lunedì, Settembre 23

La canapa nella legislazione dell’ Uruguay La legge uruguayana in materia di canapa industriale, cannabis e marijuana

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Posizione Paese

Sia per la canapa che per la cannabis terapeutica l’Uruguay si colloca tra i Paesi produttori emergenti, in quanto la legge che disciplina i rispettivi ambiti (in particolare, i prodotti a base di CBD) ha iniziato da poco ad essere implementata.

Per la canapa industriale, se nel 2016 gli ettari coltivati erano 400, nel 2017 il Governo ha autorizzato 1200 ha da adibire alla coltura, aumentati a 1800 per l’anno in corso (per fare un paragone, se effettivamente realizzato, è un livello accostabile a quello della Germania nel 2017), nonostante la siccità dell’estate 2017 abbia gravemente danneggiato 800 ha di superfici coltivate nel Dipartimento di Salto. Le coltivazioni in serra corrispondono, in base ai dati del Ministero dell’Agricoltura, a 12.500 mq.

Giro di affari

Sia il mercato della canapa che quello dei prodotti a base di cannabidiolo (CBD) sono storia assai recente. Non si dispone, al momento, di dati complessivi sufficientemente verificabili, anche se gli auspici sono positivi, soprattutto guardando alla raccolta autorizzata di infiorescenze destinata al mercato del CBD. Nondimeno, alcuni esperti sostengono, nei prossimi 10 anni, una prevalenza della canapa sulla cannabis.

Sistema industriale e commercio

Canapa industriale e cannabis

La canapanon-psicoattiva’, la cui produzione è autorizzata mediante approvazione dei piani di coltura dal Ministero dell’Agricoltura (MGAP), ha affiancato la soia, anch’essa colpita dal fattore climatico. Al momento, le imprese operanti nel nuovo settore (circa una decina, compresi coltivatori di orzo, grano e colza) producono semi destinati all’alimentazione animale e fibra.  I limiti relativi al tenore di THC sono dello 0,5% per i semi e dell’1% per le altre componenti della pianta e i prodotti da esse derivati. UN’impresa titolare di licenza a produrre canapa può produrre fibre, semi e infiorescenze, a condizione di rispettare i limiti legali di THC. Firme attualmente concorrenti sono società come New Agro e Cannabis Uruguay (le ultime arrivate), Innovaterra, Adelnor, Orandsur, Tersum, l’australiana Ecofibre.

Inverell, società recentemente acquistata all’80% dalla canadese Cannabis Wheaton, ha sede a Montevideo ed è titolare di licenza a produrre cannabis medica di una varietà regolarmente registrata (‘RU’) contenente 0,5% di THC e 8% di CBD.   All’inizio del 2018, su 600 disponibili, Inverell disponeva di 16 ha coltivati.

La vendita in farmacia di olio di CBD è iniziata, con l’autorizzazione dal Ministero della Sanità, nel dicembre 2017 (10 ml al prezzo di 100 dollari).

La International Cannabis Corporation (ICC), con sede nella Capitale, ha ottenuto dal Governo una licenza per coltivare, nel Sud del Paese (Dipartimento di S. José), oltre 240 ha, per un totale di circa 25.0000 piante. Leader a livello nazionale di un mercato globale emergente e titolare del laboratorio di estrazione più avanzato in Sudamerica (processo con CO2 in stato supercritico – SFE), sito all’interno del ‘Parque de la Ciencias’, una zona franca specializzata nella produzione farmaceutica sita nei pressi dell’aeroporto ‘Carrasco’ di Montevideo (Dipartimento di Canelones). L’azienda dichiara una produzione annua di 150 t di infiorescenze e una fornitura alle farmacie che supera le 80.000 confezioni di prodotti medicinali a base di CBD. Contemporaneamente, è stata avviata la loro esportazione in Messico e Canada.

Cannabis ‘ricreativa’

Al 15 luglio, l’Istituto governativo per la regolamentazione della cannabis (IRCCA) dichiara che le persone autorizzate all’acquisto di cannabis in farmacia (12 esercizi in tutto il Paese, 5 dei quali nella Capitale) destinata a uso non medico sono 25.223. Il ticket, valido 30 giorni dal primo acquisto, abilita persone di maggiore età a un massimo di 10 grammi di marijuana alla settimana e 40 grammi al mese. I produttori sono 8598 e i ‘club’ abilitati al servizio di consumo 97.

