mercoledì, Novembre 25

La canapa nella legislazione della Danimarca La legge danese in materia di canapa e cannabis

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Posizione Paese

Nel 2016, l’European Industrial Hemp Association (EIHA) ha stilato una graduatoria di 15 Paesi membri dell’Unione Europea produttori di canapa industriale, collocando la Danimarca all’undicesimo posto, con una superficie coltivata di 605 ha. L’azienda Møllerup Gods, uno dei player principali a livello nazionale, prevede di coltivare canapa su un’area di 3000 ha.

Giro di affari

L’European Cannabis Report pubblicato nell’ottobre 2017 a cura di Prohibition Partners (società di consulenza e analisi di mercato con sede in Londra) considera le opportunità commerciali del mercato della cannabis per l’insieme dei Paesi scandinavi. Il giro di affari è potenzialmente stimato a 3,4 milioni di euro per la cannabis medica e a 1,19 euro per la produzione industriale. Tuttavia, nel primo caso, la Danimarca ha finora un ruolo primario rispetto a Paesi come la Svezia e la Norvegia, che legalmente ammettono l’uso di cannabinoidi a scopo terapeutico a condizioni molto restrittive.

Sistema industriale e commercio

Sulla scia del rilancio della coltura promosso, dal 1997, in ambito istituzionale europeo, la Danimarca ha ripreso a coltivare la canapa con una particolare attenzione ai metodi e ai processi di agricoltura biologica, piantando in via sperimentale diverse varietà (tra il 1998 e il 2000) per valutare la resa in semi e la qualità della fibra. Negli anni successivi, tuttavia, la canapa non ha ottenuto il successo sperato, nonostante sia possibile avviare la produzione di fibra e biomassa utilizzando semi geneticamente non modificati in base al sistema di licenze rilasciate dal Governo e ai relativi standard europei (varietà autorizzate dal Catalogo comune e THC contenuto sotto il limite dello 0,2%).

Recentemente, grazie alla mobilitazione relativa alla produzione domestica di cannabis medica e alle diverse iniziative promosse coordinate dall’EIHA, assistiamo a un risveglio di interesse per la canapa industriale, ‘convalidatodalla richiesta, formulata nel 2015 dal Presidente del Consiglio danese per l’Agricoltura e i Prodotti alimentari, di introdurre una normativa sul modello USA in grado di regolare tutti gli aspetti inerenti all’industria della canapa (industriale e della cannabis medica).  Diversi sono gli ambiti interessati dall’industria danese. L’azienda Møllerup Gods, membro stabile dell’EIHA, coltiva canapa su una superficie disponibile di 425 ha e commercia in prodotti alimentari (semi trattati, olio di canapa, farina, barrette e altri integratori) e cosmetici.  Nel settore della bio-edilizia, si segnalano l’impresa costruttrice ‘Hamphuse’, che ha avviato un primo progetto per l’edificazione di alloggi in calce di canapa nel maggio 2017; in ambito zootecnico e costruttivo, l’ Istituto di Tecnologia affiliato ad Agrotech; la vendita di prodotti a base di CBD è la principale occupazione della Srl Greendom, costituita nel 2016, con sede a Skovlunde. Una ricerca condotta nel 2015 ha dimostrato che l’acido succinico, impiegato in diverse applicazioni industriali come derivato del petrolio, può essere prodotto – come l’etanolo – dalla canapa, accrescendone l’utilità per l’industria chimica.

Tessuto sociale

Rispetto agli altri Paesi scandinavi (Svezia, Norvegia, Finlandia, Islanda), il clima danese è più mite e favorevole alla coltivazione della canapa. Fu questo aspetto che indusse, nel 1629, il Re di Norvegia e Danimarca, Cristiano IV, a imporre agli agricoltori una quantità di prodotto in canapa che avrebbe rifornito la sua flotta. L’esempio fu seguito dal suo successore, che nel 1683 varò una legge ad hoc: essa prevedeva sanzioni contro chiunque, possedendo un terreno adatto, non ne destinasse alla coltura almeno una porzione. La filiera della canapa è stata attiva per tutto il XIX Secolo. Nel corso del Novecento, i fattori di declino che hanno portato – fino alla fine degli anni ’90 – a una scomparsa della coltura sono storia comune alla Danimarca e alla maggior parte delle realtà nazionali europee: la concorrenza schiacciante di nuove fibre, il proibizionismo giuridico potenziato dalla portata delle Convenzioni internazionali ratificate, l’assenza di investimenti funzionali alla lavorazione industriale della coltura.

