venerdì, Settembre 25

La bolla immobiliare della Silicon Valley Nella capitale mondiale dell'hi-tech, i prezzi delle case stanno schizzando alle stelle

0

Nonostante sia assurta alla notorietà internazionale in qualità di sesta potenza economica mondiale (per Pil), la California annovera anche uno dei più elevati livelli di sperequazione degli Stati Uniti, a loro volta conosciuti in tutto il mondo per le fortissime disuguaglianze interne che li caratterizzano. Stando alle stime dello Us Census Bureau, qualcosa come il 19% della popolazione californiana (pari a circa 7,5 milioni di persone) vivrebbe al di sotto della soglia di povertà, in conseguenza dell’aumento incontrollato del valore delle abitazioni e, di conseguenza, degli affitti.

A San Francisco, che il popolare sito ‘Numbeo’ pone alla quindicesima posizione nella graduatoria delle città più costose al mondo, il prezzo delle case è aumentato del 66% dal 2010 al 2015, a fronte del 50% registrato da un colosso di gran lunga più rilevante come New York. Lo scorso anno, un anonimo ingegnere che lavorava per Twitter denunciò al ‘Guardian’ che non riusciva più ad arrivare alla fine del mese con uno stipendio annuo di 160.000 dollari, in ragione del fatto che per affittare un monolocale occorrevano 3.000 dollari al mese; per un  appartamentino con due camere, l’affitto saliva a 5.000 dollari. Attualmente, si calcola che per affittare una singola stanza a San Francisco occorrano tra i 2.650 e i 3.360 dollari al mese a seconda della distanza dal centro della città, e che il prezzo medio di un’abitazione lambisca quota 550.000 dollari. Non stupisce pertanto che, secondo l’autorevole Public Policy Institute, i californiani pagherebbero affitti del 47% più onerosi rispetto alla media statunitense pur percependo salari del 18% più elevati rispetto agli standard nazionali.

È peraltro necessario tenere in considerazione il fatto che la crescita media dei salari in California è trainata soprattutto dai salari in forte ascesa percepiti dai manager delle grandi imprese hi-tech, a fronte di una sostanziale stagnazione delle retribuzioni che si registra in gran parte degli altri settori a partire dai primi anni ’80. Il che concorre a spiegare come mai, in California, «più di un terzo degli affittuari afferma di trovarsi sotto forte pressione finanziaria (36%). Allo stesso modo, circa un terzo dei californiani di età compresa tra i 18 ei 34 anni (33%) e quelli di età compresa tra 35 e 54 anni (29%) sono sottoposti a forti pressioni finanziarie imputabili ai costi abitativi. Questa situazione vale in misura maggiore per i Latinos (55%) e gli afroamericani (54%), rispetto agli americani di origine asiatica (48%) e ai bianchi (39%)».

Ne consegue che, i cittadini comuni, impossibilitati a sostenere spese simili, hanno da tempo abbandonato la città, dove si contano oggi più cani che bambini, la popolazione di colore è sempre più esigua e coloro che svolgono lavori tradizionali (autisti di autobus, camerieri, ecc.) lamentano di essere trattati come «cittadini di seconda classe». Una parte considerevole di questi ultimi si vede non di rado costretta a trovare alloggio per strada, e ciò concorre a spiegare perché la California ospiti attualmente il 25% (pari a circa 135.000 persone) di tutti i senzatetto registrati a livello nazionale. Come rileva ‘Il Sole 24 Ore’: «l’equazione fra Silicon Valley e rialzo dei prezzi abitativi è tanto diffusa da sembrare un luogo comune. Non lo è. Diversi report evidenziano una correlazione positiva fra l’insediamento dei giganti tecnologici e una normalizzazione dei prezzi di affitto agli standard molto elevati dei loro dipendenti. Secondo dati governativi, i costi di affitto sono lievitati del 47% tra 2006 e 2016, non a caso il decennio di esplosione finanziaria dei giganti tecnologici insediati in Silicon Valley. Nella sola area di San Josè i prezzi sono arrivati ad alzarsi del 25% nell’arco di un anno, il rimbalzo più vistoso di tutto l’immobiliare americano».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore