domenica, Dicembre 15

La canapa nella legislazione della Spagna La legge spagnola in materia di canapa industriale e cannabis

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Posizione Paese

Mostrando una drastica inversione di tendenza rispetto agli anni ’90, le aree coltivate a canapa sono quasi scomparse dagli inizi degli anni 2000. Nel 2002, a seguito di una riduzione dei finanziamenti europei di politica agricola comune, solo la Catalogna coltivava canapa su una superficie di 900 ha (destinazione: fibra e, in minima parte, semi).

Rispetto al 2013 (10 ha per la fibra e 2 ha per il seme), i dati della FAO, aggiornati al 2016, segnano una crescita minima: 10 ha destinati alla fibra, con una resa di 1,1t/ha (compresa la stoppa e la parte legnosa), e 3 ha di semi, con resa di 0,9t/ha.

Attualmente la canapa non compare tra le colture industriali (barbabietola, girasole, cotone, colza, soia, tabacco) indicate nell’ultimo Rapporto del Ministero dell’Agricoltura sull’ avanzamento della produzione agricola nazionale. Secondo una ricerca recente, mantenendo un elevato potenziale di crescita dovuto a un clima favorevole (ancorché diverse aree siano soggette a episodiche gelate), come produttore il Paese occupa in Europa il 16 posto.

Diverso discorso vale per la cannabis a uso terapeutico: nel 2017 il Governo ha autorizzato concessioni a coltivare cannabis per una superficie complessiva di 20.000 ha.

Giro di affari

Secondo i dati dell’European Cannabis Report del 2017 (seconda edizione), come riportati dalla Società di marketing australiana Everblu Capital, il valore di mercato dell’industria canapiera spagnola è stato stimato a 0,59 milioni di euro, mentre il mercato potenziale della cannabis medica può raggiungere i 3,3 miliardi di euro. Per la cannabis ‘ricreativa’, le opportunità commerciali (sommando i mercati primario e secondario) sono di 2,3 miliardi di euro.

Sistema industriale e commercio

Fino al tramonto della navigazione a vela, la Spagna ha conosciuto un destino comune ad altri Paesi europei (tra i quali l’Olanda, il Regno Unito, la Germania, l’Italia, la Francia), che ne hanno impiegato la fibra per produrre stoffe, tessuti robusti, sacchi da imballaggio, cordami, condotte per l’acqua e guarnizioni. Le aree circostanti Granada e Segura erano più coltivate nel XVIII secolo. Nel Novecento, secondo i dati riportati da un articolo di ricerca dell’Ingegnere agrario Jésus Díaz, la produzione è proseguita fino agli anni ’70 (dopo che la Spagna ha ratificato le Convenzioni ONU in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope).  Nel 1972 solo 85 ha erano seminati nel Nord-est del Paese. Tuttavia, la coltura è stata abbandonata e ripresa in diversi momenti: a metà degli anni ’80, con un breve revival per la fibra; negli anni ’90, in misura particolare (nel 1998, 16.507 ha coltivati – una superficie pari a quella della Francia odierna); tra il 2003 e il 2005 sono coltivati circa 730 ha, mentre la coltura si eclissa nuovamente tra il 2006 e il 2012, per tornare a un timido risveglio nel 2013 (11 ha, 9 dei quali in Andalusia).

Negli anni ’90, le varietà di origine spagnola ricomprese tra le 25 autorizzate dall’Allegato I del Regio Decreto del 1999 eranoDelta 405’ e ‘Delta-Llosa’, entrambe inserite nel Catalogo comune delle specie agricole dell’UE.

Oltre alle effettive contrazioni degli aiuti europei, le ragioni di questo andamento ‘altalenante’ sono da ricercare nella mancanza di impianti diffusi nelle 17 Regioni (‘Comunidades Autónomas’) e Province per la trasformazione della materia prima, oltre che nell’andamento del prezzo dei semi all’ingrosso rispetto ad altre colture più ‘stabili’. Ciò ha spinto i coltivatori, complici anche i forti limiti sul THC, a trascurare la canapa da fibra. Negli ultimi anni è aumentato l’interesse per il mercato dei prodotti bio-alimentari e degli estratti contenenti CBD.

In Andalusia, nella Regione di Murcia, l’impresa Hempatiza ha sviluppato coltivazioni di canapa da seme per uso alimentare nell’area di Caravaca (2 ha nel 2016) e attualmente ha avviato una distribuzione a livello nazionale di CBD (estratti e infiorescenze) basata su 4 ha coltivati nel 2017 nel territorio comunale di Mula (Murcia), in parte destinati anche alla produzione di health food (olio, semi, proteine vegetali in polvere)

Tra i 150 membri associati all’EIHA, la Srl CAFINA, con sede in Provincia di Alicante, che produce e vende semi di 6 varietà certificate certificati, è stata una delle prime aziende a ottenere dall’Agenzia nazionale per il controllo dei farmaci (AEMPS) a coltivare cannabis a fini di ricerca e per produrre infiorescenze essiccate e estratti contenenti CBD. In modo simile, la La valenciana ValHemp è impegnata nella produzione di sementi, nello sviluppo dell’estrazione di olio di CBD oltre che di sistemi di filtraggio per la de-contaminazione dei terreni da composti organici, collaborando attivamente con diversi laboratori di ricerca e banche dei semi. Citiamo ancora la Srl Indica Sur, équipe sivigliana di ricerca/consulenza/assistenza fornita ai canapicoltori, e, per il settore cartario, il Gruppo Miquel y Costas, anch’esso iscritto all’EIHA.

