giovedì, Gennaio 23

La canapa nella legislazione della Francia Evoluzione e portata delle normative francesi in materia di canapa industriale e cannabis

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Sistema industriale

Canapicoltura  La filiera francese comprende 1.414 produttori e 6 industrie trasformatrici. I coltivatori, riuniti sotto una federazione sindacale fondata nel 1932 (FNPC), alla quale versano ogni anno un contributo pari a 2 euro/ha. La creazione di nuove varietà di canapa, prerogativa della Cooperativa sementiera della canapa (CCPSC), richiede 8 anni e il versamento di circa 1 milione di euro alla FNPC, che investe 80.000 euro annui in attività di ricerca e sviluppo sulla pianta. Se ne contano, attualmente, 150 varietà. Nel 2017, 135 produttori di semi risultavano assunti dalla CCPSC per 3 anni, pagando un contributo anche al ‘Gruppo interprofessionale per i semi e le piante’ (GNIS, 14,25 euro/ha) e 27 euro/kg per l’interprofessione. L’expertise, la tracciabilità e la certificazione a norma UE (sotto lo 0,2% di THC) di tutta la produzione sono garantite dalla Cooperativa, anche se la penuria del 2015 ha incentivato l’importazione.  I produttori, per lo più cooperative, sono assunti per periodi di 3-5 anni dalle grandi industrie trasformatrici, alle quali pagano i semi secondo tassi di interesse variabile. Tra la semina ad aprile e la raccolta autunnale, molto laboriosa e costosa, non si praticano interventi e non si fa ricorso a erbicidi.

Cannabis medica  Non ci sono finora compagnie che operano nel settore dell’industria medica, mancando ancora in Francia una normativa ad hoc. Una inedita prospettiva, lanciata da esponenti politici della Creuse al Presidente Macron, sembra tuttavia aprire a una futura possibilità di produrre canapa a utilizzo terapeutico; ma manca ancora una regolamentazione nazionale.

 

Sistema commerciale

Canapa  Una volta avvenuta la trasformazione della canapa da parte di società come La Chanvrière de l’Aube (nata nel 1973, da sola rappresenta il 50% della produzione nazionale),  il 55% del prodotto è destinato ad essere esportato; il 7% delle aree coltivate (circa 1000 ha) è riservato alla coltura biologica, mentre il 15% dei semi all’alimentazione umana (Società Triballat).
Rispetto al freno commerciale che comporta l’obbligo di certificare semi con THC inferiore allo 0,2%, il limite fissato dal 1999 dell’UE, l’EIHA ha sollevato critiche in occasione della Conferenza internazionale del 12-13 giugno.
Concorrenti dei francesi sono Paesi come la Romania, l’Ungheria, i Paesi Bassi e, recentemente, la Slovenia.

Cannabis medica  I fitofarmaci a uso medico (come FM2, Sativex, Bedrolite) hanno un regime commerciale pressoché nullo e limitato al dronabinolo (Marinol), che può però essere prescritto solo temporaneamente per i pazienti sottoposti a chemioterapia. Circa lo spray Sativex, prodotto dalla britannica GW Pharmaceuticals e oggetto di un decreto del 5 giugno 2014 dell’ex-Ministro della Sanità Marisol Touraine, se ne era autorizzata la vendita – dietro presentazione di ricetta medica – per alleviare i dolori causati dalla sclerosi a placche, ma una disputa tra lo Stato francese e il laboratorio sui costi della fornitura ha posto fine anzitempo alla sua disponibilità, senza ulteriori aperture.

Cannabis priva di THC  Da qualche mese alcuni esercizi (a Parigi, Digione, Besançon) commercializzano prodotti erboristici provenienti dalla Svizzera   -politicamente molto più liberale. Prodotti contenenti CBD sono venduti nei negozi di ‘tabac-presse’, come liquidi per sigarette elettroniche, gelatine, tisane o cosmetici e sono legali nella misura in cui non contengano alcuna percentuale di THC e che non siano pubblicizzati come prodotti di natura terapeutica.

 

Tessuto sociale

Dopo una presenza secolare, la contrazione della filiera nel Novecento ha interessato vari paesi del mondo. In Francia, però, a differenza che altrove, la canapa non ha conosciuto l’eclissi. Anche nei tempi critici che hanno visto l’invasione dei prodotti sintetici, negli anni ’60 la Francia aveva 700 ha coltivati a Canapa.

L’importanza dell’esperienza interprofessionale, che in Francia risale agli anni ’30 (quando fu istituito l’Ufficio del Grano) e oggi mantiene un peso notevole nella capacità di tradurre gli accordi tra gli operatori della filiera in decreti ministeriali, è evidente nell’attività di coordinamento di Interchanvre. La sua forza rappresentativa (che raggruppa produttori, coltivatori e trasformatori), unita alla tutela degli interessi dei produttori, ragione costitutiva della Federazione nazionale, hanno contribuito a definire standard elevati, presi a riferimento dagli attori emergenti (Canada, Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Paesi dell’Europa orientale), ma anche a creare un punto fermo al centro della nuova identità economica agraria francese, senza fratture con il passato. Il rilancio della canapa e le nuove iniziative sulle varietà colturali partono da qui.

Nella percezione culturale della cannabis come sostanza ricreativa, essa è ampiamente utilizzata dai francesi, che mostrano tolleranza verso il suo consumo.  Secondo l’Osservatorio francese sulle droghe , nel 2016 il 42% di un campione di popolazione compresa tra i 18 e i 64 anni  ha dichiarato di averne già fatto uso, con una concentrazione di prime esperienze tra i a15 e i 25 anni e una frequenza più elevata tra i 26 e i 34. Inoltre, un sondaggio condotto da IPSOS dello stesso anno mostra che l’84% dei francesi considera il proibizionismo un fattore negativo, sulla scorta della parallela constatazione (premessa del quesito) degli effetti positivi della regolamentazione del gioco d’azzardo.

Malgrado questi dati, e i cambiamenti in atto in altri Paesi (Canada, USA, Paesi Bassi, Spagna, Portogallo) il consumo di cannabis rimane penalizzato, e in modo piuttosto rigido: la sostanza è catalogata da un Decreto del Ministero della Salute (Annexe I) del 1990 insieme alla cocaina e all’eroina.

Formalmente, canapa e cannabis rimangono, oggi, mondi separati. Al di là del ripiego sui prodotti ‘rilassanti’ reperibili in alcuni punti di vendita, un ‘effetto-ponte’ verso il consumo legalizzato potrebbe arrivare da future aperture politiche verso l’uso medico-terapeutico, a partire dalle realtà produttive. Forse si sta muovendo qualcosa a livello regionale, ma le istanze diffuse nella società civile e gli interessi legati allo sviluppo dei singoli territori potrebbero trovarsi sfalsati.

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