venerdì, Agosto 23

La canapa nella legislazione della Croazia La legge croata in materia di canapa e cannabis

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Posizione Paese

Nel 2016 la Croazia ha coltivato a canapa 550 ha (fonte: graduatoria dell’European Industrial Hemp Association, riportata da ‘Hemp Today’). Nel 2014, fonti governative riportano la cifra di 650 ha coltivati, secondo i dati forniti dal produttore Josip Plavec.

Sistema industriale e tessuto sociale

La canapa industriale costituisce, attualmente, il solo mercato attivo nel Paese, mancando una disciplina e un programma nazionale sulla produzione della cannabis medica.

Cannabio, con sede a Vukovar, è l’azienda di riferimento sul mercato dei semi di varietà ‘Finola’ e dei prodotti derivati. Tuttavia, il mercato della canapa industriale, per un’incongruenza giuridica in attesa di essere rimossa (complice il retaggio di una legislazione penale proibitiva verso la cannabis come ‘sostanza pericolosa’) appare fortemente limitato e le nuove proposte legislative rischiano di incontrare troppo tardi il favore dei coltivatori.

Alla fine di marzo 2014, diversi imprenditori danesi hanno visitato la Croazia – che non compare tra i membri stabili né tra gli associati dell’EIHA –  per valutare le possibilità di coltivazione e trattamento industriale della canapa. In quell’occasione, essi hanno espresso la speranza che la Croazia modificasse la legislazione sulla canapa, in quanto la disciplina vigente ne impedisce un impiego ottimale.

Tessuto sociale

La storia della canapa in Croazia ripercorre vicende comuni agli altri Paesi balcanici occidentali (in proposito, varrà qui un parziale riferimento alla Slovenia).

Sotto il Governo di Tito, la Jugoslavia – che fu tra i maggiori produttori ed esportatori mondiali di canapa (60.000 ha nel 1948) – mantenne una filiera della canapa in Vojvodina e in Croazia, anche dopo la contrazione del mercato della fibra naturale iniziata negli anni ’60, fino ai primi anni ’90.

La Strategia di sviluppo economico 2014-2020, definita dopo l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea, ha favorito il rilancio della coltura, che tuttavia attende un ulteriore intervento legislativo abile a rimuovere le restrizioni imposte alla produzione.

Il lavoro svolto dalla Commissione di ricerca sulla cannabis istituita dal Ministero della Sanità (si veda, in proposito, il paragrafo sull’ordinamento nazionale) e presieduta da Ognjen Brborović, Docente del Dipartimento di Medicina Sociale dell’Università di Zagabria, ha persuaso il Governo, le autorità di Polizia, i media e l’opinione pubblica dei vantaggi generali che avrebbe comportato un sistema di accesso legale ai farmaci a base di cannabinoidi.

Il discorso sulla cannabis risente positivamente di un approccio pragmatico e depoliticizzato, assistito da una fiducia diffusa nella ricerca scientifica. Il consenso trasversale tra la categoria dei medici e le istituzioni sembra avere agito da spinta propositiva per il DDL depositato, il 2 febbraio 2017, da un gruppo di esponenti del Partito Socialdemocratico al fine di prevedere un utilizzo industriale completo della cannabis, comprensivo di una produzione destinata all’uso medico posta sotto il controllo del Ministero della Sanità.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti – 1961 (ratificata dalla Jugoslavia il 27 agosto 1963; successione: 26 luglio 1993) e relativo Protocollo del 1972 (ratificato dalla Jugoslavia il 23 giugno 1978; successione: 26 luglio 1993)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope – 1971 (ratificata dalla Jugoslavia il 15 ottobre 1973; successione: 26 luglio 1993)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope – 1988 (ratificata dalla Jugoslavia il 3 gennaio 1991; successione: 26 luglio 1993)

Diritto dell’Unione Europea

Regolamento (CE) n. 1251/1999 (limite europeo di THC da 0,3% a 0,2%)

Regolamento (CE) n. 2860/2000 (coltivazione di canapa da fibra)

Direttiva 2002/53/CE (disciplina il Catalogo delle varietà di piante agricole)

Catalogo comune (varietà delle specie di piante agricole)

Regolamento (UE) n. 1307/2013 (contributi PAC; THC < 0,2%; varietà ammesse secondo il Registro europeo)

Regolamento (UE) n. 1308/2013 (regime di sostegno per la coltivazione dei prodotti agricoli)

Diritto interno 

Codice penale – 1997

Legge sulle droghe – 2001 (versione consolidata – 2013)

Ordinanza sull’uso medico della cannabis – 2015 (Ministero della Sanità)

L’ordinamento nazionale

Canapa industriale

Una legge capace di regolamentare la produzione di canapa e cannabis è tuttora oggetto di istanze ed elaborazione in sede legislativa. Nonostante la novità rappresentata dalla cannabis medica, le pressioni maggiori provengono dagli agricoltori, per una coltura che presenta un elevato potenziale nel Paese. In base alle modifiche della legge sulle droghe, ai coltivatori è tuttora permessa la produzione dei semi di canapa, non della fibra (gli steli sono distrutti). La questione ha più a che fare con l’evoluzione organica della materia che con i livelli di THC (che non è concentrato negli steli), e implica un utilizzo effettivo del 10% della pianta.