In base a quanto dichiarato dall’Agenzia spagnola proposta al controllo dei farmaci (AEMPS), dipendente dal Ministero della Sanità, le Società DJT Plants Spain, Alcaliber (1085 ha, coltivazioni in spazio aperto), Phytoplant, CIJA Preservation & Pharma e l’Università Politecnica di Valencia sono state autorizzate dal Governo a coltivare piante di cannabis con tenore di THC superiore allo 0,2% per la ricerca scientifica a fini terapeutici. La superficie disponibile stimata è di circa 20.000 ha. A gennaio 2018 le richieste totali di autorizzazione a coltivare cannabis presentate all’Agenzia erano 160.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti – 1961 (ratificata il primo marzo 1966) e relativo Protocollo – 1972 (ratificato il 4 gennaio 1977)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope – 1971 (adesione: 20 luglio 1973)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope – 1988 (ratificata il 13 agosto 1990)

Diritto dell’Unione Europea

Regolamento (CE) n. 1251/1999 (limite europeo di THC da 0,3% a 0,2%)

Regolamento (UE) 1308/2013 (regime di sostegno per la coltivazione dei prodotti agricoli)

Regolamento (CE) n. 2860/2000 (coltivazione di canapa da fibra)

Direttiva 2002/53/CE (disciplina il catalogo delle varietà di piante agricole)

Catalogo comune (varietà delle specie di piante agricole)

Diritto interno

Legge n. 17/1967 (normativa sui narcotici)

Regio Decreto 2829/1977 (normativa sulle sostanze psicotrope)

Regio Decreto n. 1729/1999 (coltivazione di lino e canapa)

L’ordinamento spagnolo

Canapa industriale

Il Regio Decreto n. 1729, del 12 novembre 1999, prevede una disciplina sulla domanda e la concessione degli aiuti a coltivare il lino e la canapa (per una resa minima di 1,5 t di materia vegetale per ha, semi compresi – al di sotto di tale limite gli aiuti saranno ridotti del 65%) in base al regime europeo di sostegno previsto oggi dal Regolamento (UE) 1308/2013. Il Decreto stabilisce i relativi controlli e comunicazioni relativi al livello di THC consentito (Art. 12, comma 4, Artt. 15 e 19), che oggi è dello 0,2%, i requisiti di registrazione e la regolarità dei contratti per la lavorazione, nonché la necessaria corrispondenza tra la superficie effettivamente coltivata e raccolta e la quantità di sementi utilizzata (una condizione per ricevere i finanziamenti dall’organo competente della relativa Comunità Autonoma – competenza già esercitata per le anteriori campagne di commercializzazione). Inoltre, la normativa in esame autorizza la coltivazione di 25 varietà indicate, come le polacche ‘Białobrzeskie’ e ‘Beniko’ e la spagnola ‘Delta 405’.

Aspetti penalistici e consumo ‘ricreativo’

La legge n. 17 dell’8 aprile 1967 sulle droghe narcotiche e il Regio Decreto n. 2829/1977 sulle sostanze psicotrope presentano una classificazione modellata sulle Convenzioni delle Nazioni Unite. Le pene previste per l’uso personale non sono correlate al tipo di droga, diversamente dalle sanzioni relative al traffico delle sostanze. Attualmente il possesso/consumo personale in spazio privato è depenalizzato in misura variabile secondo il contesto regionale. Talvolta, la giurisprudenza ha ritenuto non punibile il mero possesso di una piccola quantità di droga quando non finalizzato all’uso personale, in quanto non dannoso per la salute. I giudici spagnoli hanno fissato la soglia del consumo (e dell’auto-coltivazione) personale a 80 g mensili (in alcuni casi 100 g).

Al momento, in Spagna esistono circa 1000Cannabis Social Club’, che possono essere costituiti in ogni Paese in cui il consumo di cannabis per uso personale risulti depenalizzato. Non esiste una normativa nazionale che li disciplini, ma solo un ‘Codice di condotta’ europeo elaborato dall’Encod nel 2011.  Nel 2015, la Catalogna ha approvato una disciplina che richiede (per gli oltre 400 club operanti nella Regione), il rilascio di una licenza comunale. Tale orientamento meno permissivo è stato seguito anche in una causa portata di fronte alla Corte Suprema di Madrid, che il 9 dicembre dello stesso anno (Sentenza n. 788/2015) ha ribaltato la decisione della Corte di Vizcaya condannando a 8 mesi di pena detentiva e 5000 euro di multa i 3 principali responsabili di un club cannabico di Bilbao.

Cannabis medica

In base all’Art. 22 della Legge del 1967, gli unici usi della cannabis soggetti a speciale autorizzazione hanno natura «industriale, terapeutica, scientifica e didattica» (Art. 22), destinazioni che sembrano coprire l’oggetto della licenza concessa ad Alcaliber e, in numero ristretto, alle altre società sopra menzionate (si veda il paragrafo ‘Produzione industriale e commercio’): produzione, import/export, distribuzione e commercio di medicinali derivati dalla cannabis.

L’AEMPS ha autorizzato l’introduzione del Sativex, ma per il fatto che la cannabis rimane legalmente unadroga’, non esiste una adeguata informativa sulle possibilità di ottenere una licenza di ricerca/produzione di cannabis medica. Da diversi anni, pazienti e ricercatori, reclamano l’esigenza di una disciplina organica nazionale che regolamenti la produzione e consenta l’accesso ai trattamenti per curare i sintomi di un ampio ventaglio di patologie gravi.

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