Nel complesso, le leggi e la politica di controllo sulle droghe in Danimarca risultano severe, nonostante il singolare esperimento sociale rappresentato dalla ‘Città libera di Christiania’. Questa sorta di ‘isola’ a statuto speciale, ubicata in un quartiere di Copenaghen, esiste ufficialmente dal 1971. Il commercio illegale di cannabis e hashish (sono escluse droghe più ‘pesanti’) è tollerato, ma nei decenni la comunità ha attratto l’attenzione delle organizzazioni dedite al traffico di stupefacenti, provocando un incremento dei controlli di polizia Nel 2004, alcuni esercenti hanno smantellato le proprie bancarelle per significare la volontà di mantenere in vita il quartiere e le attività che lo tengono in vita (artigianato, sistema di scambio locale, condivisione dei servizi e di diversi beni). Ciò non sembra, peraltro, avere intaccato il commercio della cannabis a Christiania. Nel 2011, dopo ripetuti tentativi di delocalizzazione da parte del Governo cittadino, il terreno su cui sorge il quartiere è stato in parte riscattato dagli abitanti (circa 700 persone per un totale di 10,2 milioni di euro) offrendo loro nuove prospettive in termini di permanenza ed esercizio delle diverse attività svolte. Con 39 voti a favore e uno contrario, il Consiglio comunale di Copenaghen, lo stesso anno, aveva approvato una mozione per consentire la vendita regolamentata (non ‘sottobanco’, come nei coffeshop olandesi) di cannabis all’interno della città, ma la proposta è stata respinta a livello nazionale. Nel 2014, il Governo ha acconsentito allo stanziamento di circa 4,7 milioni di euro destinati a progetti di ricerca sulla terapia del dolore comprendenti l’utilizzo di farmaci a base di cannabinoidi. Al volgere del 2015, il partito di centro-sinistra L’Alternativa ha depositato in Parlamento un DDL che consentirebbe un uso più esteso della cannabis medica, proponendo la coltivazione domestica nei territori insulari dell’arcipelago danese con prospettive di sviluppo per l’economia locale di 27 isole.

Uno studio condotto nel 2008/2009 per il Centro di Ricerca sull’alcol e sulle droghe dell’Università di Aarhus (nello Jutland orientale), ha rilevato che circa 1200 danesi coltivassero cannabis in proprio, prevalentemente per uso terapeutico. Il dato sociale, supportato dalle richieste dei potenziali pazienti (attualmente l’88% dei danesi è a favore dell’uso medico della cannabis), ha avviato e alimentato dibattito parlamentare. Tale processo di ‘coscientizzazione’ politica – dalla prima proposta del Governo di coalizione, nel 2014, a quella di L’Alternativa, integrata nel 2017 –  è approdato all’entrata in vigore, il primo gennaio 2018, di un Programma-pilota quadriennale che autorizza i medici a prescrivere un trattamento con farmaci finora non approvati dallo Stato.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti – 1961 (ratificata il 15 settembre 1964) e relativo Protocollo del 1972 (ratificato il 18 aprile 1975)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope – 1971 (ratificata il 18 aprile 1975)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope – 1988 (ratificata il 19 dicembre 1991)

Diritto dell’Unione Europea

Regolamento (CE) n. 1251/1999 (limite europeo di THC da 0,3% a 0,2%)

Regolamento (CE) n. 2860/2000 (coltivazione di canapa da fibra)

Direttiva 2002/53/CE (disciplina il Catalogo delle varietà di piante agricole)

Catalogo comune (varietà delle specie di piante agricole)

Regolamento (UE) n. 1307/2013 (contributi PAC; THC < 0,2%; varietà ammesse secondo il Registro europeo)

Regolamento (UE) n. 1308/2013 (regime di sostegno per la coltivazione dei prodotti agricoli)

Diritto interno

Costituzione danese – (1849) 1953

Codice penale – (1930) 2014

Legislazione in materia di droghe (riferimenti)

Legge sulle sostanze stupefacenti – 2008 (versione consolidata del 2016)

Decreto sulle sostanze stupefacenti – n. 557/2011 (possibile uso medico del THC – lista B)

Disciplina per il controllo delle ‘nuove sostanze psicoattive’ (NPS; in vigore dal primo luglio 2012)

Normativa sulla circolazione dei farmaci – 2005 (versione consolidata del 2008; competenze governative)

L’ordinamento nazionale

Monarchia costituzionale (Art. 2 Costituzione, come emendata nel 1953) in cui il potere legislativo è prerogativa congiunta del Re e del Parlamento monocamerale (‘Folketinget’), la Danimarca ha una popolazione di 5,73 milioni di abitanti su un territorio di circa 43.000 kmq.

Per il diritto penale danese, l’importazione ed esportazione, la vendita, l’acquisto, la consegna, la ricezione, la produzione, il trattamento e il possesso di droga costituiscono reato punibile con una pena detentiva massima di 2 anni. Nel 2004, in linea con una tendenza riscontrabile in altri Paesi nel decennio 2000-2010, una riforma della Legge sulle droghe introduce la non punibilità del possesso personale di «limitate quantità» di sostanza, fatto che comporta una semplice reprimenda del giudice e/o l’irrogazione di una sanzione pecuniaria di natura amministrativa, variabile secondo la quantità detenuta (o una detenzione breve prevista per i reati minori).

Una delle maggiori criticità della politica perseguita dal Governo danese è depenalizzare il possesso di piccole quantità aumentando la severità e l’efficienza della sanzione di condotte criminali legate al traffico, che talvolta traggono vantaggio dall’immissione frequente di piccole quantità sul mercato. In proposito, dal 1996 le pene per trafficanti e spacciatori si sono inasprite. La presenza di ristoranti, locali notturni o di bambini e minori in prossimità del luogo in cui si consuma la condotta sono considerate circostanze (aggravanti) capaci di rivelare la natura dell’attività. Con la citata riforma, il criterio della pericolosità degli effetti sulla salute del consumatore – valutata caso per caso – ha portato la giurisprudenza a ritenere la cannabis una droga più leggera di altre sostanze appartenenti allo stesso insieme. I reati più gravi, come l’attività organizzata o il commercio di quantità significative (per la cannabis, uguali o superiori ai 10 kg) sono puniti ai sensi del Codice penale (Art. 191) con la reclusione fino a 16 anni, che può essere estesa a 25 in casi particolarmente gravi. Il primo luglio 2012, senza prevedere una classificazione specifica, sono entrati in vigore divieti inerenti al consumo delle cosiddette ‘nuove sostanze psicoattive’ (NPS, che comprendono i cannabinoidi sintetici).

L’Agenzia Danese per il controllo dei farmaci (dipendente dal Ministero della Sanità), in base alla normativa sulla circolazione dei medicinali decide se un prodotto può o meno essere qualificato come ‘farmaco’ e rilascia le autorizzazioni inerenti al suo commercio e alla sua distribuzione sul territorio nazionale.  Il Sativex, prodotto dalla compagnia britannica GW Pharmaceuticalsdal 2011 (modifica della disciplina sul controllo delle sostanze – Decreto n. 557)  è disponibile in Danimarca per il trattamento della spasticità provocata dalla sclerosi multipla. In precedenza era possibile autorizzare legalmente, benché in via eccezionale, l’utilizzo di THC (lo stesso Sativex) e di derivati sintetici (Nabilone e Dronabinolo).

Il nuovo Programma-pilota sulla cannabis medica – approvato con legge vigente dal primo gennaio di quest’anno – prevede l’impiego sperimentale di farmaci non autorizzati dallo Stato per pazienti affetti da sclerosi multipla o che presentino lesioni del midollo spinale, oltre che per alleviare i dolori cronici e la nausea provocata dalla chemioterapiaIn merito alla loro somministrazione, i medici dovranno assumersi totale responsabilità circa la composizione del prodotto e le dosi prescritte al paziente. L’Agenzia per il controllo dei farmaci ha stilato una serie di linee-guida basate su ricerche analitiche e valutazioni effettuate in Paesi di riferimento come Canada e Israele, sull’impatto delle policy di alcuni Paesi europei (in primis Olanda e Germania) e sui Report dell’Accademia delle Scienze statunitense.

Nonostante la prudenza mostrata dalla classe medica in merito agli effetti della terapia, solo nel primo mese il trattamento è stato regolarmente prescritto a 111 pazienti (su 131 richieste presentate).  

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