martedì, Settembre 29

La barriera tra Spagna e Marocco Violazioni dei diritti umani ai confini tra Europa e Africa: nonostante le riforme, le politiche marocchine fanno discutere

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Would-be immigrants sit on a fence

Una nuova serie di polemiche si è abbattuta nell’ultima settimana sul Marocco e sulla sua politica nei confronti dell’immigrazione. Secondo quanto denunciato da alcune organizzazioni per i diritti umani, sarebbero in corso lavori per la costruzione di una barriera che impedisca agli immigrati di superare il confine che divide il Paese dall’enclave spagnola di Melilla. Al centro delle polemiche si troverebbe l’assenza di trasparenza e di una consultazione da parte delle forze governative con il popolo marocchino relative all’introduzione della misura. Nessuna smentita è giunta finora da parte delle autorità marocchine. La decisione delle  autorità marocchine di alzare il muro è legata al desiderio di porre un limite ai tentativi dei migranti di introdursi in territorio spagnolo e probabilmente indotta dalle pressioni effettuate dall’Unione Europea, in particolar modo da Italia, Spagna e Francia, perché il Marocco cerchi di ridurre i tentativi dei migranti di entrare in territorio europeo, da un lato aumentando gli sforzi per contenere gli ingressi, dall’altro cercando di tenere in territorio marocchino parte dei migranti.

«L’Unione Europea e l’Africa condividono solo due confini terrestri:uno si trova a Ceuta, un territorio spagnolo occidentale, l’altro a Melilla. Entrambi sostengono l’intero peso dell’attraversamento illegale dei confini africani da parte di coloro che cercano una nuova vita in Europa» è scritto in un articolo comparso sul portale di ‘RT’. «La ragione per la quale i due confini sopportano l’intero stress degli attraversamenti è legato al fatto che attraversare lo stretto per via marittima è un’opzione ben meno attraente e più pericolosa. E quando le persone non possono acquistare barche, cercano di nuotare. Quindici individui sono morti a febbraio mentre cercavano di raggiungere Ceuta via mare».

Secondo quanto riportava ‘The Economist nello scorso febbraio, all’indomani della tragedia della morte dei 15 migranti nelle acque al largo di Melilla: «Le autorità marocchine hanno fatto passi avanti per cercare di risolvere il problema dei migranti. A settembre, Re Muhammad VI ha annunciato che alcuni immigrati privi di documenti sarebbero stati “regolarizzati” e gli sarebbe stato permesso di cercare lavoro nel Paese. Il numero di deportazioni, dove i migranti vengono arrestati, picchiati e lasciati oltre il confine algerino, è diminuito in maniera notevole dallo scorso dicembre. Il governo sta lavorando per stabilire un sistema di asilo funzionante. Nonostante ciò, gli incentivi per spingere i migranti verso Nord non sono però diminuiti. Molte persone stanno cercando di fuggire dalla violenza del Mali e della Nigeria, oltre alla povertà nell’Africa occidentale, nonostante i rischi. Molti sognano di raggiungere l’Europa, trovare lavoro e inviare a casa del denaro. Sostengono che la vita in Marocco in una capanna non sia abbastanza buona».

A inizio maggio, si è diffusa la notizia riguardante un aumento del flusso di migranti giunti alle porte del Marocco: circa settecento migranti sono giunti al confine tra Marocco e Spagna, giungendo a scontrarsi con le forze dell’ordine spagnole e marocchine che cercavano di impedire loro di entrare in territorio spagnolo. Nonostante i tentativi delle autorità di contenere la folla, circa 140 migranti sarebbero riusciti a superare lo sbarramento e a entrare in territorio spagnolo. Uno dei tentativi più importanti di superamento delle barriere è avvenuto nel marzo scorso, quando un migliaio di persone hanno saltato la barriera e oltre 500 persone sono riuscite a fuggire.

Sono numerose le organizzazioni per la difesa dei diritti umani che si sono schierate contro le politiche del Marocco negli anni passati. Il 26 marzo scorso, l’organizzazione Human Rights Watch ha pubblicato un report dal titolo Living in Fear at the Morocco-Spain Border, in cui venivano criticate le azioni della polizia marocchina: «Nonostante le riforme che hanno portato alla fine delle espulsioni al confine con l’Algeria, i migranti nelle aree del Nord che circondano Ceuta e Melilla continuano a vivere nel terrore degli abusi da parte degli agenti che pattugliano il confine tra Marocco e Spagna. I due Paesi possono e devono mettere al sicuro i loro confini, ma questo non deve permettere a nessun governo di abusare dei migranti e ritenersi assolti dalle proprie responsabilità di rispettare i diritti umani».

«Nell’ultimo decennio, Paesi come la Spagna, la Francia e l’Italia sono state destinazioni tradizionali per migranti illegali» scrive sul giornale ‘Morocco World News’ l’opinionista Hamid Ait el Caid. «Il Marocco, al fianco della Spagna, ha messo in atto sforzi senza precedenti per controllare i propri confini e prevenire l’afflusso di migranti subsahariani illegali che sognano l’Europa. Nuove misure sostengono l’Europa arrestando il numero di nuovi migranti illegali che entrano in Spagna dalle rive meridionali, e ora possono vivere in Marocco in maniera stabile. La nuove politica migratoria del Marocco è un tentativo per creare un’immagine positiva sul Paese all’estero, soprattutto in termini di rispetto dei diritti umani e dei trattati globali per l’asilo. Comunque, se il Marocco desidera vincere piuttosto che perdere, deve stabilire misure politiche delle quali la gente possa beneficiare e non cercare l’apprezzamento dei poteri globali».

 

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