e parchi industriali. Il TTP, quindi, si divide in vari programmi specifici dedicati a ‘talenti innovativi’ (con età inferiore a 55 anni e contratti ‘a breve termine’ e ‘a lungo termine’); ‘imprenditori’; ‘giovani professionisti’ (under 40): ‘esperti stranieri’ (under 65); ‘talenti e team di prim’ordine’.

Ovviamente, a far gola sono i finanziamenti stanziati all’interno di tali programmi di ricerca. Il TTP, infatti, garantisce ai partecipanti alloggio, assistenza sanitaria e finanziamenti statali che vanno da 500.000 yen (circa 73.000 dollari), per i contratti a breve termine, fino a circa 5.000.000 yen (circa 700.000 dollari), per contratti più duraturi.

Da quando è stato inaugurato, nel 2008, sono stati reclutati circa 8.000 ricercatori da tutte le parti del mondoSecondo quanto emerge dal report pubblicato nel novembre 2018 dal centro di ricerca Hoover Institution, oltre 300 ricercatori governativi e oltre 600 dipendenti aziendali statunitensi hanno accettato denaro tramite il programma cinese TTP. In molti casi, questi individui non hanno rivelato di ricevere finanziamenti TTP al proprio datore di lavoro, ciò è ovviamente una pratica illegale per i dipendenti del Governo degli Stati Uniti, mentre per il personale aziendale rappresenta un conflitto di interessi.

Dallo scorso anno, però, la Cina ha gradualmente rimosso numerose informazioni dal sito ufficiale in lingua cinese del programma e sono spariti gli elenchi degli studiosi affiliati al TTP: questo perché potrebbe essere presi di mira dall’FBI. In questo senso, l’organizzazione cinese National Natural Science Foundation ha fatto circolare sui social media una nota nella quale si indicava ai potenziali candidati di evitare la corrispondenza via e-mail, in modo da non menzionare esplicitamente il piano Thousand Talents. Un altro messaggio ampiamente diffuso sui social media – riporta la rivista scientifica ‘Nature’ – esortava i rappresentanti dei dipartimenti delle risorse umane a cancellare le informazioni nei loro siti web relative al TTP e affermava che l’FBI stava indagando sui ricercatori coinvolti nel programma.

Le azioni intraprese dal Dipartimento dell’Energia americano, dunque, puntano a fermare questo via vai di soggetti che con il loro bagaglio culturale potrebbero favorire la Cina in virtù di una guerra tecnologica.

Ma l’assorbimento di proprietà intellettuale da parte di Pechino non si ferma esclusivamente al TTP. Secondo un rapporto dell’ottobre scorso pubblicato dall’Australian Strategic Policy Institute (ASPI), la Cina, negli ultimi dieci anni, ha inviato migliaia di scienziati affiliati alle sue forze armate presso le università occidentali così da costruire una rete di collaborazione per promuovere lo sviluppo della tecnologia militare da parte di Pechino. Dal 2007, circa 2.500 scienziati e ingegneri sono stati selezionati dal People’s Liberation Army (PLA) per studiare e lavorare all’estero e ciò gli ha permesso di sviluppare relazioni con ricercatori e istituzioni in tutto il mondo.

Una collaborazione che si è rivelata particolarmente efficace soprattutto con i Paesi ‘Five Eyes’ (USA, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Canada) e con Germania e Singapore. Quasi tutti gli scienziati del PLA inviati all’estero sono membri del Partito Comunista Cinese (PCC) che, poi, fanno ritorno in Cina. Decine di questi hanno omesso la loro affiliazione al PLA per viaggiare verso i Paesi Five Eyes e l’Unione Europea, dove lavorano in settori relativi a missili ipersonici e tecnologia di navigazione.

In Germania, per esempio, sono presenti 58 Associazioni di Studenti e Accademici cinesi tutte ben finanziate. Nel Regno Unito, invece, sono circa 170.000 i ricercatori e gli studenti cinesi e si registrano presso la Chinese Students and Scholars Association (CSSA), che organizza eventi di educazione politica. Gli  studenti cinesi di alcune università del Regno Unito, inoltre, avrebbero anche stabilito delle cellule del PCC.

Come spiegato dall’ASPI, il programma del PLA di inviare scienziati allestero è diverso dagli scambi militari standard, in cui gli ufficiali militari visitano le rispettive istituzioni. Al contrario, la National University of Defense Technology del PLA (NUDT) svincola i suoi propositi di ricerca internazionali dai legami militari. Gli scienziati inviati all’estero dal PLA, infatti, hanno un’interazione minima o nulla con il personale militare nei Paesi ospitanti. Alcuni di coloro che viaggiano all’estero hanno usato coperture per mascherare le loro affiliazioni militari, sostenendo di provenire da istituzioni accademiche inesistenti. Circa la metà degli studiosi inviati all’estero sono dottorandi che completano i loro percorso di ricerca all’estero. Pochi di questi scienziati, comunque, hanno lasciato tracce online del loro tempo trascorso fuori dalla Cina.

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