mercoledì, Agosto 21

La canapa nella legislazione della Romania La legge rumena in materia di canapa industriale e cannabis

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Posizione Paese

Nel 2016, in base ai dati forniti dall’European Industrial Hemp Association (EIHA), tra i Paesi membri dell’UE la Romania era allineata alla Polonia (800 ha), con 799 ha di superficie adibita alla coltivazione della canapa.

Giro di affari

Non disponiamo, al momento, di dati sufficientemente completi e verificabili. Alla fine del 2016, CANAH International – azienda rumena di riferimento che commercia in semi di canapa industriale e derivati per il settore alimentare e cosmetico – ha registrato un turnover di 5,2 milioni di euro.

Sistema industriale e commercio

Tra le la varietà autoctone di canapa troviamo: ‘Secuieni’ (‘Dacia Secuieni’, ‘Secuieni Jubileu’) e ‘Lovrin 110’ (che figurano tutte e 3 nel Catalogo comune dell’UE sulle specie di piante agricole), ‘Fibramulta 151’ e  ‘Irene’.

Una ricerca effettuata nel 2011 su 5 varietà da seme – Armanca, Denise, Diana, Silvana, Zenit (tutte incluse nel Catalogo comune europeo) – ne sottolineava l’alta qualità nutrizionale, nonostante le criticità dovute al contenuto in cadmio nei semi eccedente gli standard idonei a una destinazione alimentare. Altre varietà rumene che figurano nel Catalogo sono ‘Ratza’ e ‘Successiv’.

Prima del 1989, la Romania era un importante produttore, mentre dagli anni 2000, benché abbia aperto le porte agli investitori stranieri nel settore agricolo, il Paese vive una fase di inerzia e lenta riorganizzazione. Le condizioni climatiche, motivo di attrazione per gli investimenti dall’estero, sono favorevoli a far tornare la Romania in cima alla lista dei Paesi produttori, a condizione che si rispettino i parametri europei: principalmente, un THC contenuto al di sotto dello 0,2% e la produzione a partire dalle varietà di semi ammesse e certificate. Secondo uno studio del Parlamento Europeo del 2015, in Romania circa il 40% della terra destinata all’agricoltura (5,3 milioni di ha) appartiene a investitori stranieri.

La National Hemp Association (NHA, organizzazione non-profit statunitense nata a sostegno dell’industria canapiera) riporta che, nel 1993, gli ettari coltivati a canapa nel Paese erano 16.187 («40.000 acri») e parte della materia prima era esportata in Ungheria per essere processata. Oggi la Romania è meta di delocalizzazione per l’impresa olandese HempFlax, che dal 2015 ha avviato una produzione di canapa in Transilvania su una superficie disponibile di 700 ha (stabilimento di Alba Iulia, Distretto di Alba).

HempFlax Europe (sede di Alba, Romania) è uno dei 28 membri stabili dell’EIHA, la quale conta tra gli associati anche Agraficient Srl, filiale di HempFlax. Quest’ultima è diretta da Mark Reinders, che è anche l’attuale Presidente dell’EIHA. Altri membri associati sono Alcos Bioprod Srl (Samurcasi) e HempTek Srl (Baia Mare), mentre tra i 27 fornitori elencati dall’EIHA, oltre alla stessa HempFlax, troviamo CANAH International. Srl con sede a Salonta (Distretto di Bihor, Romania occidentale), è stata fondata da Dan Lǎzǎrescu nel 2007 ed è impegnata nella selezione e lavorazione dei semi, nell’estrazione di olio di canapa e di altri bio-alimenti derivati. Quando l’olandese HempFlax investiva 5 milioni di euro per avviare l’attività in Romania, CANAH, al volgere del 2015, raddoppiava la produzione passando a 2000 t di semi l’anno. Nel luglio 2017, CANAH ha ricevuto un finanziamento di circa 219.000 euro dall’istituto bancario a maggioranza pubblica EximBank (controllato da Veneto Banca dal 2006) per lo sviluppo del proprio potenziale di lavorazione, in particolare mediante l’aumento della capacità di stoccaggio e l’acquisto di apparecchiature capaci di ottimizzare la qualità finale dei prodotti. EximBank garantisce anche servizi di assicurazione alle piccole e medie imprese che operano nell’export e, più in generale, per tutti i progetti relativi a settori ritenuti centrali per l’economia del Paese. Carichi medi di 20 t di semi sono inviati a un laboratorio che ne attesta la qualità in base a più parametri (colore, sapore, acidità e grado di umidità). I semi sono, principalmente di importazione. L’olio alimentare, ottenuto con spremitura a freddo, è venduto liquido o in capsule, come i semi sbucciati, i prodotti in polvere, la farina e l’olio cosmetico. L’azienda destina al mercato estero (Stati Uniti e, soprattutto, Europa occidentale) l’80% della sua produzione. Insieme a Olanda e Germania, la Romania si è aggiudicata il ‘Premio Innovazione’ per il prodotto dell’Anno 2018: in occasione della 15° Conferenza dell’EIHA del 12-13 giugno a Colonia, CANAH International ha presentato ‘Qunabu’, un innovativo cosmetico per la pelle privo di emulsionanti, addensanti e conservanti a base di canapa.