La politica dei prezzi, unita a un’estensione quasi generalizzata degli utenti, ha provocato uno squilibrio tra domanda e offerta. In aprile si è registrato un aumento dell’80% dei richiedenti regolarmente iscritti abilitati all’acquisto di cannabis ricreativa.

Tessuto sociale

L’Uruguay appare, per certi versi, come una ‘mosca bianca’ anche nella storia del proibizionismo. La normativa sugli stupefacenti del 1974 – poi modificata nel 1998 e oggi sostituita, per ciò che riguarda la cannabis, dalla Legge 19.172 del 2013 – creava già una distinzione, rimessa all’autonoma valutazione dei magistrati, tra possesso finalizzato al consumo personale o al commercio. Nonostante l’iniziativa di legalizzare la cannabis risalga al 2002, 16 anni fa il 70% dell’opinione pubblica si mostrava contraria, mentre in base a un sondaggio condotto nel 2013 il 74% delle persone era favorevole all’uso medico della cannabis, mentre il 60% circa non acconsentiva alla vendita di marijuana. Durante il cambio di Presidenza (da José Mujica a Tabaré Vázquez, un oncologo), nel 2014, diversi coltivatori personali e ‘club’ già registrati hanno dovuto aspettare il 2017 per un avvio dell’attività, dovuta a criticità di sistema relative alle procedure di registrazione. Inoltre, il nuovo Presidente si è trovato di fronte all’urgenza di creare un quadro disciplinare per la cannabis legale utilizzando un budget supplementare e personale limitato nel numero.

Attualmente, rispetto alla generale questione della legalizzazione, circa il 44% della popolazione è a favore e il 41% contrario. Fattori capaci di influenzare l’opinione dipendono anche dal fatto che il consumo è autorizzato per i cittadini residenti nel Paese e che le qualità di cannabis psicoattiva autorizzate contengono percentuali di THC relativamente contenute (entro il 9%).

La coltura della canapa industriale, se implementata e incoraggiata a livello governativo, potrebbe conoscere sviluppi inattesi, forte dell’impegno di nuove realtà produttive che credono nello sviluppo di un’economia ecosostenibile.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti – 1961 (adesione: 31 ottobre 1975) e relativo Protocollo – 1972 (adesione: 31 ottobre 1975)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope – 1971 (adesione: 16 marzo 1976)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope – 1988 (ratificata il 10 marzo 1995)

Diritto interno

Legge sulla produzione e il consumo di cannabis – 2013 (Legge n. 19.172, approvata il 20 dicembre 2013, in vigore dal 17 gennaio 2014)

Regolamento attuativo canapa industriale – 2014 (Decreto n. 372)

Regolamento attuativo cannabis (psicoattiva e non) – 2015 (Decreto n. 46 – istituzione ROC)

L’ordinamento uruguayano

L’Uruguay, un Paese che non raggiunge i 3,5 milioni di abitanti, rappresenta un sistema d’eccezione nella panoramica mondiale della regolamentazione della cannabis. La nuova legge del 2013 tende a ricoprire, a 360 gradi, le diverse destinazioni della pianta: uso ricreativo, finalità terapeutica e produzione di canapa industriale.

Il ‘cuore’ della Legge n. 19.172, varata nel dicembre 2013, è il suo Articolo 5, che sostituisce l’Art. 3 del Decreto-legge del 1974 (come modificato nel 1998) in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope. Secondo l’articolata disposizione,

«Seminare, crescere, raccogliere o commercializzare cannabis e altre sostanze dalle quali si possano estrarre stupefacenti è reato eccetto che in diversi casi». L’elenco che segue interessa il fine esclusivo di ricerca scientifica o elaborazione di prodotti terapeutici a uso medico (con autorizzazione necessaria del Ministero della Sanità). Nel caso specifico della cannabis, occorrerà che le coltivazioni siano autorizzate dall’Istituto per la disciplina e il controllo della cannabis (IRCCA) che ne ha il controllo diretto; la coltivazione, produzione, industrializzazione e vendita di cannabis psicoattiva con altre finalità, ma sempre secondo le condizioni dettate dalla legge e previa autorizzazione dell’IRCCA.

