domenica, Novembre 17

La canapa nella legislazione della Germania La legge tedesca in materia di cannabis e marijuana

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Posizione Paese, sistema industriale e commercio

La produzione di canapa industriale in Germania è storicamente legata alla fibra. Oggi il Paese, oltre a ospitare a Colonia i convegni annuali dell’associazione europea dei produttori (EIHA), presenta un alto potenziale in termini di produttività e superfici coltivabili, ma si colloca in coda a Francia, Olanda, Estonia, e poco sopra l’Austria. La coltura è stata ‘riscoperta’ negli anni ’90 e, nel 1994, si è costituita a Berlino la Società nazionale dei canapicoltori.

Riguardo all’industria delle coltivazioni indoor destinate all’uso medico-terapeutico, è evidente il divario tra una politica avviata a promuovere un mercato nazionale della cannabis medica e la situazione relativa all’import e alle ingenti forniture di giganti canadesi quotati in borsa come Tilray o Aurora che a maggio 2017 ha acquisito la tedesca Pedanios, rifornendo in Germania. Un altro forte investitore canadese è Maricann, che nel 2017 ha impegnato 42.5 milioni di dollari nell’espansione di una sede operativa a Ebersbach (Baden-Württemberg) per avviare coltivazioni di cannabis ad alto tenore di CBD. In prima linea, a livello nazionale, troviamo MedCann Pharma, che aspira a diventare il primo produttore di cannabis medica in diretta concorrenza con l’olandese Bedrocan.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti – 1961 (ratificata il 3 dicembre 1973) e relativo Protocollo – 1972 (ratificato il 20 febbraio 1975)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope – 1971 (ratificata il 2 dicembre 1977)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope – 1988 (ratificata il 30 novembre 1993)

Diritto europeo

Regolamenti:  (CE) n° 1251/1999; (CE) n° 327/2002  (CE) n° 335/2003 (THC : 0,2%, regime di controlli sul 30% delle superfici coltivate; varietà ammesse).

Diritto interno

Legge federale sulle droghe – 1981 (e successive modifiche)

Legge sulla cannabis medica – 2017

L’ordinamento tedesco

Storicamente terra di pluralismo giuridico (dal Norddeutscher Bund al Reich di Bismarck del 1871), dal 1990 la Germania è una Repubblica federale formata da 16 Stati o Länder, ciascuno provvisto di un proprio ordinamento (con Costituzioni e organi autonomi). La ripartizione delle competenze, secondo il modello delineato dalla Costituzione (Grundgesetz), è improntata a un federalismo fortemente cooperativo tra Länder e Amministrazione centrale (Bund), in primis in materia tributaria.  Gli Stati hanno competenza esclusiva in settori come la pubblica istruzione, la cultura, l’ordine pubblico e la polizia locale, mentre possono legiferare in via sussidiaria nei servizi sociali, nelle attività produttive o nel commercio (‘competenza congiunta’) laddove non sia già intervenuta la Federazione. Il diritto penale fa parte delle materie oggetto di competenza concorrente (come anche il diritto civile e le normative in materia economica, di lavoro, associazione, circolazione stradale, protezione dei consumatori). La legge federale prevale su quella degli Stati per motivi di superiore interesse legati all’unità nazionale. Nella gerarchia esistente tra i due livelli, la legge federale prevale su quella dei Länder (comprese le Costituzioni statali). La salute pubblica, inerente all’interesse della collettività e a un diritto fondamentale della persona, è al centro degli interessi protetti dalla Legge federale sugli stupefacenti del 1981, modificata a più riprese.

Aspetti penalistici

Nel tempo, nonostante livelli edittali di pena più severi, i contorni della colpevolezza legata ai reati di droga si sono smussati. Con una modifica intervenuta nel 2011, la Legge federale tedesca ha trasferito la cannabis dalle droghe altamente pericolose, inserite nella Tabella I (come l’eroina o l’LSD), alla Tabella III, che comprende «stupefacenti commerciabili e disponibili dietro speciale prescrizione» da parte di medici, dentisti e veterinari a fine terapeutico (ad esempio, il metadone e la morfina).  Con questa eccezione, e malgrado il minore livello di pericolosità, la legge vieta la coltivazione, la vendita e la distribuzione di cannabis per ritenuta dannosità fisico-psichica e capacità di creare dipendenza e fare da ‘ponte’ verso droghe più pesanti.

