venerdì, Dicembre 13

La bolla della Silicon Valley

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Da anni la Silicon Valley sta progressivamente affermandosi come il motore di una vera e propria ‘grande trasformazione’ economica e sociale, che se nei primi anni del nuovo millennio si è manifestata sotto forma di diffusione di smartphone e social network, nei prossimi decenni rischia di sfornare tecnologie in grado di rivoluzionare il mercato del lavoro e apportare radicali modifiche allo stile di vita di miliardi di persone. Lo conferma uno studio condotto da un’esperta di settore, da cui emerge che nella Silicon Valley si concentrano ben 11 delle 20 maggiori imprese tecnologiche del pianeta, capaci di macinare utili da capogiro e incrementare progressivamente la propria capitalizzazione azionaria grazie alla diffusione a macchia d’olio dei servizi che offrono.

Per comprendere quanto denaro stiano guadagnando le aziende californiane operanti nel comparto dell’hi-tech è sufficiente prendere in esame il caso dell’India, Paese che sta conoscendo una vertiginosa crescita di persone che accede ad internet grazie soprattutto a dispositivi mobili. La stragrande maggioranza di questi nuovi utenti scarica immediatamente sui propri smarthpone, dotati di sistemi operatici Android (di proprietà di Google) e IOs (di proprietà della Apple), applicazioni come Facebook, Messenger e WhatsApp, fruttando immani profitti alle rispettive aziende fornitici dei servizi, che hanno tutte sede nella vallata compresa tra Palo Alto, Santa Clara e San José.

Altre compagnie sono invece penetrate in settori tradizionalmente legati alla realtà fisica, introducendovi processi di digitalizzazione dal potenziale assolutamente dirompente. È il caso di Uber, l’impresa che interconnette centinaia di migliaia di autisti e utenti tramite un’apposita applicazione, trattenendo per sé il 20% delle tariffe su ciascuna corsa. Se Uber venisse liberalizzato in tutto il mondo, ogni Paese vedrebbe il 20% dei profitti complessivi realizzati dal settore fuoriuscire e prendere la via della California. Non è difficile immaginare gli effetti che sarebbe in grado di provocare l’estensione di tale processo di digitalizzazione a tutti gli altri ambiti della realtà produttiva di ciascuno Stato. Basti pensare che Google, la cui controllata Alphabet controlla oltre il 10% del denaro speso complessivamente (in tutto il mondo) per la pubblicità sui media, realizza all’estero oltre la metà dei suoi ricavi annuali (pari a circa 75 miliardi di dollari).

È proprio grazie a questa capacità di macinare profitti assorbendo denaro da tutto il mondo a porre i giganti hi-tech nelle condizioni di sbaragliare e/o inglobare i piccoli concorrenti onde rafforzare il relativo cartello e rendere così la Silicon Valley il vero cuore pulsante dell’economia statunitense. Il tutto mentre i settori tradizionali (manifattura, vendita al dettaglio, ed attività varie legate alla realtà fisica) rimangono inchiodati a una terribile stagnazione. La crescente divaricazione tra l’ascendente new economy e la declinante old economy è inesorabilmente gravida di ripercussioni sul piano sociale, allargando sempre più la voragine che separa la vallata californiana, popolata da miliardari, dal resto degli Stati Uniti, dove un numero sempre maggiore di persone si imbatte in difficoltà sempre maggiori. L’impatto negativo più avvertibile dell’avanzata dall’industria hi-tech è indubbiamente sull’occupazione, artatamente mascherata nella sua reale, tragica consistenza da metodi di calcolo statistico concepiti ad hoc, e sulla stagnazione dei salari.

Come si legge in un’approfondita inchiesta condotta dal settimanale ‘Newsweek’: «l’intelligenza artificiale guiderà una rivoluzione di portata inimmaginabile. Cosa ne pensate di un drone che, tramite intelligenza artificiale, riuscirà a volteggiare intorno a un edificio per sorvegliarlo, sostituendo le guardie giurate? Tra poco diverrà realtà. Le stampanti tridimensionali diventeranno così all’avanguardia che anche un gigante della manifattura come la Nike non avrà più alcun interesse a fabbricare scarpe in Asia e rivendere negli Stati Uniti. Sarà sufficiente che le ‘stampi’ grazie a questi macchinari. Blockchain, la tecnologia su cui si basano i bitcoin, ha appena cominciato ad apportare sensibili modifiche al settore finanziario. La realtà virtuale si evolverà a un punto tale da rivoluzionare settori quali il turismo e lo sport. A tutto questo vanno sommati i nuovi sviluppi realizzati nei campi della biotecnologia e della robotica […]. In futuro le poche aziende in  grado di dominare i nuovi settori realizzeranno profitti stratosferici in tutto il mondo, e per gli altri sarà sempre più difficile ricavarsi un proprio spazio sul mercato. Se prendete in mano il vostro telefono, vi renderete conto che vi offre gratuitamente servizi per ottenere i quali un tempo si pagava, come la macchina fotografica o la torcia. Non c’è più bisogno di comprare un quotidiano, perché è possibile informarsi gratuitamente su internet. Con Skype le chiamate internazionali costano pochissimo».

Stesso discorso vale per il vestiario e per tantissimi altri campi, i quali risentono anch’essi in maniera pesantissima degli effetti della globalizzazione e delle nuove tecnologie che permettono di acquistare ed accedere a servizi di vario genere a prezzi molto più contenuti rispetto al passato. Ma questa diminuzione dei costi, che potrebbe essere considerata assai positiva se osservata dal punto di vista del consumatore, non ha fatto altro che decimare posti di lavoro e comprimere gli stipendi (se i costi si abbassano e molti servizi vengono forniti gratuitamente, è inevitabile che un numero sempre più ristretto di individui possono guadagnarci) falcidiando la classe media al punto da minacciarne l’estinzione.

Lo si vede in maniera lampante proprio all’interno della stessa Silicon Valley, la cui progressiva affermazione sta gonfiando un’incredibile bolla immobiliare in una città come San Francisco, dove il valore delle abitazioni è aumentato del 66% dal 2010 al 2015, a fronte del 50% registrato da un colosso di gran lunga più rilevante come New York. Un anonimo ingegnere che lavora per Twitter ha rivelato al ‘Guardian’ di non riuscire ad arrivare alla fine del mese con uno stipendio annuo di 160.000 dollari, a causa del costo esorbitante degli affitti (si parla di 3.000 dollari per un monolocale e 5.000 dollari per un appartamentino con due camere). I cittadini comuni, impossibilitati a sostenere spese simili, hanno da tempo abbandonato la città, dove si contano oggi più cani che bambini, la popolazione di colore è sempre più esigua e coloro che svolgono lavori tradizionali (autisti di autobus, camerieri, ecc.) lamentano di essere trattati come «cittadini di seconda classe». Che il fenomeno sia in via di espansione è dimostrato dal fatto che la bolla della Silicon Valley sta alimentando una generale crescita del valore degli immobili in tutta la California, da cui non a caso sono molto più numerosi i lavoratori specializzati che partono di quanti vi si trasferiscono.

Donald Trump ha saputo cavalcare il risentimento crescente che una fetta sempre più cospicua di cittadini statunitensi nutre nei confronti dei giovani miliardari della Silicon Valley, la cui categoria tende sembra oggi essere odiata in misura addirittura maggiore rispetto a quella dei businessman in giacca e cravatta che frequentano il quadrilatero di Wall Street.

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