domenica, Novembre 17

La canapa nella legislazione della Nuova Zelanda La legge neozelandese in materia di canapa industriale, cannabis e marijuana

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Posizione Paese

In Nuova Zelanda sono stati coltivati circa 300 ha, 200 dei quali da Midlands, il maggiore produttore a livello nazionale. Il potenziale stimato è più elevato: almeno 1000 ha solo nell’Isola del Sud.

Giro di affari, sistema industriale e commercio

Nel medio-lungo termine, per i coltivatori si stima una rendita di 4500-5500 dollari neozelandesi (2600-3200 euro) per ettaro. Se il commercio dei semi sarà autorizzato dalla legge, i proventi derivanti dall’export sono previsti per valori compresi tra i 10 e i 20 milioni di dollari (5,82-11,65 milioni di euro).

La vendita dei prodotti a base di canapa è legalmente limitata all’olio di semi, alla fibra e ai semi destinati ai mangimi animali.

Per le licenze per che autorizzano la produzione di CBD, le previsioni per il 2019 fanno ben sperare, ma occorre prima l’entrata in vigore di una legge sulla cannabis medica.  

 Tessuto sociale

La Nuova Zelanda oggi è una Monarchia parlamentare suddivisa in 16 Regioni e 74 Autorità territoriali urbane e rurali, 4 delle quali (comprese le Isole Chatman), essendo anche Regioni, sono definite ‘Autorità unitarie’. Ad esse si aggiungono 3 realtà politico-territoriali: lo Stato insulare di Niue e le Isole Cook, liberamente associate alla Nuova Zelanda, e la ‘Dipendenza’ (dal 1926) di Tokelau.

Il Paese fu una delle poche colonie britanniche in cui la canapa non fu coltivata in modo estensivo, a vantaggio del lino neozelandese (Phormium tenax), pianta da fibra utilizzata anche dagli abitanti locali e impiegata come materia prima per l’industria tessile.

A valle della ratifica della Convenzione Unica del 1961, il destino della canapa, non più distinta dalla cannabis è stato quello della messa al bando, sancita dalla Legge sulle sostanze narcotiche del 1965.

Secondo una recente analisi pubblicata dall’Ufficio per il controllo della droga e la prevenzione del crimine dell’ONU (UNODC), il consumo di cannabis in Oceania prevalentemente prodotta e trafficata nel Continente, si è mantenuto tendenzialmente stabile nell’ultimo decennio, con una percezione sociale invariata tra il 2014 e il 2016.  La provenienza estera, con l’Australia che filtra il flusso verso la Nuova Zelanda, è riferibile soprattutto a Stati Uniti, Canada, Olanda e Sudafrica. Con una popolazione di 4,6 milioni di abitanti, nel biennio 2014-2015 la Nuova Zelanda – in base a quanto riportato dal Ministero della Salute del 2016 – ha patito un costo sociale derivante dal danno per uso di cannabinoidi pari a circa 750 milioni di euro (1,28 miliardi di dollari neozelandesi). Tale cifra, ben più elevata rispetto ad altre tipologie di sostanze (anfetamine, oppioidi e droghe allucinogene), è stata calcolata considerando, nell’insieme, il danno individuale (casi di morti premature e riduzione della qualità della vita), il pregiudizio arrecato alla comunità (familiari e amici, finanziamento del mercato illecito e aumentata possibilità di nuovi investimenti diversificati, una base imponibile minore dovuta ai profitti non tassati prodotti dalla vendita illecita della sostanza) e i costi pubblici di intervento (programmi educativi, consulenza e trattamento sanitario della tossicodipendenza, attività di polizia sistemi giudiziario e penitenziario).  La quantità totale di cannabis consumata ogni anno, calcolata in foglie essiccate, è di 27,44 t: 16,19 t e 11,26 t per i consumatori, rispettivamente, abituali e occasionali, ciascuno dei quali ne consuma individualmente, nello stesso ordine, 600 g e 40 g.

Il consumo ricreativo di cannabis nel Paese è diffuso anche tra gli adolescenti: nel 2017, 448 studenti iscritti in scuole secondarie, 64 nelle scuole inferiori e 40 in altri istituti sono stati sospesi per uso di droga (cannabis ed ecstasy). In cima alla lista troviamo il Tauranga Boys’ College (Regione di North Island) e il Te Kauwata College  (Regione settentrionale di Waikato). Tuttavia, scrive Scott Palmer, reporter di ‘Newshub’, «Il problema non ha origine nella scuola: l’abuso elevato di alcolici e droghe tra gli adulti si sta trasmettendo ai più giovani». Nondimeno, è dubbio che la ‘tolleranza zero’ da parte della polizia, verso la quale i responsabili del Tauranga College nutrono fiducia, dia buoni risultati. In proposito, il Ministero della Pubblica Istruzione, con un investimento pari a oltre 20 milioni di euro, sta cercando di implementare un programma di studio applicato al comportamento infantile e adolescenziale, comprensivo di seminari e laboratori specifici, mentre la Drug Foundation, con sede nella capitale Wellington, provvede alla diffusione di informazioni e strumenti didattici negli istituti, sostenendo la necessità di creare le condizioni per coinvolgere attivamente – secondo criteri tratti dall’esperienza empirica – gli studenti, che di fatto non possono comunque essere classificati ‘consumatori abituali’.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti – 1961 (ratificata il 26 marzo 1963) e relativo Protocollo – 1972 (ratificato il 7 giugno 1990)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope – 1971 (ratificata il 7 giugno 1990)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope – 1988 (ratificata il 16 dicembre 1998)