Aspetti penalistici

La legge croata sulle droghe del 2001 e il Codice penale (per i reti più gravi) sanzionano il traffico, la produzione e il possesso di cannabis finalizzati alla vendita (1-12 anni di detenzione, 5-15 nei casi aggravati; se non sussiste questo fine specifico, l’intervallo edittale è compreso tra 6 mesi e 5 anni).  La riforma legislativa del 2013 stabilisce una differenza tra droghe pesanti e leggere’, categoria alla quale appartiene la cannabis. Inoltre, il possesso di «piccole quantità» di droga – misura stabilita, caso per caso, dal magistrato – per uso personale non è più un reato, bensì rientra fra gli illeciti amministrativi ed è punito dalla legge del 2001 (come modificata) con una sanzione pecuniaria compresa tra i 650 e i 2600 euro.

Cannabis medica

In meno di un anno dall’approvazione della normativa sull’uso medico-terapeutico, la Croazia è riuscita a rendere effettivo un programma che permette il trattamento con la cannabis.  Un fatto ‘sorprendente’ nel contesto europeo e realizzato grazie a marcato snellimento burocratico, che rappresenta – secondo gli esperti diProhibition Partners  – l’esito di un più ampio processo di riforma del sistema sanitario nazionale. L’accesso ai fondi strutturali europei, possibile con l’ingresso della Croazia nell’UE (primo luglio 2013), si inserisce all’interno della Strategia nazionale di assistenza sanitaria 2012-2020, centrata su forme alternative di trattamento. Nel dicembre 2014 è stata istituita una Commissione speciale formata da 10 membri esperti (medici e legali) nel settore sanitario, per monitorare la portata dell’uso medico della pianta nei programmi approvati dai Governi di altri Paesi europei – sul piano della disciplina normativa, della percezione sociale e degli effetti nella cura dei pazienti. In base alla constatazione che una disciplina proibitiva della cannabis favorisce, da parte dei pazienti, la ricerca di vie di accesso illegali alla sostanza, nel suo Rapporto conclusivo (pubblicato nel 2015), la Commissione ha sostenuto la necessità di regolare la produzione e la somministrazione di cannabis a fini medico-terapeutici, mediante meccanismi di controllo atti a disincentivarne l’uso improprio.

In seguito ai pareri positivi espressi dalla Commissione, nell’ottobre 2015 il Ministero della Sanità ha emesso un’Ordinanza che modifica la disciplina sulle sostanze controllate, contenente i criteri per la classificazione dei farmaci, la loro prescrizione e distribuzione. Ciò ha reso possibile, per la prima volta nei Balcani, curare con la cannabis sativa patologie quali l’epilessia infantile (Sindrome di Dravet), la sclerosi multipla, il cancro e l’AIDS. In presenza di ulteriori prove emerse dall’indagine medico-scientifica (sulla base di risultati periodicamente analizzati con cadenza annuale o semestrale), la Commissione si è già pronunciata per un allargamento della terapia a un più ampio spettro di patologie.

Oggi l’accesso a fitofarmaci a base di cannabis essiccata (foglie e fiori), olio ed altri estratti (con un rapporto  equivalente tra percentuale di CBD e THC), oltre a 2 forme sintetiche di THC (Dronabinolo e Nabilone), è autorizzato con prescrizione medica avente una durata massima di 30 giorni, nei limiti previsti di 7,5 g di THC (Art. 30 ter). Finora, secondo Brborović  – che ha diretto e coordinato i lavori della citata Commissione – la domanda nazionale appare piuttosto contenuta (tra 100 e 200 flaconi da 25 ml al mese), anche – o soprattutto? – per i costi elevati dei farmaci, che non sono coperti dall’assicurazione sanitaria pubblica. Questo implica l’assenza di un monitoraggio da parte dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro le malattie. Ad oggi, i prodotti sono stati importati, con autorizzazione rilasciata dal Ministero, dal Canada. Se tali incongruenze di sistema spingono i pazienti verso il mercato illegale della marijuana, l’instabilità politica dell’ultimo biennio ha in parte frenato l’evoluzione in atto, che pare muovere in direzione di una futura industria nazionale. Peraltro, quest’ultima potrà nascere e svilupparsi solo modificando le leggi sulla coltivazione oggi in vigore.

L’uso ‘ricreativo’ della cannabis resta vietato dalla legge.

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