giovedì, Luglio 18

La cantieristica italiana cola a picco L'Italia non è più in grado di giocare le sue carte con la cura necessaria

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Il tormentone di quest’anno è insopportabile come soffocante e opprimente è il caldo dell’estate: della querelle se Carola Rackete, la capitana di nave Sea Watch sia una brava professionista trovatasi in una storia più grande di lei o una «una ricca e viziata comunista tedesca», come l’ha definita il Ministro Matteo Salvini, appropriandosi di un termine tanto caro al Silvio Berlusconi che nei suoi flirt con Vladimir Putin non ha mai incluso l’azzeramento sovietico, no proprio non ne possiamo più. Perché ancora una volta ci sembra che l’Italia si sia fermata a questi dialoghi di portineria a cui l’intero Governo di Conte ci ha abituato sin dai suoi vagiti.

E come in ogni caseggiato popolare -così questi saltimbanchi da strapazzo hanno ridotto il Bel Paese- si sfumano all’attenzione del volgo alcuni fatti che secondari proprio non sono.

E ci limitiamo a quanto apprendiamo con sgomento, che in casa delle costruzioni navali per l’Italia c’è stata una dura sconfitta in Romania: il Governo di Bucarest, impegnato al rinnovo di un segmento della sua flotta militare, si è rivolto a Naval Group francese per la realizzazione di quattro corvette multifunzionali classe Gowind e l’aggiornamento delle due fregate Regina Maria e Regele Ferdinand, costruite nei cantieri Pattison di Napoli, oltre alla realizzazione di un centro di manutenzione e addestramento per il personale e i tecnici della Forțele Navale Române.
Lo rileva ‘Analisi Difesa’, a cui bisogna dar atto dello scrupolo con cui viene riportata la notizia, che vedrà la partnership del grande rivale d’oltralpe con i cantieri Santierul di Costanza, per un valore totale di 1,6 miliardi di euro. 

Con i cantieri francesi erano in gara Fincantieri e l’olandese Damen. Il Paese di Dracula, lo sappiamo, non è facile nelle sue relazioni istituzionali –se guardiamo ai fatti già noti dal 2016- e pare che anche questo processo di selezione sia stato ostacolato da numerose interferenze politiche. 

Se lo scontro si è svolto su questo tappeto, abbiamo qualche sospetto sostanziale che chi avrebbe dovuto difendere la cantieristica italiana (19.500 dipendenti nel 2017, 5,4 miliardi di fatturato nel 2018 di solo Fincantieri) non sia stato in grado di giocare le sue carte con la cura necessaria per contrattualizzare l’affare. Più bravi i suoi comunicatori che hanno fatto passare la notizia in assordante silenzio. Comprensibilmente, visto che pacifisti e qualunquisti trovano sempre una ragion di esistere!

Ecco dunque che è molto più facile per un cronista riportare uno scontro ineguale tra il palazzo del Viminale che segna il suo confine con il Teatro dell’Opera di Roma e una massa senza identità, piuttosto che rappresentare un’altra batosta per il nostro sistema produttivo. 

Già, perché nelle scorse settimane il colosso di argilla che ha sede a Trieste aveva perso un altro contratto militare in Brasile, dove pure era considerata favorita, secondo gli analisti del settore. A fine marzo la Marina brasiliana ha infatti assegnato il suo programma Tamandarè corvette da 1,6 miliardi di euro a Aguas Azuis, un consorzio guidato da ThyssenKrupp Marine Systems. Ma con il Brasile abbiamo ottimi rapporti, tanto è che il rimpatrio di Cesare Battisti, per lunghi anni latitante ci è costato solo quattro navi! Un vero affare.

La Francia dice che la Romania dimostra con questa acquisizione il suo desiderio di rafforzare l’Europa della Difesa e sviluppare la base industriale e tecnologica della difesa, rivolgendosi ai suoi partner dell’Unione europea per le sue acquisizioni di equipaggiamenti militari.

L’Italia tace. Da ultimo, apprendiamo che secondo il quotidiano di Londra ‘Financial Time’, Fincantieri si è ritirata dalla gara della Royal Navy per la fornitura di tre navi di supporto logistico. Un solo miliardo il contratto a cui l’Italia ha dato l’addio, lasciando al gruppo coreano Dsme, agli spagnoli Navantia, ai giapponesi Japan Marine United Corporation e a un consorzio inglese composto da Bae Systems, Babcock International, Cammell Laird e Rolls-Royce il piacere di combattersi il lavoro.

Che dobbiamo fare? Lasciamo ancora che l’incompetenza domini ancora i nostri scenari industriali e diplomatici? Non è una partita di calcio, lo ricordiamo. La cantieristica fa parte delle strategie di un Paese che pur vantando una tradizione antica e una posizione peninsulare assai esposta al mare vede lo sfilacciamento delle proprie posizioni con l’inuria e la consapevolezza della politica italiana. Non c’è una cura miracolosa: quella la lasciamo ai selfie e ai preoccupanti proclami di violenza anche sessuale a cui viene incitato il popolo ignorante di un paese senza guida. Noi siamo convinti che è necessario un management capace e un sostegno politico serio. Non ci ravvengono al momento  nessuno dei due elementi per riprendere una barca che affonda.

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