Diritto interno

Bill of RIghts – 1990 (Diritti civili e politici scritti nella Costituzione)

Legge sull’abuso di stupefacenti – 1975 (Legge n. 116, 10 ottobre 1975 – e successive modifiche)

L’ordinamento neozelandese

Canapa industriale

Il mondo dei produttori di canapa è in attesa di un intervento legislativo che autorizzi il commercio dei semi di canapa per uso alimentare (umano). Nel 2001 il Governo – seguito da una proposta di modifica della legge sulle droghe del 1975 – , ha autorizzato il rilascio di licenze per la coltivazione e la lavorazione della canapa da fibra, ma non destinata all’alimentazione. Una legge più organica e permissiva, secondo i pronostici dei produttori, potrebbe triplicare la produzione di canapa in tutto il Paese.

Aspetti penalistici

La legge sulle droghe del 1975, che sanziona il possesso di marijuana in quantità anche minima, prevede 3 categorie di sostanze secondo il grado di pericolosità (molto alto, alto, e moderato – Art. 3A), collocando la cannabis nella Tabella corrispondente alla terza (categoria C). Ad essa appartengono tutte le componenti dalla pianta: frutto, semi, e – dal 1983 – «le parti rimanenti, sia fresche che essiccate (…) eccetto la materia vegetale dalla quale sia stata completamente estratta la resina» (Tabella 3). Della seconda Tabella (categoria B) fanno invece parte la resina (hashish) e l’olio di cannabis, la cui produzione o fornitura possono essere sanzionate con la reclusione fino a 14 anni.

Il possesso/consumo personale di cannabis è punito con un periodo di detenzione non superiore a 3 mesi e/o una multa di 500 dollari neozelandesi (circa 290 euro). Nei casi di fornitura o cessione a terzi, le pene sono raddoppiate (Art. commi 1 lett. b e 2 lett. b). Al di fuori dei casi eccezionali di autorizzazione legale mediante licenza, chiunque contravvenga al divieto di coltivazione delle sostanze proibite catalogate dalla legge è punibile con la detenzione fino a un massimo di 7 anni (Art. 9, comma 2), mentre la vendita o la fornitura di marijuana a persone minori di anni 18 porta il massimo edittale a 8 anni (Art. 6, comma 2 lett. b). Le licenze speciali sono relative all’attività di medici, infermieri dentisti, farmacisti, veterinari e persone formalmente autorizzate (Artt. 8 e 24) per pazienti sottoposti a particolari trattamenti.

Per i casi di possesso di quantità di cannabis superiori ai 28 g (o a 100 ‘spinelli’), la presunzione di condotta inerente al reato di spaccio è stata dichiarata incostituzionale nel 2007 dalla Corte Suprema rispetto all’Art. 25, lett. c (equivalente all’Art. 27, comma 2 della nostra Costituzione), del Bill of RIghts (la parte scritta della Costituzione neozelandese contenente la declinazione dei diritti fondamentali), che sancisce la presunzione di non colpevolezza per gli imputati di reato.

Finora, benché il possesso di piccole quantità tenda, nelle prassi di polizia, a non essere perseguito, le campagne per legalizzare il consumo (a fini medici e ricreativi) di cannabis sono fallite, ma il loro discorso è parte del discorso politico.

Cannabis medica e ‘ricreativa’

A livello istituzionale, la spinta a introdurre una nuova normativa arrivano da una inedita coalizione tra Verdi, Laburisti e nazionalisti dell’NZF : nell’ottobre 2017, i Verdi hanno annunciato un referendum sulla legalizzazione, che si terrà entro il 2020 – in tal caso, in concomitanza con le elezioni parlamentari.

Il Ministero della Sanità ha per legge la facoltà di autorizzare, occasionalmente e caso per caso, la prescrizione di farmaci contenenti cannabis: finora, nel 2015 e 2016, prodotti a base di CBD, rispettivamente per un giovane paziente in stato di coma e una persona affetta da Sindrome di Tourette. Soltanto il Sativex, prodotto in Gran Bretagna e fornito dall’azienda Emerge Health NZ Ltd, è stato approvato su scala nazionale, ma con scarso successo dato il costo elevato e la mancanza di una copertura assicurativa.

Un Disegno di legge, approvato all’unanimità in prima lettura il 30 gennaio scorso, è al momento oggetto di disamina da parte della Commissione Salute del Parlamento (monocamerale). Il testo introduce, in deroga alla Legge sull’abuso di droghe del 1975, una tutela legale a favore dei malati terminali affinché possano curarsi con la cannabis e prodotti derivati in base a un sistema di autorizzazioni, prescrizioni mediche e licenze posto sotto il controllo dello Stato. Il provvedimento in esame prevede anche che l’olio di cannabis sia scorporato dalla Tabella 2 (categoria B), autorizzandone l’impiego a fini terapeutici.

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