martedì, Novembre 12

La canapa nella legislazione dell’ Olanda Portata storica e attualità dell’Olanda in materia di canapa industriale e cannabis

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Posizione Paese

Graduatoria

Attualmente si stimano circa 6000 ettari adibiti a coltivazione nel Nord del Paese. I Paesi Bassi risultano, per quantità di prodotto, al 5° posto dopo Cina, Canada, Francia, Corea del Sud e Cile, integrando i dati della produzione canadese  a un’indagine della rivista statunitense ‘Hightimes’, che riferisce di una produzione pari a 6.614 tonnellate di biomassa nel 2016 (per 2443 ha dichiarati dall’ ‘Hemp Business Journal’ su dati dell’ European Industrial Hemp Association), nonostante i limiti di superficie coltivabile e le incognite del mercato abbiano spinto imprese come HempFlax a delocalizzare parte della produzione. Per ettari effettivamente coltivati, e considerando le curve di crescita del 2017 (la EIHA dichiara 42.500 per l’area UE), si può stimare che l’Olanda, in Europa, segua la Francia (che da sola copre oltre 16.000 ettari) e l’Estonia (6000 ha)

Giro di affari

Canapa industriale

AL momento, non sono disponibili dati verificabili, eccetto un turnover superiore ai 2 milioni di euro per HempFlax BV.

Cannabis medica

Per la corporation Bedrocan BV International, con sede olandese a Veendam, non disponiamo di dati sufficientemente verificabili.

Cannabis ‘ricreativa’

Al momento, il business connesso alla libera vendita di marihuana si aggira, secondo le stime del Governo, intorno a un miliardo l’anno.

Secondo il portale tedesco Statista, un grammo di ‘erba’ acquistata nei coffeeshop olandesi (570) costa, nel 2017, circa 10 euro (2 in più rispetto al 2011).

Sistema industriale e commerciale

Canapa

Per qualità di impianti di trasformazione e innovazione, l’Olanda ‘stacca’ su tutti i Paesi europei, Francia e Germania comprese.

Forte di una tradizione condivisa, fino alla Seconda Guerra Mondiale, agli altri Paesi europei, e sensibile alla necessità di guidare l’economia verso sistemi di produzione sostenibili, l’Olanda promuove la coltura della canapa soprattutto per ciò che riguarda gli impianti di trasformazione.

Questo sistema ha iniziato a svilupparsi nel 1993 (a Nagele, nel Noordoostpolder, poi nella regione nordorientale – Veenkoloniën). La Società a responsabilità limitata (BV) HempFlax, fondata a Oude Pekela, è un’industria per la coltivazione e la lavorazione di fibre di lino e canapa. Nel periodo 1995-2001, HempFlax ha sviluppato macchinari destinati alla raccolta e alla lavorazione come il trattamento e pressatura degli steli per ottenere balle di canapa, o la separazione della fibra dalla parte legnosa.

Nella sua cronistoria dell’industria canapiera olandese, la ricercatrice Sandra Marieke Ronde riferisce come, nel 2000, vi fosse un’estensione relativamente modesta delle aree coltivate: 800 ha, passata a 2000 due anni più tardi. Tra il 2004 e il 2006 si verifica una battuta di arresto: fallisce l’industria Hempro e terminano i contratti tra coltivatori e altre imprese di trasformazione, creando un ‘buco’ occupazionale e incognite per l’approvvigionamento. Dopo il 2008, un gruppo di imprenditori (‘Agenda della Veenkoloniën’) rilancia l’attività nel Nordest del Paese. Principali attori della ripresa – tuttora protagonisti – sono Dun Agro e Hempflax. Benché nel 2013 le due imprese garantissero, a livello nazionale, un potenziale di trattamento di 4000 ha l’anno, meno della metà di quella superficie risultava coltivata. Intanto gli Impiegati di HempFlax auspicavano una crescita delle superfici in ragione dell’aumento della domanda di prodotti derivati dalla canapa e di nuove tecnologie per la sua lavorazione.