All’export negli USA di semi prodotti in Romania si dedica la statunitense Abbot Blackstone, mentre GO Superfoods, che fa base a Sheffield (Regno Unito), fornisce di semi provenienti dalla Romania l’intero mercato europeo e l’americana NP Nutra, con sede a Los Angeles, dalla Romania esporta olio di semi di canapa.

Attualmente, in concomitanza con una politica agraria fortemente tributaria della Politica agricola comune (PAC – per il periodo 2014-2020 sono stati investiti quasi 20 miliardi di euro, il doppio del settennato precedente, con particolare vantaggio per i settori frutticolo e vinicolo), si registra una crescita del mercato connessa all’apertura alle imprese straniere, ma il potenziale non utilizzato per un territorio che potrebbe essere il più vasto ‘granaio’ d’Europa rimane molto alto. Nel 2014, a Lovrin (Distretto di Timis, una delle aree tradizionalmente adibite alla coltura tanto da dare il nome a una varietà), la raccolta dei semi si faceva a mano.

Cannabis medica

A inizio anno, la corporation PHI Group, con sede centrale in Nevada (USA), ha annunciato il prossimo avviamento di una coltivazione in serra di cannabis destinata al mercato farmaceutico.

Finora, non sembra che altre imprese in Romania si siano lanciate nel mercato della cannabis medica, né che siano state presentate richieste di autorizzazione a ottenere la relativa licenza.

Tessuto sociale

Dopo il crollo del regime di Nicolae Ceauşescu (1989), quando soltanto nelle pianure occidentali erano coltivati per il seme oltre 10.000 ha di canapa, la privatizzazione degli anni ’90 (84% delle terre nel 1998) ha frammentato il regime di accesso alla terra e escluso dall’ambito dell’assistenza pubblica le aree rurali. Questo processo ha reso evidente la necessità – in vista del futuro ingresso nell’Unione Europea – di riformare la normativa agraria e liberalizzare il mercato dei prodotti agricoli.

L’Istituto Nazionale per la Ricerca e lo Sviluppo (NARDI) di Fundulea, fondato nel 1962 – quando la Repubblica Socialista iniziava a dare segnali di distacco dal potere sovietico -, si occupa di classificare i semi secondo un’articolata nomenclatura interna relativa a più gradi di passaggio, dal seme ‘raccolto’ a quello certificato. Tuttavia, ci sono regioni rurali in cui il processo di raccolta e lavorazione rimane ancora tradizionale: ad esempio, pensiamo al il metodo di macerazione in acqua seguito dai coltivatori di canapa da fibra.

Il successo della coltura, nell’ultimo decennio, è dipeso non soltanto dal tenore variabile degli aiuti europei, ma dalle scelte di politica economica e dall’instabilità dei successivi Governi (nel 2015  diversi funzionari accusati di corruzione e frode).Nel 2013 lo Stato offriva sussidi per 90 euro l’ettaro.

Questo discorso interessa anche la cannabis medica: per una mancanza strutturale di assistenza, di stipendi adeguati e di un sistema sanitario efficiente, nel 2017 si è assistito a un vero e proprio esodo di medici, infermieri, dentisti e farmacisti verso altri Paesi dell’Europa occidentale, in particolare Germania, Francia e Regno Unito. L’ex-Ministro della Sanità Vlad Voiculescu aveva promesso una riforma dell’organizzazione del sistema sanitario.

In un articolo apparso a febbraio 2018, l’Associazione Cannabis Club Romania, rispondendo agli esperti di Prohibition Partners, una piattaforma di analisi sull’industria e il mercato della cannabis, sostiene che ogni legalizzazione, nel prossimi anni, sarà improbabile: «Ci sono persone attivamente impegnate per la legalizzazione della cannabis medica, ma il principale ostacolo è il Governo, con un Ministro della Sanità che disconosce i benefici della pianta». Dall’autorizzazione legale introdotta nel 2013, si è riscontrata una diffusa confusione tra derivati e infiorescenze (la cui linea divisiva è determinante per definire ‘medica’ la cannabis autorizzata dallo Stato), aggravata dal fatto che nessuna azienda ha finora fatto domanda di licenza per vendere i farmaci.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti – 1961 (adesione: 14 gennaio 1974) e relativo Protocollo – 1972 (adesione: 14 gennaio 1974)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope – 1971 (adesione: 21 gennaio 1993)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope – 1988 (adesione: 21 gennaio 1993)