Per «cannabis psicoattiva», alla lettera B dell’Art. 3 (secondo capoverso) la legge intende: «le cime fiorite, provviste o meno di infruttescenza, della pianta femmina, esclusi i semi e le foglie inferiori e inclusi gli olii, gli estratti e le preparazioni a potenziale uso farmaceutico, sciroppi e simili, il cui contenuto in THC naturale sia uguale o superiore all’1%».

Nello stesso articolo è definita la canapa: «cannabis adibita a uso non psicoattivo (cáñamo)», di cui il Ministero dell’Agricoltura (MGAP), che sovraintende direttamente al suo controllo, autorizza la coltivazione». Essa corrisponde alla «pianta di genere cannabis o alle sue parti, comprese le cime, l’infiorescenza e i prodotti derivati, che non contengano più dell’1% di THC». Inoltre, «I semi della canapa destinati all’utilizzo industriale e al consumo non potranno eccedere lo 0,5%» (lett. C, terzo capoverso).

I piani di coltura sono esaminati e autorizzati dal MGAP. Le imprese che intendano importare o vendere semi dovranno iscriversi al Registro generale dei Produttori di sementi (RGS), mentre le varietà di canapa devono figurare nel Registro Nazionale delle Colture (RNC). Da queste condizioni dipende ogni operazione di import/export, salvi i controlli successivi sulle varietà importate da parte dell’Istituto Nazionale per lo studio e il controllo delle Sementi (INASE). È anche possibile l’iscrizione di particolari varietà nel Registro per le colture meritevoli di tutela (‘Registro de Cultivares protegidos’).

Seguono, nella declinazione dello stesso articolo, la possibile destinazione della pianta all’uso farmaceutico e a fini di ricerca, come consentiti dall’IRCCA (lett. D) – che sovraintende al rilascio delle licenze di vendita alle farmacie (lett. G) -, e la liceità della «coltivazione e raccolta domestiche di piante di cannabis a effetto psicoattivo per il consumo personale o condiviso» (‘ricreativo’) in spazio privato, nei limiti delle 6 piante e dei 480 grammi annui di prodotto raccolto (lett. E). La pianta provvista di proprietà psicoattive, per tutte le disposizioni ne regolano l’uso, non dovrà essere pressata (lett. G, ultimo capoverso).

Sarà possibile inoltre il consumo di cannabis psicoattiva in ‘club’ autorizzati e anch’essi controllati dagli ispettori dell’IRCCA, con un numero di soci compreso tra 15 e 45. Nell’ambito della propria attività, ogni club potrà coltivare fino a 99 piante, impiegando una quantità prodotta proporzionale al numero dei soci e commisurata ai limiti di consumo stabiliti per la cannabis psicoattiva ad uso ricreativo (lett. F, secondo capoverso).

La produzione e la vendita di cannabis nelle sue 3 destinazioni fondamentali, ossia coltivazione di canapa (con iscrizione gratuita e sistema di tracciabilità controllo del prodotto), cannabis a uso personale ricreativo e terapeutico, sono autorizzate con l’iscrizione in appositi registri regolati a livello ministeriale secondo l’Art. 8 della legge in esame.  Si tratta,  dei Registri degli Operatori di Cannabis – psicoattiva e non psicoattiva – (ROC). L’uso ricreativo non potrà eccedere, per ciascun consumatore, i 40 grammi al mese.

Spetta, poi, all’attività regolamentari dei rispettivi Ministeri stabilire l’accesso alle sementi, gli standard di qualità e sicurezza e le condizioni d’uso delle licenze. La distruzione di ogni coltivazione non autorizzata sarà disposta con provvedimento del giudice competente (lett. G, quarto capoverso).

La legge prevede, poi, l’implementazione di una disciplina ad hoc per la «Prevenzione dell’uso problematico di droghe» che le Amministrazioni responsabili (Ministeri dell’Educazione e della Sanità) dovranno attuare di concerto e in reciproca sinergia.

Il 20 dicembre 2015, il Governo ha approvato una legge di bilancio che investe circa 520.000 dollari l’anno nell’IRCCA (fino al 2019). La cifra sarà rinforzata dai proventi derivanti dalle licenze applicate alle società di produzione di cannabis (più di 600.000 dollari di introiti previsti al 2019).

 

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