domenica, Novembre 29

La Calabria non è l’Afghanistan, e Strada non è un missionario Gino Strda è un ottimo medico, un ottimo organizzatore, ma la reazione nelle ore precedenti all’accordo con Emergency è parso uno scontro tutto da politicanti su chi impone il ‘proprio’ nome e su chi permette di usare il proprio nome per battagliette di retroguardia, volgari e rozze

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Ieri, in serata, l’annuncio: il Dipartimento della Protezione Civile ha attivato l’associazione di volontariato Emergency per supportare la gestione dell’emergenza Covid-19 nella regione Calabria. Gino Strada non sarà commissario. Il Ministro Roberto Speranza ha dichiarato «siamo impegnati immediatamente per trovare una soluzione adeguata, in poche ore», in riferimento al nuovo commissario -che sarebbe il quarto. Secondo le agenzie di queste ore, il compito di Emergency sarà la gestione degli ospedali da campo, il supporto all’interno dei Covid Hotel e nei punti di triage negli ospedali.

E poi mi volete dire che il nostro non è un Paese a dir poco surreale? Beh sì, se vi fa piacere potete anche dirlo, perché è un giudizio, temo, molto, troppo, ma proprio ‘troppissimo’ generoso. Eh sì, perché il surrealismo presuppone in fondo, nemmeno tanto, sincerità d’animo, addirittura fanciullesca, stupefatta, alla fine buona. Me non implica in nessun caso cinismo, mala fede, pressapochismo, superficialità, cattiveria, sì perfino questa.
Non sono (ancora) diventato matto e non sto facendo un discorso filosofico e politologico su qualcosa. Cerco solo di commentare, sconsolato no, furibondo, quello che vedo accadere: furibondo e disgustato nel più profondo e, infine, deluso, deluso alle lacrime.
Vediamo, ma, perdonatemi, stavolta in due parole, proprio due.

La Calabria è la Calabria, e certamente «la Calabria non è l’Afghanistan», come dice il governatore facente funzioni della Calabria, Nino Spirlì, lo sappiamo: terra bellissima da mozzare il fiato, terra di persone di una affettuosità talvolta imbarazzante, terra di disamministrazione atavica, di orgoglio ribellista e, ora, di mafia, la più brutta, violenta, crudele, sanguinaria e ricca nei suoi vertici oscuri. Evitiamo lo ho detto prima, i sociologismi, ma a me fa pensare (la mafia, intendo) ad una riedizione in forma moderna del brigantaggio di una volta e dei suoi referenti politici: ricchi loro, in stracci i briganti.
Comunque, non importa. In quella terra, complici le cose che ho detto, ma specialmente causa dei governi truffaldini locali e centrali che si sono succeduti nel corso della storia, la povertà è grande, il disordine anche, l’organizzazione nulla. Specialmente nella sanità, dove (come spesso anche altrove e se penso alla ‘mia’ Campania non c’è da stare allegri) è facile arraffare molti soldi ed è difficile fare per bene le cose necessarie. Tanto che, la sanità calabra è ‘commissariata’ se ben ricordo da quindici anni. Basterebbe questo: quindici anni di commissariamento, per lasciare le cose come stavano o quasi.
Con il Covid-19 la situazione si fa esplosiva, specie in questa seconda fase, quando per l’insipienza del Governo, la truffaldineria di alcune (quasi tutte) amministrazioni regionali, eccetera, l’epidemia si è diffusa a macchia d’olio ovunque, anche in Calabria, che era riuscita (mi perdoneranno i miei amici calabresi: più per caso che per capacità amministrativa o sanitaria) a restare al riparo dalla prima ondata, mentre come tutte le altre è stata investita in pieno dalla seconda. Restando anche vittima (sì, vittima) della follia del Titolo V, cioè di quel pasticcio voluto per soddisfare le manie leghiste, che dà alle Regioni competenze che non meritano, e che creano confusione; ma che specialmente, mettono in maggiore difficoltàle ragioni più deboliamministrativamente e economicamente, come la Calabria, la Campania, la Sicilia e, in grande misura, la Puglia, il Molise, le Marche, oggi forse l’Abruzzo che si auto-arrossisce perché non sa più come venirne fuori.