Il possesso di quantità limitate di cannabis per uso personale risulta attualmente depenalizzato con sfumature da un Land all’altro. La legge federale, dal 1992 (Art. 31 a, comma 1) prevede la non punibilità del possesso di una «quantità non significativa» di sostanza – derivante da produzione, importazione, trasporto, acquisizione o altre modalità – a fini di consumo personale. Tale quantità, non precisata dalla norma, è stata definita dalla Corte di Cassazione federale (Bundesgerichtshof – BGH) non in base al peso in grammi, ma alla percentuale di sostanza psicoattiva (THC) contenuta nella sostanza, fissata per la cannabis al 7,5%. In seguito, i 16 Länder sono intervenuti definendo, ciascuno entro una cornice variabile, il limite di non punibilità in base ai grammi posseduti: mentre Renania Settentrionale-Vestfalia, Turingia e Renania-Palatinato si attestano sui 10 g e Berlino è la sola ad autorizzare il possesso di 15 g, gli altri Stati federati prevedono un massimo di 6 g.

Cannabis medica

In forza di una sentenza del 6 aprile 2016 emessa dal Tribunale amministrativo federale, che ha confermato la giurisprudenza statale (il Tribunale amministrativo di Colonia, il 11 gennaio 2011, ha stabilito il diritto per i malati cronici – nella fattispecie, i ricorrenti erano 5 malati terminali -, di coltivare cannabis a finalità terapeutica), l’Istituto federale per le droghe e i dispositivi medici (BfArM) è stato obbligato a concedere uno speciale permesso per l’auto-produzione del farmaco.

Nel comunicato stampa relativo alla decisione del giudice federale, emessa a favore di una donna affetta da sclerosi multipla, si può leggere che «il trattamento eccezionale con cannabis della ricorrente, gravemente malata, è di pubblico interesse in quanto (…) comporta una significativa riduzione del dolore per il quale i farmaci già in uso si sono dimostrati inefficaci. Nel rispetto delle idonee garanzie di sicurezza, coltivazione e terapia sono sotto il controllo medico e l’uso e il dosaggio della sostanza da parte della ricorrente non risultano inappropriati. Essendo l’acquisto autorizzato di cannabis medica in farmacia escluso per motivi di costo, e avendo la compagnia di assicurazione più volte respinto la domanda di rimborso, non si ravvisano motivi contrari a fornire il certificato di esenzione per l’auto-coltivazione di cannabis».

A distanza di 8 anni dalla comparsa, in Germania, di Dronabinol, Nabinol e Sativex, nel 2016 le istituzioni federali (Governo e Bundestag) hanno portato avanti l’iter legislativo con l’obiettivo fondamentale i assicurare il rimborso del farmaco evitando così anche le richieste di coltivazione domestica a uso terapeutico.

Nel maggio dello stesso anno, il quotidiano ‘Die Welt’ riferiva di 5500 pazienti autorizzati a curarsi con la cannabis (5000 con prodotti in gocce o spray e 500 con infiorescenze) provenienti in gran parte dall’Olanda.

Con l’entrata in vigore della nuova legge, la novità più importante è il fatto che, per pazienti affetti da malattie gravi, i costi del farmaco siano coperti dall’assicurazione sanitaria. Attualmente, secondo quanto riferito dalla rivista ‘Deutsche Apotheker Zeitung’, sono 71.000 le preparazioni di cannabis coperte da assicurazione e distribuite dalle farmacie a un anno dall’entrata in vigore della legge.

La nuova Legge del 2017, votata all’unanimità in Parlamento in gennaio ed entrata in vigore a marzo, ricopre un insieme definito di patologie (cancro, anoressia, Morbo di Parkinson, epatite C, infezione da HIV) per le quali la cannabis sarà prescritta in via residuale – quando, cioè, le altre terapie si siano rivelate inefficaci. Le procedure relative all’importazione (da Canada e Paesi Bassi) e alla distribuzione di cannabis medica sono prerogativa esclusiva del BfArM. I pazienti, ai quali non è richiesto il tesseramento, dovranno esibire in farmacia la ricetta medica firmata da un professionista specificamente autorizzato a prescrivere la cannabis, con la sola raccomandazione espressa, da parte dell’Istituto, di adottare il criterio residuale. Il dosaggio, previsto per 30 giorni, prevede una quantità massima di 100.000 mg. La copertura assicurativa può essere, secondo i casi, parziale o totale. I pazienti autorizzati all’uso medico di cannabis non potranno tuttavia consumare il farmaco in spazi pubblici. Benché non sia espressamente vietato fumarla, si raccomandano altre forme di assimilazione (come la vaporizzazione o l’ingestione).

Con l’aumento della domanda di cannabis, il prossimo passo sarà quello della produzione nazionale volta ad assicurarne la fornitura. Proprio questo mese, il BfArM ha lanciato un bando di gara per la coltivazione commerciale della cannabis in Germania che scadrà il 22 ottobre e prevede 13 lotti da 200 kg di prodotto annuo. Ad ogni offerente andrà un massimo di 5 lotti. Le prime assegnazioni sono previste per la prima metà del 2019, il che significa – in caso di successo – che la cannabis medica prodotta sul territorio nazionale sarà venduta nel 2020 (con un volume ufficialmente stimato di 10,4 t su 4 anni).

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