Diritto dell’Unione Europea

Regolamento (CE) n. 1251/1999 (limite europeo di THC da 0,3% a 0,2%)

Regolamento (UE) 1308/2013 (regime di sostegno per la coltivazione dei prodotti agricoli)

Regolamento (CE) n. 2860/2000 (coltivazione di canapa da fibra)

Direttiva 2002/53/CE (disciplina il catalogo delle varietà di piante agricole)

Catalogo comune (varietà delle specie di piante agricole)

Diritto interno

Legge n. 255/1998 (tutela delle nuove varietà di piante; versione consolidata del 2014)

Legge n. 194/2011 («prodotti suscettibili di effetti psicoattivi»)

Codice Penale – 2014

Legge 2013 sulla cannabis medica (testo al momento non disponibile)

L’ordinamento della Romania

Canapa industriale 

Nell’ambito della riforma agraria della fine degli anni ’90, premessa necessaria al Paese per entrare nell’UE (nell’ambito del processo di allargamento, Romania e Bulgaria ne faranno parte dal primo gennaio 2007), è istituita una Direzione Generale per lo Sviluppo Rurale funzionale all’avviamento di programmi multi-settoriali capaci di offrire risorse finanziare e garantire adeguati fattori di produzione ai coltivatori.  La disciplina sulle varietà di semi e la loro certificazione è di questi anni (Leggi del 1995 e del 1997), oltre alla Legge del 1998 sulla protezione delle nuove varietà di piante. I test sulla qualità dei semi sono prerogativa di un Ufficio di controllo creato ad hoc in seno al Ministero dell’Agricoltura, che adotta i criteri stabiliti dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD), nel rispetto dei parametri dettati dall’Unione Europea. Una volta approvata una nuova varietà, essa sarà inserita nel Registro nazionale. La lista contenente le varietà ammesse è pubblicata annualmente, in versione aggiornata.

Aspetti penalistici

Il Codice penale del 2014 non contempla depenalizzazioni in fatto di possesso di droghe per uso personale, anche in minima quantità. Per il possesso di droga – senza specificazioni –possono essere inflitte una multa o una pena detentiva da 3 mesi a 2 anni, che diventa di 6 mesi a 3 anni mentre per sostanze ‘ad alto rischio’. In alternativa alla detenzione sono previsti, in linea con la tendenza europea, programmi di assistenza integrata alla dipendenza. Le pene aumentano sensibilmente per la produzione industriale e il commercio di tali sostanze illecite. Per la cessione di sostanze stupefacenti, gli intervalli edittali delle pene si sono ridotti rispetto alla precedente normativa (del 2004).

Cannabis medica

Una legge del novembre 2011 esclude la liceità di ogni fornitura non autorizzata di sostanze psicoattive a prescindere dalla loro destinazione d’uso (pena detentiva da 6 mesi a 3 anni, salvo che il fornitore/venditore dimostri l’impossibilità di poter conoscere gli effetti della sostanza). Le autorizzazioni interessano «prodotti suscettibili di effetti psicoattivi» – naturali, derivati o sintetici – e sono soggette al vaglio dell’Istituto di controllo dei prodotti biologici e farmaceutici e, successivamente, dell’Autorità Nazionale per la Sicurezza alimentare e veterinaria (ANSVSA). Si tratta di una recente politica di controllo comune, negli ultimi anni, a Romania, Ungheria, Polonia, Serbia e Portogallo.

Nonostante in Romania la disciplina relativa alla cannabis appartenga alla normativa sulla droga e l’uso sia ludico che terapeutico dell’infiorescenza sia oggetto di divieto, in particolari condizioni i derivati farmaceutici della pianta possono essere impiegati per curare dolori oncologici e i sintomi dell’epilessia e della sclerosi multipla. Dopo modifica legislativa del 2013, sono in corso test clinici per estenderne l’impiego ad altre tipologie di malattie (sindrome di Tourette, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson).

Nel 2013 la Romania è stato il decimo Paese dell’Unione Europea a legalizzare l’uso medico della cannabis.

La nuova disciplina ammette l’accesso – ristretto e non coperto da assicurazione – all’uso di derivati della cannabis (tintura, resina o frammenti vegetali) per pazienti affetti da cancro, sclerosi multipla o epilessia. L’Agenzia per il controllo dei medicinali può autorizzarne il commercio, anche se finora non sono disponibili farmaci contenenti THC o CBD sul territorio nazionale e la disciplina legale è densa di zone grigie, come denuncia per prima la ‘Romania Medical Marijuana Association’.

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