Le vicende del commissario le abbiamo viste bene. Il primo, che poi ha detto di essere stato drogato o non so cosa, che manco sapeva che doveva occuparsi del virus. Il secondo, tipico personaggio arrogante e pretenzioso, rumoroso, bel figo, che straparla (solo per farsi vedere e sentire) contro le precauzioni: uno Zangrillo col ‘morsello’. Ma viene nominato lo stesso. Certo quelle sciocchezze potevano non essere note al Ministro e al Governo, ma una persona seria di fronte a certe cose reagisce nello spazio di un millesimo di secondo. Non da noi, perché c’è sempre, diciamocelo, la possibilità di salvare capre e cavoli, e poi ‘quello è il candidato che ho messo io, se lo tolgo, poi perdo forza, i colleghi mi attaccano …’, e insomma, lo sappiamo come vanno le cose in ‘politica’, no?
Bene, ma qui parte la fanfara. In gran parte opera dei grillini, in grande difficoltà, che non sanno più che pesci pigliare, che ‘escono’ da un congresso, che non si chiama congresso e non funziona come congresso, ma dal quale, come spesso dai congressi, non esce nulla di comprensibile salvo una voglia di rivincita, una voglia di colpire, di fare vedere che ci sono (parole testuali del sig. Giggino, grande stratega politico e di grande cultura filosofica) e una voglia di mettere i litiganti allo stesso tavolo per spartirsi quel che si può. Sbaglierò, ma quel ridicolo congresso, col nome falso (‘stati generali’: che cavolo significa?) questa ha fatto, né più né meno … manco Grillo ci è andato! Per dirla in napoletano, il progetto è il solito: ‘facite ammuina’, ben noto a Giggino.
Bene, ma questi campioni della dirittura politica, delle idee, dei progetti chiari, duri e puri, hanno un’idea (originale come poche): l’uomo del destino. E allora un certo Nicola Morra, aiutato e supportato da quella signora spettinatissima che voleva fregare Emiliano e chiudere l’ILVA oltre a impedire il TAP (un genio della politica, ma non ne ricordo il nome, del resto a che serve?) ha, appunto l’idea geniale: Luigi Strada, detto Gino.

Ora, io capisco che Strada è un grande personaggio e, personalmente lo stimo e lo venero (e spero di non dovere riscrivere quei verbi al passato) anche perché dice molto meglio di me le cose che io dico e scrivo malamente qui e altrove. Ma, Luigi Strada è un ottimo medico, un ottimo organizzatore, ma … sarà anche un buon gestore di cose amministrative complicate, in un ambiente non esattamente sterile? E poi, conviene dare l’illusione che basta una persona famosa per risolvere tutti i problemi: cos’è, il tocco di Dio? Questa superficialità è quella che mi sconvolge.

Il Governo pensa ad altro e pensa di nominare uno calabrese (e questo è pure importante, per evitare il solito milanese o settentrionale, che in Calabria potrebbe essere visto male) e medico anche lui, ma un po’ più esperto nella amministrazione. Arriviamo così al terzo Commossario: Eugenio Guadio. Sì, magari, anche amico di e socio di ed ‘estimatore di’, ma insomma uno abbastanza al di sopra delle parti.
Ma siamo in Italia e a Roma, come ben sappiamo, si fa e non si pensa. Dico, prima di fare il suo nome sui giornali (altro pessimo vizio di questi politicanti) non si poteva fargli una telefonata e chiedergli ‘ehi, sei mica indagato o che?…’ Non perché sarebbe decisivo, ma perché qua anche se hai una multa per eccesso di velocità e sei inviso a questo o quello, ti sparano addosso; magari se sei un omicida ma sei amico di questo o quello, ti osannano, ma lasciamo correre. Lui è certo inviso agli stellini, o meglio gli stellini hanno altro in testa e quindi fanno terra bruciata, nell’interesse dell’Italia tutta.
La storia la sapete. Terzo Commissario bruciato in poche ore.

Ma ciò che mi colpisce è la reazione violenta e sprezzante di Luigi Strada, uomo della provvidenza: o io da solo o niente, dice in sostanza.
Eh no, caro Luigi, così non va. Così parla il tuo omonimo detto Giggino, così parla Renzi, così parlava Craxi. Da te non me lo aspettavo: da te mi aspettavo umiltà, spirito di servizio, amore per la gente, non per il potere. E invece ciò che traspare è proprio questo: uno scontro tutto da politicanti su chi impone il ‘proprio’ nome e su chi permette di usare il proprio nome per battagliette di retroguardia, volgari e rozze.
Auguri ‘uomo della provvidenza’. Peccato, ti stimavo come uno dei pochi uomini veri di questo Paese, ammiravo la tua audacia, la fermezza delle tue opinioni, mi piaceva la tua capacità di rischiare anche la pelle, mi piaceva anche la radicalità, spesso tranchante e chiusa alla discussione.
Ho usato i verbi al passato.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.