venerdì, Febbraio 28

La canapa nella legislazione della Francia Evoluzione e portata delle normative francesi in materia di canapa industriale e cannabis

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Normativa di riferimento
(ambiti: agricoltura; Codice della Sanità; legge penale)

Quadro europeo  Regolamenti:  (CE) n° 1251/1999; (CE) n° 327/2002  (CE) n° 335/2003 (THC : 0,2%, regime di controlli sul 30% delle superfici coltivate; varietà ammesse).

Normativa nazionale
Code de la Santé Publique (CSP – possesso di cannabis)
Décrets; Réglements UE (Ministero della Salute / Commissione europea – varietà di canapa autorizzate per la produzione industriale)
Arrêté 22/2/1990 – ANNEXE I (Ministero della Salute – ANSM)
Loi n° 2007-297 (modifiche al CSP)
Code Pénal (come riformato dalla Loi n° 92-684)
Décret n° 2013-473 (‘Decreto Touraine’ – autorizza la vendita del Sativex

L’ordinamento francese

La Francia classifica giuridicamente la «cannabis» e la «resina di cannabis» (hashish) come sostanze stupefacente, il cui consumo (anche per minime quantità possedute) integra un illecito penale: «L’uso illecito di una delle sostanze o piante classificate come stupefacenti è punito con un anno di detenzione e 3.750 euro di multa» (Code de la santé publique, Art. L3421-1).  L’ascrizione è compito dell’Agenzia nazionale per la sicurezza dei farmaci e dei prodotti sanitari (ANSM, dipendente dal Ministero della Sanità), che integra frequentemente la lista disposta dal provvedimento ministeriale del 22 febbraio 1990. La cessione o la vendita – come anche facilitare con ogni mezzo l’utilizzo della sostanza, esibire ricette mediche false per ottenerla o consegnarla dietro loro esibizione –  possono comportare pene detentive fino a 10 anni e 7.500.00 euro di multa (Art. 222-37 Codice Penale francese).
Durante l’attuale Presidenza, si è avuta una proposta di depenalizzazione, sostenuta dalla posizione  aperturista espressa nel 2017 dal Capo dello Stato per chi sia sorpreso a fumare cannabis in luoghi aperti al pubblico. La proposta, ora in sospeso, proviene dal Ministro della Giustizia Nicole Belloubet e consiste in una riforma del Codice di procedura penale: una sanzione amministrativa di 300 euro per consumo illecito di cannabis. In base a un sondaggio condotto dal think tank Terra Nova e dalla rete Echo citoyen, oltre metà dei francesi è favorevole a una legalizzazione controllata.
L’ipotesi di una legalizzazione della produzione a monopolio statale, a partire da una produzione destinata al terapeutico fa parlare a Terra Nova di un risparmio di 500 milioni annui investiti dallo Stato nelle politiche antidroga.

Canapicoltura  Già nel 1994 il raccolto di canapa raggiungeva le 10.000 tonnellate: un segno di ripresa per una filiera mai completamente esaurita, che oggi raccoglie l’esigenza di rilanciare un’industria sostenibile. La normativa francese sulla canapa industriale risulta da una serie di normative europee (a partire dal Regolamento che fissa il limite del THC), armonizzate dal 2004, che si articolano con la disciplina nazionale. Essa definisce le varietà di canapa ‘lecite’ in base alle varietà dei cataloghi europeo e nazionale e ai parametri di non pericolosità stabiliti dal Codice di Salute pubblica e da una serie di Decreti ministeriali (Ministero della Salute – sopra riportati – e Ministero dell’Agricoltura).  I sacchi di sementi sono etichettati in base a tali parametri e sottoposti al vagli del Servizio ufficiale di Controllo (SEO). Tuttavia la FNPC lamenta l’urgenza di una normativa statale sulle qualità delle sementi di canapa, dato i soli parametri di riferimento sono attualmente nei tassi di umidità e di germinazione.

Uso medico  La iniziale autorizzazione ministeriale del Sativex, del 2013, non ha avuto seguito e, salvo il criterio generale che impone ai pazienti, per l’assunzione di farmaci a base di cannabinoidi (come il Marinol), il possesso di una prescrizione firmata da medico autorizzato, l’inerzia politica sulla questione non dà adito al superamento di una normativa carente e, allo stato attuale, limitata. DI fatto, la produzione controllata, la fornitura e il possesso di fitofarmaci diversi dal Marinol (in casi limitati e temporanei) non sono permessi.
Un esempio di ‘crocevia’ tra le due destinazioni di mercato è la proposta proveniente da una regione rurale. La Creuse è un Dipartimento della Nuova Aquitania dove si coltiva la canapa per servire i settori alimentare (olio) e l’edilizia (soprattutto, materiali isolanti). Auspicando un rilancio dell’economia locale con la previsione di 1000 nuovi posti di lavoro a breve termine, alcuni esponenti dell’Amministrazione, guidati dal Consigliere regionale Eric Correia (PS), hanno lanciato un appello al Presidente Emmanuel Macron per promuovere la coltivazione di canapa destinata ad uso terapeutico: un nuova fonte di reddito capace di prevenire l’erosione da part della concorrenza rappresentata dalle compagnie europee del settore.
Lo scorso ottobre, Macron ha lanciato il Plan Particulier pour la Creuse, che promuove soluzioni innovative tese allo sviluppo economico e demografico, tra cui la sperimentazione di una filiera riservata alla cannabis a uso medico-terapeutico, oggetto di rinnovata discussione alla riunione degli Stati generali tenutasi a Guéret venerdì scorso. Secondo Norml (associazione americana che ha una sezione francese denominata ‘Chanvre et libertés’), occorre intervenire a livello legislativo approvando un una disciplina responsabile e ‘controllata’ della filiera. Florent Buffière, imprenditore e membro di Norml, lamenta che la legge francese impedisce qualsiasi discussione o ricerca scientifica, mentre in altri Paesi esistono filiere organizzate sotto il controllo statale.  La discussione sull’implementazione del PPC è in corso e ha raggiunto il suo ‘punto caldo’ sulla questione del bilanciamento tra sviluppo socioeconomico e legalizzazione temperata della cannabis.

A proposito dell’impiego medico-terapeutico, il Code de la Santé Publique (CSP) ha autorizzato, nel 2004 (Art. R. 5132-86, I, 2°), il THC «di sintesi», funzionale all’import di prodotti come il ‘Marinol’ (dronabinolo, un cannabinoide sintetico lanciato negli anni ’80 sul mercato americano, in genere coperto dai sistemi sanitari dei Paesi europei e ampiamente disponibile sul mercato mondiale).

Il 20 aprile, sulla rivista francese di studi giuridici ‘Dalloz’, Renaud Colson, giurista comparatista dell’Università di Nantes, ha riferito di una parziale legalizzazione ‘occulta’ del THC, avvenuta a seguito di modifica del CSP 2007 che ha soppresso dalla dicitura la qualifica «di sintesi». Ciò significa, in teoria, che il THC naturale (cioè ‘non di sintesi’) sarebbe legalmente importabile: un’incongruenza di fronte al fatto che sul mercato francese non circolano prodotti farmaceutici a base di cannabis (neppure il Sativex, prescrivibile ma indisponibile) complice il disincentivo per le imprese a lanciarsi, con il rischio di finire sul banco degli imputati, in un settore pieno di incognite, destinatario dell’inerzia politica e legislativa.

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