venerdì, Agosto 23

La cannabis diventa legale. Anzi no

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Si torna a parlare di legalizzazione della cannabis. Ma la polemica scatenatasi in queste ultime ore è figlia di un equivoco. È vero che la commissione Giustizia della Camera, presieduta da Donatella Ferranti (Pd), si è espressa in favore della ‘depenalizzazione di piante proibite (cannabis ndr) sul territorio nazionale’. Ma i decreti legislativi di attuazione della delega assegnata dal Parlamento al Governo su questa materia (il 15 gennaio dovrebbe tenersi un Cdm) riguardano soltanto, come spiega il senatore Benedetto Della Vedova, «il tema della coltivazione di piante cosiddette ‘stupefacenti’ solo rispetto alle aziende già autorizzate a coltivarle, ad esempio per fini terapeutici, che non ottemperino alle regole a cui l’autorizzazione è subordinata. Non c’entra niente la cannabis in terrazza». Anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando puntualizza: «Niente depenalizzazione». Deluso ancora una volta il popolo antiproibizionista, mentre i Maurizio Gasparri di turno non perdono occasione per ribadire il mantra della ‘guerra alla droga’.

Oggi il Parlamento ha riaperto finalmente i battenti dopo la lunga pausa natalizia. Ma solo a metà, solo l’aula di Montecitorio, dove peraltro è ripreso subito l’esame del ddl Boschi sulle riforme costituzionali con annesso voto finale in seconda lettura. Adesso la parola tornerà al Senato e di nuovo alla Camera per la terza e definitiva lettura prima del referendum confermativo di ottobre. In serata il via libera al provvedimento con 367 sì, 194 no e 5 astenuti. A favore hanno votato Pd, Area popolare, Scelta civica, Ala, Democrazia solidale-Centro democratico, Psi. Contro il provvedimento invece M5s, Sinistra italiana-Sel, Lega Nord, Forza Italia, Fdi-An, Alternativa libera-possibile, Conservatori e riformisti.

Per una volta anche la musica fa irruzione nella politica. Diversi i commenti seguiti alla scomparsa del cantante David Bowie. «Gigante immenso del rock!», twitta lisergico il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, «corpi umani senza fine nel mondo sono stati attraversati dalla sua potenza di vita». Il leghista Roberto Maroni, appassionato musicista dà il suo personale «addio al Duca Bianco», definito «ribelle di classe». «Un pezzo della mia gioventù va via con David Bowie. Heroes», commenta commosso il senatore Pd Andrea Marcucci. Più istituzionale, infine, la ‘ladylike’ renziana Alessandra Moretti: «Un grande artista. Mancherà». Ma la commistione tra politica e spettacolo genera anche ‘mostri’ come il presidente del Consiglio Matteo Renzi che non perde tempo a farsi pubblicità congratulandosi con il compositore Ennio Morricone, vincitore del Golden Globe per la colonna sonora del film di Quentin Tarantino.

Beppe Grillo prova a risolvere lo spinoso caso Quarto con un post pubblicato ieri sul suo blog nel quale intima le dimissioni alla sindaca a 5Stelle del comune napoletano, Rosa Capuozzo. La motivazione è presto detta: «La strada dell’onestà ha un prezzo». La Capuozzo prova a prendere tempo, anche se oggi si è ritrovata i carabinieri in casa pur non essendo indagata per commistioni con la camorra. La pistola della maggioranza, vedi i centristi Gianfranco Librandi e Lorenzo Dellai, continua comunque a sparare, anche se ormai senza più proiettili. «Se c’è voto di scambio indaghi la procura» insiste, invece, l’onnipresente presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone che, però, sull’appalto della rete idrica scagiona l’amministrazione comunale grillina: «Ha agito bene».

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