Nel 2012, Dun Agro, società per la lavorazione degli steli (fibre) e delle foglie (destinate all’alimentazione animale), attiva anche in Danimarca, brevetta un macchinario che permette di raccogliere separatamente le foglie e gli steli, con evidenti vantaggi: dalla riduzione dei costi energetici a una paglia di canapa di migliore qualità. Obiettivo: ridurre i costi in ragione dei sussidi da parte dell’UE, minori che per altre colture destinate alla produzione di biocarburanti.  La riduzione degli aiuti europei ha comportato, nel 2012 una perdita di profitto pari a circa 125.000 euro (72.305 a danno di HempFlax e 52.993 per Dun Agro). Gli svantaggi toccavano anche i coltivatori, che si sono visti attribuire una quota fissa (‘Single payment scheme’, o SPS, introdotto nel 2003, indipendente dalla quantità del raccolto). Ciò ha scoraggiato a incentivare la coltivazione della canapa. Per ‘ammorbidire’ la transizione al SPS, l’UE ha stanziato 930.000 per i coltivatori di canapa da fibra e di lino, i quali nel 2013 hanno ricevuto 300 euro all’ettaro, ridotti a 270 l’anno successivo. La canapicoltura, benché oggetto di attenzione delle politiche europee favorevoli a un’agricoltura ‘green’, ma si trova sorpassata da concorrenti ritenuti più affidabili o privilegiati rispetto al settore bioenergetico.

Principale ‘competitor’ della canapa da fibra è il cotone (con Cina e USA in testa); per i semi, concorrono positivamente i semi di soia (Francia e USA) e di lino (Canada, Francia, Belgio Regno Unito), che hanno tempi rapidi di essiccamento.

Nella scelta della coltura, i coltivatori olandesi considerano prezzo di vendita e costi marginali: in questo, i più tradizionali mais e frumento tendono a prevalere sulla canapa, il che provoca un’incertezza delle forniture alle industrie trasformatrici, con un pregiudizio per la durata dei negoziati tra i due attori produttivi.

Tuttavia, la ricerca va avanti, promuovendo nuovi test e studi: nell’industria della carta, nello sviluppo di apparecchiature e tecnologie di trasformazione nonché nella selezione di nuovi ceppi con valori bassi di THC. Per fare qualche esempio, Hempflax ha costruito linee di decorticazione capaci di produrre 10 tonnellate l’ora di paglia di canapa, mentre nel campo della bioedilizio, nel 2017 è stato costruito a Eindhoven – con l’assistenza di diverse istituzioni accademiche – il primo ponte di lino e canapa, lungo 14 metri.

I nuovi settori di intervento legati alla canapa industriale sono una priorità nell’agenda dell’EIHA, presieduta dal 2016 dall’olandese Mark Reinders, Amministratore delegato di HempFlax.

Concorrenti principali per la produzione di semi e piante dell’Olanda sono la Francia e l’Estonia, oltre a Germania, Slovenia, Romania e Ungheria.

Il mercato della canapa olandese, secondo uno studio del 2014 diffuso dall’Università di Utrecht, è una nicchia che, per mantenersi dovrebbe stabilmente crescere. La stabilità delle forniture dipende dai contratti e reciproca fiducia tra coltivatori e trasformatori. A differenza di un Paese come il Canada, in Europa la stabilità dipende dalla competizione sui terreni coltivati e da sovvenzioni sbilanciate – come già rilevato – a favore di coltivazioni destinate a produrre biocarburanti. Forniture di canapa, anche fuori dal Paese, aumenteranno con maggiori investimenti in materie tessili, il che stimolerà le imprese a investire in nuove tecnologie per produrre su più ampia scala prodotti a costo inferiore. HempFlax, in concorrenza con Dun Agro e da 3 anni presente anche in Romania, esporta prodotti lavorati da una media annua di 2400 ha di canapa in 7 Paesi europei.

Cannabis medica

A fronte di una recente impennata della domanda, la corporation Bedrocan International BV, con sedi in Olanda e Canada, detiene il primato europeo ed esporta in Paesi in cui la legge autorizzi l’uso medico-terapeutico della cannabis – perciò anche in Italia –  4 tipi di farmaco a contenuto di THC e CBD variabile (Bediol, Bedrocan, Bedrobinol e Bedica). Sembra che, in futuro, la sua produzione sarà assorbita dall’industria tedesca.

Cannabis ricreativa

I ‘coffeeshop’ risalgono al 1976, ma dal 2003 si assiste a un’inerzia nel rilascio di licenze che autorizzino la vendita di cannabis ‘ludica’, i cui semi sono solitamente acquistati – più che presso ‘banche’ molto sponsorizzate – al mercato nero. La conseguenza è il monopolio legalizzato della sola produzione vincolata all’uso terapeutico.

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